capitolo 36

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L'alba spolverava di luce le pietre scure del cortile quando i portoni laterali si spalancarono e una fiumana di reclute entrò trattenendo il respiro. Erano quasi quaranta: passi disuguali, corazze ancora troppo nuove, spade di legno tenute come se potessero scappare via da un momento all'altro. L'aria sapeva di ferro e bruma; il pennone cremisi sulla torre gemeva piano al vento, come un avvertimento.

Jungkook li aspettava già al centro, il mantello nero, le mani dietro la schiena. Lo sguardo eterocromatico passava da un volto all'altro con la precisione di una lama: non cercava il coraggio, ma le crepe. A due passi da lui, Yoongi teneva le braccia conserte, immobile. Aveva quell'espressione vuota e imperscrutabile di chi ha già visto tutte le versioni possibili di questo stesso mattino.

«In fila.»
La voce di Jungkook tagliò la bruma. Il brusìo morì di colpo; le reclute corsero a disporsi su tre linee, stivali a contatto, schiene tese più per paura che per disciplina.

Jungkook fece qualche passo lungo la prima fila. Si fermò davanti a un ragazzo, poi a una ragazza, poi a un altro ancora. Nessun sorriso. Nessuna carezza di parole. «Fra poco saremo in guerra. Non fra mesi. Fra poco. E chi di voi pensa di avere tempo per diventare bravo sbaglia esercito.» Lasciò che le parole cadessero pesanti. «Imparerete a muovervi quando tremano le mani, a vedere quando brucia la gola, a colpire quando tutto in voi urla di scappare. Chi resta, resta per vincere. Chi vuole andarsene, lo faccia adesso.»

Nessuno si mosse. Da qualche parte, qualcuno deglutì rumorosamente.

«Bene,» concluse. «Allora cominciamo.»

Estrasse la spada vera — nera con riflessi cremisi — solo per mostrarla, poi indicò le armi d'addestramento. «Impugnatura. La vostra lama non è un randello. Mano dominante in alto, la seconda stabilizza. Polsi vivi, ma non molli. La punta deve "sentire" la linea del nemico anche quando il nemico non c'è.» Si posizionò di tre quarti. «Guardia. Piede avanti leggermente ruotato, ginocchio morbido. Il colpo nasce dai piedi, viaggia nell'anca, passa nel dorso, scende nel braccio. Se tirate di braccia, vi romperete, e prima ancora morirete.»

Una novellina — occhi grandi, capelli raccolti alla meglio sotto l'elmo— cercò di copiare il passo con zelo, scivolando di mezzo palmo. «Troppa fretta,» disse Jungkook senza neppure guardarla, «e non stai respirando. Inspira quando ti muovi, espira quando tagli. Ritmo.»

«Mani,» intervenne Yoongi, indifferente, la voce piatta come una riga tirata a inchiostro. Si fermò alle spalle di un altro novellino e gli sollevò il gomito con un tocco minimo. «Se tieni il braccio così, ti apri il fegato. Non mi piacciono i soldati che sanguinano sul mio pavimento.» Nessuna emozione, solo il fatto.

Per dieci minuti non si sentì altro che il fruscio delle lame di legno, i passi che cercavano l'allineamento, i respiri che provavano a obbedire al tempo. Jungkook passava e correggeva tre errori sempre uguali: «Polso. Schiena. Piedi. Senza questi tre, tutto il resto è teatro.» Yoongi non alzava mai la voce; infilava una parola secca al posto giusto — «Troppo serrata la presa», «spalla alta», «non fissare la punta, guarda il petto» — e ripartiva, lasciando dietro di sé posture miracolosamente aggiustate.

Quando la bruma si era già dissolta, Jungkook alzò la mano. «Basta. Dividetevi.»

Indicò tre aree del cortile con la spada. «Spada e scudo con me. Corpo a corpo con Yoongi. Resistenza e velocità lungo il perimetro con i capisquadra. Nessuno sceglie per affinità: chi ha il fiato corto va a correre, chi ha mani deboli impara le leve, chi ha qualcosa da dimostrare viene con me e smette di dimostrarlo.»

Le file si rimescolarono. Nel muoversi, due novelline si ritrovarono fianco a fianco. Una — Nari, la più bassa, mani piccole ma occhi feroci — si sporse verso l'amica. «L'hai visto da vicino? Il Re Demone... quando ti guarda sembra che il mondo si fermi. Io—»

God.drugs.uLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora