la terra è dominata da cinque regni totali: i kim, i jeon, i min, i park e i jung.
il potere più grande però era tra le mani del regno kim e quello dei jeon derivante da un'eterna lotta tra di loro.
ma all'interno di questa guerra, jungkook e taeh...
La mattina entrava lenta nel castello, filtrando tra le tende pesanti e cadendo sulle lenzuola scompigliate. I loro corpi erano ancora intrecciati, nudi, caldi l'uno contro l'altro, mentre i vestiti erano sparsi sul pavimento come tracce della notte appena trascorsa. L'odore del vapore, della pelle e dei loro respiri mescolati riempiva la stanza.
Jungkook aprì lentamente gli occhi, fissando il soffitto per qualche secondo. Poi il suo sguardo scivolò su Tae, ancora addormentato tra le sue braccia. Il Re Demone si chinò leggermente e gli posò un bacio sulla fronte, morbido, proprio sopra il braccio che lo avvolgeva. Un gesto dolce, protettivo, quasi impercettibile.
Tae si mosse, stirandosi appena e aprendo gli occhi. Un sorriso ancora assonnato comparve sulle sue labbra, e senza esitazione gli diede un bacio leggero, pieno di tenerezza e buongiorno.
«Buongiorno...» sussurrò, la voce ancora roca per il sonno.
«È ora di alzarci... dobbiamo fare colazione.» Jungkook lo guardò con un sorriso malizioso ma dolce. Tae annuì, assonnato e affamato, pronto a seguire il suo Re Demone.
Quando però provò a sollevarsi, un dolore improvviso lo trafisse nella zona del fondoschiena. I gemiti di sorpresa lo costrinsero a rimanere seduto sul letto.
Jungkook si preoccupò immediatamente, gli occhi che si spalancarono. «Tae... stai bene? Cosa succede?»
Tae lo guardò con un mezzo sorriso, cercando di non ridere. «È... dolore... ma... è colpa tua!» disse, stringendosi leggermente.
Jungkook scoppiò a ridere, basso e divertito. «Ahah... sei tu che mi imploravi di andare più forte... ora ti lamenti?»
Tae lo fulminò con lo sguardo, rosso per il mix tra dolore e imbarazzo. «Che ridi?!» protestò.
«Non posso trattenermi... sei così adorabile quando sei arrabbiato,» rise Jungkook, ancora divertito.
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Tae si fermò davanti allo specchio un'ultima volta prima di uscire.
Indossava abiti morbidi, dalle linee eleganti e leggere: una tunica lunga color crema che scendeva fino alle cosce, stretta appena in vita, con maniche ampie che cadevano delicate sui polsi. Il tessuto leggero accarezzava il suo corpo, mettendo in risalto la sua figura senza costringerla.
Ma il suo sguardo si fermò sul collo.
I segni erano ancora lì.
Visibili.
Arrossì immediatamente.
«Jungkook...» lo chiamò, con tono minaccioso.
Il re demone, già pronto vicino alla porta, si voltò... e quando vide il modo in cui Tae lo stava guardando, scoppiò a ridere.
«Che c'è?» disse innocente.
«Che c'è?!» Tae indicò il proprio collo. «QUESTO c'è! quanti ne hai fatti! »