Il fragore degli zoccoli non si era mai fermato, un battito forsennato che scuoteva le radici degli alberi secolari.
La foresta, che all'andata era stata un muro di oscurità impenetrabile, ora cominciava a sbiadire sotto i primi colpi di un grigio lattiginoso.
L'alba stava sorgendo.
Non era un'alba serena. Il cielo a est era una ferita aperta, striato di un rosso violento e di un arancio livido che sembrava riflettere il sangue ancora fresco sulle armature dei demoni.
Jungkook cavalcava in testa, una furia nera che fendeva la nebbia mattutina. Il vento gelido dell'alba gli sferzava il viso, asciugando le macchie di sangue di Suhyeok sulla sua guancia.
Ma il Re non sentiva il freddo. Sentiva solo il bruciore della ferita sulla spalla e il richiamo viscerale del suo legame con Taehyung.
Zeus era ricoperto di schiuma bianca, i fianchi che sussultavano a ogni falcata, ma lo stallone sentiva l'urgenza del suo padrone e non rallentava di un centimetro.
Dietro di lui, Yoongi teneva il passo, il volto una maschera di polvere e stanchezza, gli occhi fissi sulla schiena del suo Re.
Seokjin incitava i soldati rimasti, la voce rauca per le grida di battaglia. «Non fermatevi! Il castello è vicino! Manca poco!»
Man mano che il sentiero si allargava e gli alberi si diradavano, le alte guglie nere della fortezza dei demoni apparvero all'orizzonte, stagliandosi contro quel cielo di fuoco.
Le mura imponenti sembravano ancora intatte, immerse nel silenzio spettrale delle prime luci del mattino.
Jungkook strinse le redini, il cuore che gli martellava nel petto. Taehyung.
Non c'erano segni di fumo. Non c'erano grida d'allarme. Ma il Re sapeva che il silenzio poteva essere l'inganno più crudele.
Mentre le prime luci del sole toccavano le pietre scure delle torri, la colonna di demoni sbucò dall'ultima curva del sentiero principale, puntando dritta verso il ponte levatoio.
«Aprite i cancelli!» tuonò la voce di una delle guardie di vedetta, riconoscendo il vessillo insanguinato del Re.
Il ponte calò con un fragore metallico che parve scuotere l'intera valle.
Jungkook non aspettò nemmeno che fosse completamente a terra; incitò Zeus a saltare l'ultimo tratto, entrando nel cortile interno come un fulmine.
Si fermò bruscamente, facendo quasi impennare il cavallo. Il cortile era deserto, avvolto in quella pace irreale dell'alba.
Jungkook scivolò giù di sella prima ancora che lo stallone si fermasse del tutto. I suoi stivali colpirono il pavimento di pietra con un suono pesante.
«Yoongi, prendi il comando del perimetro!» ordinò senza voltarsi, correndo già verso le scale delle stanze reali. «Seokjin, con me!»
Saliva i gradini a tre a tre, il respiro corto, il cuore che batteva come un tamburo di guerra.
Il profumo di Taehyung si faceva sempre più intenso, mescolato all'odore fresco del mattino. Era vivo. Erano lì.
Ma la paura che il Re Kim potesse aver agito nel buio lo spingeva oltre ogni limite fisico.
Spalancò le porte della camera da letto con una forza tale da farle sbattere contro il muro, il respiro rotto e la spada ancora stretta in pugno.
——
Le porte si spalancarono con un boato che parve scuotere le fondamenta stesse del castello, ma il caos della battaglia che Jungkook si portava dietro si scontrò istantaneamente con la penombra ovattata della camera reale.
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God.drugs.u
Romancela terra è dominata da cinque regni totali: i kim, i jeon, i min, i park e i jung. il potere più grande però era tra le mani del regno kim e quello dei jeon derivante da un'eterna lotta tra di loro. ma all'interno di questa guerra, jungkook e taeh...
