f o u r t y - o n e

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Mi risvegliai con un mal di testa atroce.

E ad aggravare la situazione quella mattina, dopo il lavoro, iniziai a tremare per il freddo, nonostante fossi ben coperta dal mio giubbotto.

Mi sedetti in veranda, finito di aiutare Anthony a pulire la scuderia e dovetti appoggiare la testa alle braccia da tanto la sentivo pesante.
Mi sentivo davvero male.
Non avrei mai pensato che i postumi fossero così tremendi, ma del resto era la prima volta che mi sentivo male per aver bevuto troppo.

Sentii una mano posarsi sulla mia schiena e rialzai la testa.

«Ehi...» Sussurrò Anthony, guardandomi in viso con fare allarmato. «Che occhi che hai, sei sicura di sentirti bene?»

Scossi il capo e lui mi posò una mano sulla fronte.
«Ma tu scotti, Helena...» Esordì, osservandomi accigliato. «Vieni, ti porto a stenderti...»
Mi aiutò quindi ad alzarmi e mi accompagnò nel mio alloggio.

Non appena mi sdraiai, mi sentii ancora peggio.
Non riuscivo a tenere gli occhi aperti e appena affondai la testa sul cuscino scivolai in un sonno profondo, prima ancora che Anthony se ne fosse andato.

Quando mi svegliai era già buio, fuori dalla finestra.
Rabbrividii sotto la coperta e mi issai debolmente sui gomiti, trovando Anthony a guardarmi dal fondo del letto.

Scivolò sul materasso e mi si avvicinò, sorridendo lieve. «Ben svegliata... come ti senti?»

Mugugnai un "bene" tra i denti e abbassai lo sguardo.
Era rimasto con me per tutto il pomeriggio?

«Ti ho portato qualcosa da mangiare. Jonathan dovrebbe tornare a momenti...» Disse lui, porgendomi un piatto di minestra calda.

«Attenta a non rovesciarlo...» Sorrise. «Ci ho messo un'ora per capire come si prepara.»

Lo guardai sorridendo, sorpresa per la sua premura nei miei confronti.
Al ranch non avevamo mai cucinato una minestra, perciò gli domandai dove l'avesse presa.

«Sì, io... dovevo andare a comprare delle cose al supermercato e... dato che ero lì, ho pensato di prendere qualcosa in perfetto stile ospedale.» Spiegò lui e mi sembrò vagamente imbarazzato.

Senza dire nulla, mi sforzai di mandar giù qualche cucchiaiata di brodo e dovetti ammettere che non era affatto male.

«Ti ringrazio...» Sussurrai, posando il piatto sul comodino di fianco al letto.

«Di nulla, figurati...» Rispose lui, guardandomi a fondo negli occhi.
Rimasi stranita dal suo sguardo e dal fatto che poco dopo lo riabbassò, alzandosi dal letto e guardandosi in giro come se improvvisamente si sentisse a disagio.

«Allora, io vado. Domani cercherò di venire presto e... oh, quasi dimenticavo...» Disse, infilandosi una mano nella tasca del giubbotto.
Tirò fuori una scatoletta e me la porse.
«Sono aspirine. Prendine una ora e una domani, verso mezzogiorno.»

Mi rigirai il medicinale fra le mani e serrai le labbra, guardandolo dal basso.

«Anthony, quanto ti devo per...?» Domandai, sentendomi in colpa per i soldi che aveva speso per me.

Lui scosse il capo e sorrise ancora in quel suo modo raggiante, indietreggiando verso la porta. «Tu pensa solo a riposare e a rimetterti in fretta. Sarà una noia lavorare senza di te...»

Trattenni il respiro per qualche secondo.
Infine sorrisi e mi passai una mano fra i capelli spettinati.

«Allora... buonanotte, Helena...» Disse, esitando con la mano già stretta alla maniglia.

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