capitolo 68

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Le imponenti porte della sala del trono ruotarono sui cardini con un gemito solenne, aprendosi su uno spazio vasto e inondato di luce zenitale.

In fondo alla sala, elevato su una pedana di marmo purissimo, sedeva il Re Kim.

Non appena li vide entrare, il sovrano degli Angeli si alzò con un sorriso radioso, allargando le braccia come se stesse accogliendo dei figli prediletti di ritorno da un lungo viaggio.

«Taehyung! Figlio mio! Regina, Seokjin... che gioia per i miei occhi vedervi sani e salvi,» esclamò con una voce calda e pastosa, intrisa di una benevolenza che appariva fin troppo perfetta.

I suoi occhi brillarono di una finta commozione mentre scendeva i gradini della pedana.

«E voi, Re demone... Generale Yoongi... benvenuti nella mia dimora. Che questo incontro possa finalmente sanare le piaghe del passato.»

Jungkook non si mosse di un millimetro.

Rimase fermo al centro della sala, una colonna di fumo nero in un tempio di luce.

Il suo volto era una maschera di ghiaccio, gli occhi eterocromatici e calcolatori che analizzavano ogni muscolo facciale del suocero.

Non si inchinò, né accennò a un saluto cordiale.

Stringeva ancora Hyunbin tra le braccia.

Il bambino, avvolto nel nero profondo delle vesti paterne, spiccava come un'anomalia oscura in quella sala dorata.

Un suono basso, profondo, animalesco vibrò nel petto del Re Demone.

Un ringhio.

Non fu forte, ma bastò.

Rimbalzò sulle pareti di marmo, insinuandosi tra le colonne e arrivando fino al trono.

Tutti lo sentirono.

Il Re Kim compreso.

Per un istante, il sorriso del sovrano vacillò appena.

Solo un battito di ciglia.

Poi tornò perfetto.

«Risparmiate i convenevoli, Re Kim,» disse Jungkook, la voce bassa e tagliente come una lama premuta alla gola. «Siamo qui per il trattato e per la sicurezza della mia famiglia. Non per fingere un calore che non esiste.»

Accanto a lui, Yoongi rimaneva immobile, ma i suoi occhi si muovevano senza sosta.

Colonne. Balconi. Ombre.

Vie d'uscita.

Minacce.

Calcolava tutto.

Sempre.

Taehyung, invece, sentiva il peso di quello sguardo.

Di quel luogo.

Di quell'uomo.

Senza accorgersene, si avvicinò ancora di più a Jungkook, le dita che cercarono le sue con urgenza.

Jungkook intrecciò immediatamente la mano alla sua.

Forte.

Stabile.

Presente.

Hyunbin si mosse tra le sue braccia, emettendo un piccolo verso — «Mmmh...» — mentre i suoi occhi eterocromatici si posarono sul Re Kim.

Lo fissò.

Serio.

Quasi troppo.

Il Re Kim inclinò leggermente il capo, osservandolo con interesse.

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