capitolo 40

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L'alba si era appena levata dietro le montagne, tingendo il cielo di sfumature violacee e dorate. Il cortile d'addestramento del castello era silenzioso, rotto soltanto dal rumore cadenzato degli stivali dei soldati che prendevano posizione. L'aria era fresca, ma densa di tensione.

Jungkook camminava a passo lento, la figura imponente avvolta nel mantello nero che ondeggiava leggero ad ogni movimento. Il volto era serio, severo, lo sguardo eterocromatico che scrutava ogni guerriero come se volesse penetrarne l'anima.

Alla sua destra c'era Yoongi, le mani dietro la schiena, il volto immobile e attento. Era stato lui a selezionare con cura quei soldati: non solo forti, ma anche fedeli, pronti a seguire il loro sovrano in qualsiasi battaglia.

Alla sinistra del re demone camminava Hoseok, lo sguardo vigile, pronto a cogliere ogni dettaglio. La sua postura era rigida, eppure si percepiva l'orgoglio silenzioso per la compattezza delle file che aveva davanti.

«Questi sono i migliori, Jungkook,» disse Yoongi con calma, la voce bassa ma decisa. «Nessuno tra loro ha mai fallito una missione. Ho scelto solo guerrieri d'onore, uomini che non si piegherebbero nemmeno sotto tortura.»

Il re demone si fermò, fissando i soldati allineati. Il silenzio era assoluto: nessuno osava muovere un muscolo. Jungkook li osservava uno ad uno, come se volesse imprimersi nella mente i loro volti. Poi, con voce grave, parlò:

«Non vi ho chiamati qui per il numero, ma per la lealtà. Ognuno di voi sa cosa significa combattere non solo per un regno, ma per un destino. Io non tollero esitazioni. Io non tollero tradimenti. Se siete qui, è perché vi fidate di me... e io, per la prima volta, ho scelto di fidarmi di voi.»

Le parole pesarono nell'aria come una promessa incisa nella pietra.

Hoseok lo guardò appena, un lampo d'orgoglio negli occhi. Yoongi, invece, restò impassibile, ma il cenno appena percettibile del capo rivelava la sua approvazione.

Jungkook fece qualche passo avanti, le mani dietro la schiena. «Da oggi in poi sarete la mia ombra. Dove andrò io, voi verrete. Dove cadrò io, voi resisterete. Questa guerra non è una scelta, è un destino che ci è stato imposto. E noi non possiamo permetterci di perderla.»

Un mormorio sommesso attraversò le file: «Per il re demone.»

Jungkook li fissò ancora, severo. Poi, rivolgendosi a Yoongi e Hoseok, disse:
«Questa è la nostra forza. E sarà la lama che trafiggerà il cuore del traditore Kim.»

Yoongi rimase fermo accanto a lui, il mantello scuro che appena si muoveva al vento. «Hai parlato con il cuore, Jungkook. Li hai legati a te, e questo conta più della forza delle loro spade.»

Hoseok annuì, lo sguardo vigile. «Sono pronti. Non ho dubbi. E sanno cosa significa morire per te. Ma non dimenticare che hanno bisogno di ordini chiari. Sono fedeli, sì, ma serve una direzione precisa.»

Jungkook si voltò appena verso i due, lo sguardo duro ma lucido. «La direzione gliela darò io. E non ammetterò errori. Non in questo momento.»

Per un istante, il silenzio si fece pesante. Poi il re demone mosse un passo avanti, portandosi al centro del cortile. Tutti i soldati si raddrizzarono, gli occhi fissi su di lui.

Jungkook parlò con voce che rimbombò tra le mura di pietra:

«Il vostro compito sarà uno soltanto. Dovrete vigilare. Due truppe, due destini. La prima supervisionerà il regno dei vampiri: ogni movimento, ogni sospetto, ogni respiro dovrà giungermi subito. L'altra truppa si occuperà del regno degli angeli. Dall'interno e dall'esterno. Nessuno deve muoversi senza che io ne sia informato.»

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