capitolo 24

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La sala era stata allestita con una cura quasi beffarda: candele accese lungo le pareti, un lungo tavolo di legno scuro al centro, imbandito con piatti prelibati, frutti di stagione, vino rosso come sangue e posate d'argento lucidate a specchio.

I fedelissimi erano già al loro posto, sparsi tra i lati del tavolo, le espressioni educate ma vigili. Nessuno parlava davvero. Si scambiavano solo cenni, sguardi silenziosi. Attendevano il Re.

Le grandi porte si aprirono.

Jungkook entrò per primo, elegante in nero, la corona d'osso scuro tra i capelli raccolti e lo sguardo che dominava la sala con un solo battito di ciglia.

Dietro di lui, silenziosi, giunsero Daejin, Sunwoo e il capitano Yul.

I tre uomini si inchinarono in sincronia. Educati. Composti. Ma lo scintillio nei loro occhi non era uguale.

Daejin era rigido. Troppo. Come chi ha provato mille volte quella scena in mente.

Sunwoo si comportava con una naturalezza studiata. Forse troppo rilassato.

Yul invece... osservava. Con occhi da lupo. E questo lo rendeva il più difficile da leggere.

Jungkook li accolse con un cenno appena.
«Sedetevi. Godete della cena. Nessun discorso formale stasera. Solo vino, compagnia... e fiducia.»

I tre obbedirono. Ognuno prese posto accanto a una delle guardie fidate. Una scelta voluta, precisa.

Jungkook si sedette a capotavola, il calice ancora vuoto tra le dita.

Il rumore delle posate, delle coppe che si toccano, dei servi che versano vino, iniziò a mescolarsi al brusio forzato delle prime chiacchiere. Piccole risate, domande banali, osservazioni casuali.

Ma sotto, sotto tutto... c'era solo attesa.

Jungkook li osservava. Studiava il modo in cui bevevano. Come ridevano. Dove guardavano.
Le dita che stringevano troppo il coltello. O lo sfioravano appena.

Il gioco era iniziato. E bastava solo un brindisi sbagliato, una parola di troppo, un'occhiata che sfuggiva al controllo... per far crollare tutto.

Il Re prese il calice.

Lo sollevò con lentezza.

Lo guardò alla luce delle candele. Poi bevve. Lento. Sicuro.

E sorrise.

«Allora... parliamo un po' del passato.»

«Vi ricordate quando Sunwoo, ubriaco, ha chiamato la Regina Madre "mia cara nutrice"?»

La tavola si animò in un istante.

Sunwoo si portò una mano sulla fronte, emettendo un gemito teatrale.
«Ancora quella storia? Avevo bevuto un'intera bottiglia di vino delle Highlands! E lei aveva le stesse rughe!»

Le risate stavolta furono genuine. Persino Jungkook lasciò sfuggire un mezzo sorriso, mentre Yoongi abbassava lo sguardo nel calice, scuotendo appena la testa.

«Io invece,» intervenne Yul con voce più profonda, «una volta ho cercato di abbordare una nobildonna... che poi si è rivelata la zia di Re Min.»

Una risata scappò persino a Yoongi. «Aveva vent'anni più di te e un marito con tre eserciti sotto il comando. Ti è andata bene.»

«E voi, Sire?» chiese Daejin con voce più sciolta. «Mai fatto una figuraccia?»

Jungkook si voltò lentamente verso di lui. Lo fissò.
«Figuracce? Oh sì. Una volta ho creduto che tutti i miei uomini fossero leali.»

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