Ruth Carter

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Onora il padre e la madre

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Onora il padre e la madre.

Il quarto dei dieci comandamenti.

Il vero e unico comandamento di Ruth Carter.

Lo imparai anche io, me lo insegnò lei.

Ma non lei mamma, lei Signora.

Era così, la nostra vita, così il nostro filo.

C'era il filo di mamma e il filo della Signora.

Non so dire quando ci legarono, quei due fili, non ricordo quando per la prima volta conobbi la Signora e imparai che era venuta al mondo apposta per me, per insegnarmi, e che solo per me poteva esistere; era come se ci fossi nata, con quei fili, come se fosse stato un parto gemello, il mio, tanto per madre quanto per figlia.

La mia mamma non era una donna affettuosa, non era una mamma di quelle che poi avrei conosciuto nel mondo di fuori, come Joanne, che si alteravano con i loro figli proprio in nome dell'amore viscerale che provavano per loro.

Non mi guardava mai negli occhi, rifuggiva da essi come fossero dei cacciatori e lei la strega da ardere al rogo, e così scappava via anche dal mio tocco, ma in quel caso sembrava fossi io la strega che avrebbe potuto compiere un sortilegio spietato su di lei, al solo sfiorarla.

Non mi parlava con le mani, la mia mamma, mi parlava con la voce e coi dettagli.

La prima serviva ad esumare i secondi, era il piedistallo in cui ergerli, di rado.

Perché molto più spesso, piuttosto, era il legale che li elencava come capi d'accusa per me imputata.

"I tuoi passi sono strani, ti sei fatta di nuovo male saltando sul letto anche se ti ho detto di non farlo, Agatha?" 

"Il fiore che hai disegnato qua è lo stesso che manca al bouquet che mi ha portato tuo padre tre giorni fa. Sei stato tu a prenderlo, quindi. Quando imparerai che il furto è un crimine pericoloso? Dove hai messo il mio fiore, Agatha?"

"C'è una macchia di terra sull'orlo della gonna, Agatha, ma tu dovresti esser rimasta sempre in casa, com'è che sei sporca di terra, quindi?"

"Ci sono dei petali di margherite tra i tuoi ricci, ti sei fatta una corona, vero? Perché non mi ascolti mai?! Non vantarti, Agatha, devi restare umile fino alla fine, altrimenti Dio non ti perdonerà."

"Nella canzone che canticchiavi prima hai parlato di marshmallow, io non ti ho mai parlato di marshmallow, Agatha, come fai a conoscerli? Hai ancora guardato la televisione senza il mio permesso?"

"Hai mangiato troppo in fretta quella coscia di pollo, Agatha, ami la carne in maniera pericolosa, per quanto lo neghi. La gola è uno dei sette peccati capitali, quante volte te lo devo ripetere? Per la prossima settimana solo fagiolini."

"Smettila di arrossire così, penseranno che lo fai apposta, abbi dignità."

"Cammini troppo lenta, è per questo che inciampi sempre, Agatha."

Ignobili affettiDove le storie prendono vita. Scoprilo ora