Erano passati tre giorni.
Tre giorni da quando il sangue del principe Taehyung aveva imbrattato le sue stesse vesti e il cuore del Re Demone. Tre giorni in cui le stanze del palazzo avevano trattenuto il respiro, mentre fuori, nel mondo, si scatenava una guerra silenziosa.
Il piano del Re avanzava. Con la furia cieca placata dal gelo della strategia, Jungkook aveva messo in moto ogni ingranaggio. Rifugi vampirici cadevano uno dopo l'altro sotto la sua volontà d'acciaio: crollavano in rovina, arsi dal fuoco o devastati dalla magia nera che solo un re antico poteva evocare. Nessuna tregua, nessun errore.
Hoseok, l'ambiguo vampiro traditore della sua razza, era alleato ufficiale del re e dai modi sfuggenti, aveva parlato ancora. Aveva tracciato mappe, svelato nomi, descritto i volti di quelli che si erano nascosti troppo a lungo. Ma non bastava. Anche lui stava cercando la verità: la spia. Quella creatura meschina che aveva venduto il principe, che aveva aperto le porte ai nemici. Hoseok veniva al palazzo solo durante le ore notturne, quando le ombre lo proteggevano. Nessuno, a parte Jungkook, doveva sapere.
Taehyung, intanto, guariva.
Con lentezza, con ostinazione, con silenziosa dignità. Le ferite si rimarginavano, la febbre si era placata. Il veleno era scomparso dal suo corpo, ma la cicatrice dell'anima bruciava ancora. Eppure, ogni giorno, il Re Demone era lì. Non come un sovrano, non come un amante, ma come un uomo spezzato. Lo aiutava a sedersi, gli parlava con voce bassa, si sedeva accanto a lui e lo guardava dormire, vegliando su di lui come su un frammento della propria anima.
Yoongi, intanto, era diventato un'ombra fra le ombre. Il suo compito era più sottile, ma non meno letale. Indagava, scavava tra le pieghe dei sospetti, interrogava con sguardi, osservava il più piccolo gesto. Aveva giurato a se stesso che avrebbe trovato la spia. Nessuna pietà l'avrebbe salvata.
Quella mattina, il cielo era terso. Il sole colava sulle finestre come miele d'oro, e l'aria era immobile, limpida, quasi irreale.
Taehyung si alzò dal letto.
Da solo.
Le gambe ancora deboli, le spalle sottili sotto la veste chiara, ma il volto lucido, presente. C'erano tracce della ferita, sì — ma non più dolore.
Solo determinazione.
Jungkook era lì. Come ogni mattina. Seduto su una delle poltrone accanto, un libro aperto sulle ginocchia, gli occhi puntati su di lui non appena lo vide muoversi.
«Ci sei riuscito,» mormorò, la voce bassa e fiera.
Taehyung non rispose. Sorrise.
Un sorriso lento, vivo.
«Mi aiuti a camminare fino alla finestra?» chiese poi.
Jungkook fu accanto a lui in un istante. Non lo prese in braccio, come nei giorni passati. Gli porse solo la mano, lasciandolo decidere il ritmo.
Taehyung poggiò la propria con grazia, fiducia assoluta.
Camminarono insieme, lenti. Due passi, una pausa. Poi altri due.
«Come hai dormito?»
«Come uno che non teme di morire nel sonno.»
Raggiunsero il balcone.
Il sole li investì.
Per un lungo momento, nessuno parlò.
Taehyung appoggiò le mani al marmo caldo della ringhiera, lo sguardo che si perdeva oltre i giardini, verso l'orizzonte.
Jungkook gli stava accanto. Senza fretta. Senza ruoli.
«Mi fa strano pensare che tutto questo fosse già qui, mentre io ero... altrove.»
«Tu c'eri. Anche quando dormivi.»
Il principe gli rivolse un'occhiata. «E tu non sei mai uscito da questa stanza, vero?»
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God.drugs.u
Romancela terra è dominata da cinque regni totali: i kim, i jeon, i min, i park e i jung. il potere più grande però era tra le mani del regno kim e quello dei jeon derivante da un'eterna lotta tra di loro. ma all'interno di questa guerra, jungkook e taeh...
