capitolo 50

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Jungkook, Yoongi e Seokjin camminarono lentamente lungo il vialetto fuori dal santuario, tenendo ancora per mano il ragazzo quattordicenne. Le guardie davanti al santuario si fermarono e si inchinarono profondamente alla vista del re demone.

Il ragazzo osservò stupito. «Sei... molto rispettato qui? Continuano tutti a inchinarsi!»

Jungkook annuì lentamente. «Sì... lo sono.
sono un re.»

Il ragazzo lo fissò, gli occhi pieni di ammirazione. «Che figo... vorrei essere anche io un re.»

Jungkook rise piano, una risata calda, quasi incredula. «Non è così semplice fare il re...»

«Perché?» chiese il ragazzo, con la curiosità tipica dei quattordicenni, ma con un filo di serietà negli occhi.

Jungkook sospirò piano, stringendo leggermente la mano del ragazzo mentre camminavano. «Essere re significa proteggere, prendere decisioni difficili... a volte devi fare cose che non vorresti fare. Devi portare sulle tue spalle il peso di tutti, anche quando ti fa male.»

Il ragazzo lo guardò, la bocca leggermente aperta. «Ma tu... proteggi tutti noi... anche noi piccoli...»

Jungkook gli sorrise, piegando leggermente la testa verso di lui. «Sì... perché nessuno dovrebbe soffrire per colpa degli altri. Questo è il compito più importante di un re... proteggere chi non può difendersi.»

Il ragazzo annuì piano, cercando di capire. Poi, come se parlasse tra sé e sé, disse: «Forse... un giorno... anche io potrei fare qualcosa di grande, come te.»

Jungkook si fermò un attimo, guardandolo con dolcezza. «Puoi farlo», disse, la voce calda e sincera. «Non serve un trono per proteggere chi ami. Basta avere il coraggio... e il cuore giusto.»

Il ragazzo sorrise appena, sentendo un calore nuovo dentro di sé. Yoongi e Seokjin camminavano vicini, silenziosi, osservando Jungkook e il ragazzo, e capendo quanto fosse importante quel piccolo momento: non solo sicurezza, ma fiducia e speranza.

Dopo un attimo di silenzio, Jungkook si fermò e lo guardò negli occhi. «come ti chiami?» chiese, la voce calda, calma, piena di attenzione.

Il ragazzo esitò per un istante, poi rispose con un filo di voce: «Mi... mi chiamo Minho.»

Jungkook sorrise, dolcemente, accarezzandogli la mano. «Minho... è un bel nome.-

Jungkook non lasciò la mano di Minho nemmeno mentre attraversavano le grandi porte del castello

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Jungkook non lasciò la mano di Minho nemmeno mentre attraversavano le grandi porte del castello.

Le ante di ferro si richiusero lentamente alle loro spalle con un suono grave, pesante... ma questa volta non faceva paura. Non per Minho.

Il ragazzo guardava tutto.

Le colonne alte, le torce accese lungo i muri, le ombre che danzavano sulle pareti di pietra. I suoi occhi correvano ovunque, come se volesse imprimere ogni dettaglio nella memoria.

God.drugs.uLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora