capitolo 66

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Erano passati due giorni dalla partenza di Namjoon. Il condottiero era rientrato ai confini per preparare l'incontro imminente, lasciando il castello immerso in una calma rara, quasi irreale.

Nella camera reale, il vapore caldo usciva dalla porta socchiusa del bagno, portando con sé il profumo dolce di gelsomino e sandalo. Il suono dell'acqua faceva da sottofondo a una scena che nessuno avrebbe mai creduto possibile.

Jungkook, il temuto Re Demone, era sdraiato a pancia in giù sul grande letto di seta nera, a petto nudo. Le cicatrici sul suo corpo raccontavano guerre e sangue, ma in quel momento non avevano nulla di minaccioso.

Davanti a lui, sulla schiena, c'era Hyunbin.

Il piccolo agitava le manine con entusiasmo, gli occhi spalancati e luminosi. Jungkook si abbassò lentamente, premendo le labbra sul suo pancino e soffiando piano per fargli il solletico.

Il suono buffo fece scattare una risata pura nel neonato, un suono limpido che riempì tutta la stanza.

«Cosa c'è, piccolo guerriero? Ti arrendi già?» mormorò Jungkook con dolcezza.

Si sollevò appena per guardarlo, poi tornò ad affondare il viso contro il suo collo, lasciando piccoli baci e giocando con lui. Hyunbin cercava di afferrargli i capelli, ridendo senza controllo.

«Sei proprio come tua madre,» sussurrò il Re, sfiorandogli il nasino. «Mi disarmi senza nemmeno combattere.»

In quel momento la porta del bagno si aprì del tutto.

Taehyung uscì avvolto in una vestaglia di seta bianca, i capelli ancora umidi e la pelle arrossata dal calore. Si fermò ai piedi del letto, osservando la scena con un sorriso pieno, caldo, quasi incredulo.

Vedere Jungkook così—spogliato della guerra, della rabbia, della corona—era la sua più grande vittoria.

«Sbaglio o il Re Demone sta perdendo miseramente?» scherzò, avvicinandosi al letto.

Jungkook sollevò lo sguardo verso di lui, con un sorriso divertito.
«Al contrario. Sto addestrando il mio erede. Tecniche avanzate di distrazione.»

Hyunbin, vedendo la madre, iniziò a scalciare ancora più felice, emettendo un verso acuto.

Taehyung si chinò su di loro, lasciando un bacio sulla fronte del bambino e poi sulle labbra di Jungkook.

«Siete bellissimi,» sussurrò.

Jungkook non rispose a parole. Allungò un braccio e lo attirò a sé, facendolo sdraiare accanto a loro.

Hyunbin si trovò così stretto tra i due, ancora agitato e felice, mentre le loro mani si intrecciavano sopra di lui.

Per un attimo, tutto si fermò.

Niente guerra.
Niente minacce.
Niente troni.

Solo il calore del letto, il respiro lento, e le risate di un bambino che non conosceva ancora il mondo.

Erano solo loro.
Una famiglia.

Hyunbin, eccitato dal gioco e dalla presenza di entrambi i genitori, iniziò ad agitare le manine con ancora più vigore, finché non trovò un bersaglio perfetto: le ciocche corvine e spettinate di suo padre.

Con una presa sorprendentemente forte, afferrò una manciata di capelli di Jungkook sopra la tempia e tirò con decisione.

Hyunbin, eccitato dal gioco e dalla presenza di entrambi i genitori, iniziò ad agitare le manine con ancora più vigore, finché non trovò un bersaglio perfetto: le ciocche corvine e spettinate di suo padre. Con una presa sorprendentemente forte per essere un neonato, il piccolo Alpha afferrò una manciata di capelli di Jungkook proprio sopra la tempia e tirò con decisione verso di sé.

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