capitolo 27

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L'aria al castello del Re Demone era immobile, pesante come il silenzio che aleggiava nei corridoi di pietra nera, tra le torce accese e le ombre che danzavano sui muri. Gli ultimi giorni erano stati densi di sospetti, con la scoperta della guardia traditrice che aveva turbato l'equilibrio già precario tra i regni. Nessuno parlava apertamente, ma gli occhi parlavano per tutti: stanchezza, tensione, sfiducia. Nessuno si era accorto dell'arrivo imminente, tranne uno.

Yoongi lo percepì. Come un sussurro nel vento, come un battito che non era il suo. Si trovava nella biblioteca a sfogliare un libro che non stava davvero leggendo, quando il portone principale si aprì, e un'eco familiare, un respiro lontano, gli trafisse lo stomaco.

Jimin era tornato.

Avanzava con passo deciso nel grande ingresso, il mantello azzurro polveroso per il viaggio, i capelli biondi leggermente spettinati dal vento. Il suo sguardo era fiero, ma affaticato. E accanto a lui, il suo fedele cavallo bianco veniva guidato via dalle guardie del castello, mentre il sole al tramonto ne scolpiva la figura come fosse discesa da una leggenda.

Yoongi lo vide. In piedi sul pianerottolo del secondo piano, lo osservò senza fiato. Gli occhi si allargarono appena, un'esitazione, un battito d'ali nel petto. Impallidì. Il sangue sembrava averlo abbandonato per un istante. Ma subito, come se indossasse una maschera invisibile, distolse lo sguardo e tornò al libro, anche se non lesse una sola parola.

— «Ehi! Jimin!» — la voce di Taehyung ruppe il silenzio come una campana d'argento. Il principe lo raggiunse di corsa, abbracciandolo forte. — «Sei tornato! Finalmente!»

Jimin sorrise debolmente, accennando a un inchino teatrale. — «Come potrei non tornare, se lasci il regno in fiamme per una guardia?» — disse, con il tono ironico che tanto lo caratterizzava.

Taehyung rise, ma il suo sorriso tremava di entusiasmo. — «Vieni. Dobbiamo parlare. Subito.» — E senza dare tempo all'amico di replicare, lo trascinò per i corridoi, su per le scale, fino alla sua stanza.

Appena chiusa la porta, si voltò con occhi brillanti. — «Jungkook ed io... io e il Re Demone... l'abbiamo fatto.»

Jimin aggrottò le sopracciglia, disorientato. — «Cosa...?»

— «Abbiamo fatto l'amore.» — dichiarò, senza pudore, quasi raggiante. — «È successo dopo una notte complicata. Dopo la questione della guardia. Eravamo soli. E io... io credo di essere davvero felice.»

Jimin si morse l'interno della guancia. Il suo viso non tradiva giudizi, ma dentro qualcosa si agitava. Si passò una mano tra i capelli. — «Capisco. Non pensavo sarebbe successo così... in fretta.»

— «Nemmeno io. Ma è stato... giusto. Naturale.» — Taehyung sorrise come un ragazzo innamorato.

— «Va bene.» — mormorò infine Jimin. — «Se ti rende felice... allora va bene. Ma fai attenzione. Non sei solo tu in gioco, Tae. Lui è un re, ed è un demone. Non vive come noi.»

Taehyung annuì lentamente, come se quelle parole fossero già state dette da una parte della sua coscienza. Poi si sedette sul letto, le mani intrecciate. — «Yoongi ti ha visto, lo sai?»

Jimin sollevò un sopracciglio. — «Ah sì? E non è venuto a salutare?»

— «È Yoongi. Sai com'è... chiuso, sarcastico, diffidente.»

— «Eppure...» — Jimin sorrise appena, guardando fuori dalla finestra — «C'è qualcosa in lui. Qualcosa che... non riesco a spiegare. È un po' strano. Misterioso. Ma... affascinante.»

— «Te l'avevo detto.» — rise Taehyung, soddisfatto. — «Ha una cotta per te. Ma non ammetterebbe nemmeno di avere sete, se gli mancasse l'acqua.»

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