capitolo 62

83 13 0
                                        

Il cortile del castello era immerso in un silenzio tombale, spezzato solo dal rumore metallico delle armi che venivano assicurate alle selle.

L'aria era diventata pesante, carica dell'autorità glaciale che Jungkook emanava come un sudario.

«Prepara Zeus e Ares. Immediatamente,» ordinò Jungkook, la voce bassa e tagliente che non ammetteva repliche.

Lo schiavo addetto alle stalle sussultò, impallidendo visibilmente.

Non osò alzare lo sguardo per incrociare le iridi eterocromatiche del Re Demone; annuì freneticamente, il corpo scosso da un brivido di puro terrore, e corse verso i box.

Sapeva che un solo secondo di ritardo sarebbe potuto costargli la vita.

Pochi istanti dopo, i due destrieri vennero condotti fuori.

Zeus era una visione d'incubo e bellezza: un colosso di muscoli neri come la pece, alto e fiero, che scalpitava sulla pietra facendo sprizzare scintille dagli zoccoli.

Accanto a lui, Ares, il cavallo di Yoongi, un grigio cenere dal portamento solido e rapido, nitriva nervosamente, avvertendo la tensione nell'aria.

Jungkook si avvicinò a Zeus.

Il mantello corvino gli ricadeva sulle spalle come un'ala spezzata, conferendogli un'aria ancora più minacciosa.

Si fermò un istante, posando una mano guantata sul muso dello stallone; fu l'unico gesto di minima umanità, una carezza fugace per sintonizzarsi con l'animale prima della battaglia.

«Non ci saranno scorte visibili,» disse Jungkook, la voce fredda e calcolatrice rivolta a Yoongi.

«I soldati attirerebbero troppo l'attenzione. Voglio che la foresta che circonda il villaggio sia un muro invisibile. I Corvi devono essere già appostati tra le ombre degli alberi, pronti a chiudere ogni via di fuga.»

Yoongi, già in sella ad Ares, controllò la tenuta delle sue lame con un'espressione di pietra.

«Sono già lì, Jungkook. Se un solo respiro estraneo disturba la quiete di quella bottega, lo sapremo prima ancora che succeda. Siamo solo io e te, come ai vecchi tempi.»

Jungkook balzò in sella a Zeus con una coordinazione perfetta.

Da quell'altezza, il Re appariva come un dio della guerra pronto a riscuotere il suo tributo di sangue.

Non guardò indietro, non pensò alla pace dei giardini dove Taehyung lo credeva impegnato in noiose ispezioni.

In quel momento, esisteva solo la missione: sradicare il tradimento alla radice.

Fissò Yoongi per un istante, poi diede un secco cenno con il capo.

«Andiamo.»

Senza una parola di più, Jungkook spronò Zeus.
Lo stallone nero scattò in avanti come un fulmine oscuro, seguito a ruota dal galoppo ritmico di Ares.

I due re  lasciarono il cortile in una nuvola di polvere e ombre, diretti verso il cuore del villaggio, mentre intorno a loro, nascosti tra le fronde della foresta, i soldati invisibili si muovevano come spettri silenziosi per coprire la loro avanzata.

Il galoppo serrato di Zeus e Ares produceva un rimbombo sordo sulla terra battuta, un ritmo frenetico che scandiva l'urgenza della loro missione.

Man mano che si allontanavano dalle mura imponenti del castello per addentrarsi nei sentieri meno battuti che costeggiavano la foresta, Jungkook rallentò leggermente l'andatura, portando lo stallone nero a un trotto cadenzato.

God.drugs.uLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora