capitolo 32

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Le scale scricchiolavano sotto il peso delle suole lucide del Re Demone. Taehyung era al suo fianco, le dita intrecciate con le sue. Camminavano lenti, come se ogni gradino li portasse più lontano dalla superficie, più vicini a un mondo che non avrebbe avuto pietà.

Taehyung gettò uno sguardo all'ambiente: pareti sporche, torce tremolanti che non riuscivano a scacciare del tutto il buio. «È qui sotto?» chiese con voce appena percettibile.

«Sì.»

Quando arrivarono all'ingresso delle segrete, trovarono Yoongi ad attenderli, accanto a due guardie e Jimin. Il silenzio era glaciale. Jungkook si fermò, e senza mollare la mano del suo omega, parlò: «Tu resti qui.»

Taehyung alzò lo sguardo su di lui, gli occhi pieni di tensione. «Perché? Non voglio lasciarti. Voglio sapere cosa dirà. Voglio—»

«Non ora .» La voce del Re Demone fu ferma, ma non dura. «Quello che succede laggiù non è fatto per essere guardato da chi ha il cuore ancora pulito. Quando sarà il momento, verrò a prenderti.»

Taehyung abbassò lo sguardo. Ma poi, con un piccolo respiro, annuì. «Stai attento.»

Le loro labbra si incontrarono, lente, senza fretta. Non c'era bisogno di parole.

Poi Jungkook si voltò, e insieme a Yoongi e due guardie scese nel cuore delle segrete.

Il corridoio era un labirinto di ombre. L'umidità colava dalle pareti, un odore acre di muschio, sangue antico e metallo arrugginito impregnava ogni respiro.

«È nella cella in fondo,» disse Yoongi sottovoce. «Non ha detto molto. Ma non ha mai smesso di sorridere.»

«Allora glielo toglieremo dalla bocca, quel sorriso.»

Quando arrivarono, la cella era buia, illuminata solo da una torcia che bruciava lentamente. Il Corvo era incatenato al muro. I polsi sollevati, la testa bassa.

Quando sentì i passi, sollevò lentamente lo sguardo.

Poi sorrise. «Oh...» sussurrò, con un filo di voce. «Il figlio del re. Il piccolo bastardo è diventato grande.»

Jungkook non disse nulla. Entrò lentamente. Gli occhi accesi, due pozze incandescenti. Ogni suo movimento era silenzioso e misurato.

«Ti aspettavo da tempo, sai?» Il Corvo inclinò la testa. «Somigli così tanto a lui. Il portamento... la rabbia che ti cola dagli occhi... la stessa fame. Quella fame di potere che gli divorava l'anima. È bella da vedere anche in te.»

Jungkook parlò per la prima volta. «Non sono qui per ascoltare i tuoi sproloqui. Non parlarmi di mio padre.»

«Oh, ma perché no? Era così bravo a farsi odiare. E così bravo a farsi desiderare. Proprio come te.»

«Sono venuto per la mappa.»

Il Corvo rise, ma tossì subito dopo. Una goccia di sangue gli colò dal labbro. «La mappa... oh, povero ingenuo. È molto lontana, figlio del re. Talmente lontana che tuo padre morì cercandola. Non ti ha lasciato neanche le briciole.»

Jungkook si mosse. Un pugno, secco, violento, diretto sotto la mascella. Il rumore delle catene che si tendevano accompagnò il gemito del Corvo.

«Non ti azzardare a parlare di mio padre.»

Il Corvo sputò sangue a lato. Poi... rise. «Così facile farti reagire. Così infantile. E parlando di giocattoli...» Sorrise, le labbra spaccate. «Taehyung, giusto? Così giovane, così docile... proprio come tua madre. Sai che fine ha fatto, no? Era solo un giocattolo anche lei. Un grembo da sfruttare. Ed è ciò che diventerà anche lui per te.»

God.drugs.uLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora