Joanne

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La prima volta che incontrai Joanne George, mi chiesi se fosse un angelo

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La prima volta che incontrai Joanne George, mi chiesi se fosse un angelo.

A vederla non portava addosso alcun elemento così supremo da affiorare in una simile sacralità. Negli occhi di tutti lei specchiava l'immagine di una madre come tante, tanto modesta negli abiti quanto ricca in autorevolezza e amore per la figlia sempre in caccia di guai. Si poteva dire di lei che fosse minuta ed esile, persino smilza, ma non passava mai troppo tempo perché frantumasse quell'impressione, già solo parlando.

Dal momento in cui l'aveva portata in grembo e poi messa alla luce, Joanne aveva trasmesso alla figlia le fiamme d'ardore che tanto la caratterizzavano, che non una volta Betsy aveva perso; non tutti lo intuivano, agli inizi, specie vedendole insieme quando litigavano, e un errore simile non era dovuto tanto alla loro disattenzione quanto al fatto che quelle due, madre e figlia, avevano scelto di far bruciare le fiamme in modi totalmente opposti.

E se Betsy le aveva rese un carburante per non fermarsi mai dalle sue interminabili corse nella vita e nello sport, Joanne le aveva modellate per rammendare il suo carattere sicuro, impedire alle insicurezze e atrocità della vita di deteriorarla. Si era presa cura di esse fino ad esser lei stessa fiamma.

Quando pensavo a Joanne, pensavo al focolare di un camino in cui trovar riposo dopo un estenuante inverno. Pensavo alla strana meraviglia di un luogo in cui, nonostante alimentato dal fuoco, mai ti bruciava, al contrario forniva un calore con cui amarti in ciascun difetto e sbaglio.

Pensavo a Joanne e così pensavo alla madre che non avevo mai avuto, pensavo, vergognandomene, priva del coraggio di dirlo a voce, alla madre che avevo sempre desiderato.

Peccavo d'invidia, perché anche io avrei voluto chiamarla come la chiamava Betsy, ma non possedevo diritto né per farlo né per chiederle il permesso di farlo.

Mi limitavo ad accettare l'accoglienza di quel focolare, a sedermi proprio accanto e ad occhi chiusi ascoltare lo schioppetto del legno e del fuoco, sentire sulla pelle il suo abbraccio, perché era l'unico che mi era concesso, in mancanza di quello fisico.

Per questo, sin dal nostro primo incontro, era un angelo ai miei occhi.

Perché nemmeno Joanne poteva toccarmi, allo stesso modo di Ruth Carter, eppure... eppure io mi sentivo amata come mai mi ero sentita con mia madre, colei che prima di tutti mi aveva resa orfana di quel legame.

Ritornai a percepire quella curiosa sensazione al telefono, nell'istante in cui udii la sua voce fredda, sì, ma calma.

Non erano più le urla e i ringhi da bestia con cui mi sputava addosso e mi odiava fin nelle viscere; era la Joanne che avevo conosciuto tanti anni prima, che avevo visto crescere come mia madre e io come sua figlia.

Non sentii più l'eco delle sue vecchie accuse.

Era la mia bambina! La mia bambina! E tu me l'hai portata via!

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