Non avrei mai più guardato una lavatrice allo stesso modo.
Questa era una delle pochissime certezze che mi erano rimaste e avevo acquisito per colpa di Dante.
Come non avrei mai più guardato il soffione della doccia allo stesso modo.
Sempre per colpa di Dante.
Mi sentivo quasi stupida ad esser così stupefatta per cose del genere, io che dai tredici fino ai ventitré anni ne avevo lette di ben peggiori, ma era anche vero che, a discapito del mio lato fangirl, ero sempre stata convinta che il divario tra fantasia e realtà per me sarebbe rimasto incolmabile, certo mai mi sarei aspettata che un giorno, a causa di un ragazzo infame, non solo lo avrei annullato del tutto, ma addirittura mi sarei ritrovata a sperare di poter superare le aspettative che mi facevo durante le letture.
C'erano però dettagli che i miei amati libri non avevano pensato a mettere, nella scene successive a quelle che mi facevano tanto avvampare.
Uno di questi erano le fitte costanti di dolore a tutto il corpo, le cosce specialmente. I muscoli sembravano esser diventati spugne pregne d'acqua, impossibilitati a rilasciarla, così pesanti che muovere anche le gambe richiedeva un'energia immensa. Le ossa, invece, molle arrugginite, in estrema difficoltà ad effettuare qualsiasi mossa con la stessa agevolezza di prima.
Quelle della zona bacino in particolar modo, a causa dell'elettrodomestico che per i prossimi mesi avrebbe tormentato i miei sogni: la lavatrice.
Ma esisteva una preoccupazione persino più grande a tutto quello, al mio passo di tanto in tanto claudicante, i lividi che si stavano forma proprio sul bacino, la fatica che sperimentavo anche per un gesto banale come quello di sedersi e il mio volto a fuoco.
Ovvero i gemelli.
Per la precisione, i gemelli se avessero capito quanto successo tra me e Dante.
Riuscivo già a sentire le perle che avrebbero potuto tirar fuori e i festeggiamenti che avrebbero imbandito, e sebbene Agatha Fangirl fosse pienamente concorde con loro, la parte razionale che mi era rimasta mi ricordava tutti i problemi che ancora non avevo risolto all'interno della parte della mia vita che non coinvolgeva Dante, le domande e i dubbi su papà, il desiderio con Dio, il prezzo da pagare, i pericoli in cui rischiavo di incorrere e di far correre anche a loro che non c'entravano niente.
Non sapevo nemmeno dare una definizione su cos'eravamo a dati oggettivi, io e Dante, dopo quanto successo tra noi. Non potevamo nemmeno definirci amici, prima, perciò... ora come avrei dovuto vederlo e chiamarlo? Qualunque tipo di risposta bastava per terrorizzarmi.
Così, una volta essere usciti dalla doccia ed esserci asciugati, dopo aver finito di ripulire la tavola che avevamo lasciato ancora apparecchiata, ieri, in preda all'ansia dissi a Dante, mentre lui, al mio fianco, preparava il caffè alla macchinetta «Io... Dopo aver preso il caffè, voglio tornare a casa.»
Lui non rispose subito, avviò la macchinetta, prima di voltarsi a guardare il mio viso ormai in costante fase incendiata. «Non posso continuare a indossare i tuoi vestiti» buttai fuori tutto insieme, mentre torturavo le dita intrecciandole tra di loro, a livello del grembo, «e... devo cambiarmi anche la biancheria, quindi...»
Ero cosciente del fatto che il mio piano fosse palese: non farmi beccare da quelle due piccole pesti con addosso gli abiti del loro fratello maggiore. Non avrei potuto utilizzare alcuna scusa per giustificarmi, se mi avessero vista in quel modo, ci sarebbero arrivati subito. Tuttavia, era stato Dante a venirmi a prendere con la sua macchina, il giorno prima, e sicuro come la morte non mi avrebbe permesso di tornarmene a casa a piedi, da sola. Non mi era rimasta nessun'altra scelta se non quella.
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Ignobili affetti
ChickLitAgatha e Lawrence sono figlia e padre e il loro era un amore talmente profondo da non lasciarsi fermare nemmeno dall'ostacolo che li separava: i loro rispettivi segreti. Insieme, infatti, avevano riscoperto l'incanto e la meraviglia dell'affetto pi...
