Il 31 agosto

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Il 31 agosto.

Lo compresi subito.

Il 31 agosto sarebbe stato il mio vero compleanno.

Il giorno in cui nacqui finalmente per ciò che ero: non mostro né infetta, non figlia di Lawrence Reid né di Ruth Carter.

Nacqui come la Agatha che mai avevo saputo d'essere eppure sempre ero stata.

Lo capii nei nostri dieci secondi per contare.

Un secondo per uno dei miei dieci di vita prima di Lawrence Reid e Betsy George, quando il mio mondo era solo colei che non conosceva neanche il vero significato dell'amore.

Un secondo per uno dei miei dieci anni di vita prima di incontrarli.

Prima di incontrare la felicità.

Dieci anni di infezioni raccolti in soli dieci secondi.

Un secondo, un anno

Un secondo, cento specchi.

Un secondo, mille abusi.

Un secondo, eterne lacrime, mie e loro.

Arrivata al dieci, giunto col mio desiderio, compresi.

Fu sufficiente guardare negli occhi di Joanne.

Quanto fossi stata stupida e sciocca.

Quanto fossi stata ignorante per tutta, tutta quanta la mia vita.

A credere alle parole di una donna che mi aveva solo disfatta, rendendole superiori alle parole di coloro che mi avevano rammendata.

Ad aver fede solo nel suo Dio, mai nelle mie persone.

A credere nel mostro e neanche una volta agli umani.

Ad essere stata certa che davanti a quei dieci secondi più non si sarebbero preoccupati di rammendarmi, avrebbero solo scorto i miei dettagli, e così avrei perso anche quella felicità.

Il 31 agosto.

Il mio vero compleanno.

Fui graziata dal miracolo più grande di tutti, uno che in pochi avevano avuto la possibilità di ottenere:

Veder gli occhi di mia madre piangere per non avermi messa al mondo.

All'epilogo della mia grande tragedia, entrambe versavamo più lacrime che sentimenti, ormai, e nel guardarla potei provare unicamente vergogna per me stessa, per non aver mai colto in passato le mille occasioni che mi si erano proposte con Betsy, con cui parlare di quello che avevo subito vivendo da Ruth Carter.

La prova che mai mi avrebbe giudicata per questo, che mai mi avrebbe considerata un mostro per aver desiderato la sua morte, era negli occhi di Joanne, gli stessi che negli ultimi anni mi avevano portata all'altare della colpevolezza, ora buttavano fuori lacrime nuove insieme a quelle dedicate alla figlia.

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