Lawrence Reid

642 37 125
                                        

Avere due lunghe ali
d'ombra
 e piegarle su questo tuo male;
 essere ombra, pace
serale intorno al tuo spento
sorriso.

Antonia Pozzi – Pensieri

"Tu sei l'erba e la terra"

Non l'avrei mai compresa, non mia madre né la Signora

Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.

Non l'avrei mai compresa, non mia madre né la Signora.

Ma papà era diverso.

Papà era vivo e davanti ai miei occhi, papà mi aveva legata a sé senza corde e specchi, l'aveva fatto con nastri a infiocchettarci i polsi e guanti verdi come i miei occhi, aveva steso per me il filo d'Arianna per aiutarmi a uscire dal labirinto.

Forse non lo sapeva, forse lo sapeva ma non lo capiva del tutto, imprigionato com'era nel suo, di labirinto.

Ma era successo, lo aveva fatto.

Ora era il mio turno di porgergli il filo e il suo di seguirlo.

Di mostrarmi il suo Minotauro.

E aveva fatto anche questo, in tutti i nostri incontri precedenti. Era così che le pareti impalpabili e sempre in movimento del suo labirinto avevano cominciato ad apparirmi più chiare, era così che avevo potuto provare a comprendere in parte gli astrusi sistemi e meccaniche che ne conducevano i cambiamenti e le modifiche, quei pensieri folli che, in superficie, non avevano fondamenta.

Ma l'avevano, invece.

Nella loro follia, l'avevano.

E per poterle trovare, dovevi essere folle almeno un po' come essi. Dovevi essere mostro almeno un po' come lui.

Così, lo avevo fatto.

Ero diventata volutamente mostro per capirlo.

E solo in questo modo avevo dato voce al punto finora ignorato a causa della mia rabbia, al punto che era stato causa e conseguenza di ciascun nostro orrore ed errore.

"Ti voglio bene, bambina."

"Sei l'unica goccia di umanità che abbia mai avuto."

Ma papà non amava come persona.

Amava come mostro.

«Papà» lo chiamai di nuovo, «una volta mi hai detto... di non adeguarmi mai agli altri, di mettermi sempre sopra tutti, sopra ogni cosa, soprattutto sopra te.»

Non rispose, continuò a sorridere e io continuai a chiedere.

«Tu cosa mettevi sopra tutto, allora?»

«Uccidere

«È ancora così?»

Il suo sorriso si fece amaro e goliardico nello stesso momento.

Ignobili affettiDove le storie prendono vita. Scoprilo ora