t w e n t y - f i v e

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Harry's pov

Diedi gas fino a sentire male ai tendini del braccio destro, sfrecciando tra le strade che dal ranch mi avrebbero portato a casa.

Fortuna che a quell'ora di notte non si vedeva mai un'anima in giro, altrimenti, al secondo stop attraversato a ottanta all'ora, probabilmente mi sarei schiantato contro una macchina.

Scesi dalla moto e la spensi, levandomi il casco e mi incamminai portandola a mano verso il cancello.
Mi guardai attorno e riconobbi la macchina di Stephen parcheggiata nello spiazzo antistante casa.
Gli feci segno col braccio e lui accese i fari, avvicinandosi poi all'inferriata.

«È stato ancora male?» Domandai, mentre Stephen scendeva dall'auto per andare a recuperare Zack, che mi sembrava collassato sul sedile del passeggero.

Annuì con le labbra serrate in una linea dura, mentre apriva la portiera.

Bella nottata del cazzo che mi aspettava.

Ma in fondo, me lo meritavo. Ero stato io a fargli bere un'intera bottiglia di rum.
Finiva sempre così con quel fottuto gioco da ragazzini in piena crisi ormonale e ancora non riuscivo a capire cosa ci trovassero di tanto divertente da volerci giocare ogni volta che si presentasse l'occasione.
Per sapere i cazzi altrui? Bastava chiedere. Anche perché sapevano benissimo quanto fossi bastardo con le penitenze e con le domande.

E ogni volta, qualcuno vomitava o rischiava il coma etilico.

Feci strada a Stephen, che reggeva Zack con entrambe le braccia, per evitare che cadesse di faccia sull'asfalto.

«Se la situazione si aggrava, chiamami.» Sospirò, portandosi le mani ai fianchi. Osservammo entrambi Zack, sdraiato sul divano con il viso sotto il braccio.
Respirava dal naso.
Niente di buono.

«Ti ho rovinato la festa con Josie?» Risi, accompagnandolo alla porta.

Rise anche lui, ma subito scosse il capo. «Ah, lei... è diversa dalle altre, credimi.»

Alzai istintivamente un sopracciglio. Aveva detto la stessa cosa di ognuna delle sue ex.

«So a cosa pensi, ma ti assicuro che lei è davvero diversa.» Insistette, scuotendo il capo. «È un osso duro.»

«Non te l'ha ancora mollata, eh?» Domandai, incrociando le braccia sul petto.

Lui alzò le spalle. «Quando si sentirà pronta, lo farà. Non mi va di metterle fretta.»

Mi ci volle davvero parecchia forza di volontà per non scoppiare a ridergli in faccia. Da quando Stephen Layne metteva in secondo piano la vecchia cara amica di tutti noi?

«Se lo dici tu...» Commentai, aggrottando le sopracciglia per non ridere.

Lo sentii sospirare. «Pensi davvero che Helena te la darà in settimana?»

Sbuffai dal naso in una risata divertita.
«No.» Risposi. «Non questa settimana.» Aggiunsi, sorridendo sghembo e lui rise lieve.
Poi si voltò e io feci per chiudere la porta, ma lui si girò di nuovo verso di me.
Mi preparai a sentire altre stronzate sull'amore e alzai il viso, in attesa che si muovesse a parlare.

«Sei diverso con lei, te ne sei reso conto?»

Sbattei le palpebre. No, non poteva cadermi il mito di Stephen Layne in questo modo. Ora anche lui avrebbe cominciato a parlare a cuori e fiorellini?

«Oh sì, credo proprio che me ne sto innamorando.» Affermai, tenendo la mano stretta alla maniglia. «Perdutamente.» Aggiunsi ovviamente prendendolo per il culo e lui mi squadrò abbassando il capo.

Howling's LakeDove le storie prendono vita. Scoprilo ora