la terra è dominata da cinque regni totali: i kim, i jeon, i min, i park e i jung.
il potere più grande però era tra le mani del regno kim e quello dei jeon derivante da un'eterna lotta tra di loro.
ma all'interno di questa guerra, jungkook e taeh...
La notte si era da poco ritirata oltre l'orizzonte, lasciando dietro di sé una luce pallida e timida che filtrava dalle alte vetrate della camera reale. Il cielo era ancora velato di un blu profondo, e l'intero castello giaceva in un silenzio ovattato, come se persino le pietre respirassero piano per non disturbare il sonno del giovane principe.
Taehyung dormiva profondamente, adagiato tra le lenzuola di velluto scuro. La sua figura elegante, vulnerabile solo in quel momento, sembrava scolpita nel marmo. Una ciocca ribelle gli sfiorava la guancia, e il fianco ferito si sollevava a ritmo lento, come se anche il dolore avesse ceduto al bisogno di riposo. Aveva il volto disteso, sereno, inconsapevole del tumulto che ardeva nell'uomo accanto a lui.
Jungkook era sveglio da tempo. Appoggiato al bordo del letto, lo guardava. Gli occhi, profondi e ombrosi, erano fissi sul volto del ragazzo che aveva quasi perso, e che ora dormiva ignaro del fatto che il Re Demone stesse per abbandonarlo ancora.
Non era sua volontà lasciarlo. Ogni fibra del suo essere gli urlava di restare, di stringersi a quel corpo ancora caldo, di dimenticare il mondo al di fuori di quella stanza. Ma non poteva. Il sangue non lavato sotto le sue unghie e la verità che Yoongi gli avrebbe riferito lo richiamavano con il peso del dovere... e della vendetta.
Con delicatezza, Jungkook si chinò su Taehyung e posò le labbra sulla sua fronte, sfiorandola come un sussurro. Poi, lentamente, scivolò giù dal letto, raccogliendo il mantello nero dalle sedie intagliate e gettandolo sulle spalle con un movimento fluido. Prima di uscire, si voltò ancora una volta a guardarlo. Una promessa silenziosa gli bruciava sulle labbra: tornerò da te. Ma prima, qualcuno avrebbe dovuto pagare.
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La sala del trono era immersa in una penombra inquieta, la luce mattutina ancora troppo debole per rischiarare gli alti soffitti e gli arazzi che pendevano come sentenze dai muri. Yoongi era già lì, appoggiato a una colonna, il volto scolpito dalla stanchezza e dal disprezzo.
Jungkook entrò come un'ombra viva. Nessuno annunciò il suo arrivo; non ce n'era bisogno. Il suo potere precedeva ogni passo, impregnando l'aria di un'energia densa, quasi soffocante.
«Hai notizie?» chiese, con voce roca ma ferma.
Yoongi annuì, ma il suo volto si irrigidì.
«Le due guardie sospettate non parlano,» disse. «Le ho interrogate per ore. Non una parola utile. Ripetono solo che sono stati minacciati. Nient'altro. Nessun nome, nessun dettaglio. Hanno paura, Jungkook. Paura vera.»
Il silenzio che seguì fu più gelido della neve. Il Re Demone abbassò lo sguardo per un istante, e le sue dita, ornate da anelli d'oro e d'ossidiana, si contrassero come artigli.
Poi sollevò lentamente lo sguardo, e nei suoi occhi non c'era più nulla di umano.
«Oh, li capisco,» mormorò. «Dev'essere stato davvero terrificante... ma non quanto lo sarà ora.»