f o u r t y - n i n e

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Mi ci vollero almeno una decina di minuti per realizzare il tutto.

Che Jonathan mi aveva appena detto di aver scoperto, nella sua cerchia di conoscenti, una persona che aveva conosciuto i miei genitori, prima che io nascessi.
Mi sedetti su una delle sedie al tavolo più vicino, con gli occhi fissi nel vuoto.
Il sorriso che avevo indossato sulle labbra fino a quel momento, per via di Harry, dei baci di Harry, delle parole di Harry, degli occhi di Harry, dei sorrisi di Harry, sfumò via, lasciando la mia bocca tremante e schiusa.

«Credo che all'epoca lavorasse come giardiniere o qualcosa del genere.» Continuò a parlare, sedendosi di fronte a me e mi porse un bicchiere d'acqua, per il quale lo ringraziai in un sussurro impercettibile. «Ora ha aperto un'impresa di pulizie per conto suo, in un altro paese, ma di tanto in tanto passa a salutare i suoi vecchi amici.»

«Lui... come li ha conosciuti?» Domandai sforzandomi di alzare il tono di voce affinché fosse udibile, ma erano due mesi che brancolavo nel buio senza scoprire nulla dei miei genitori biologici.
E ora addirittura sapevo nome e cognome di chi li aveva conosciuti.
Di chi aveva potuto stringere la mano di mio padre o aver baciato di sfuggita la guancia liscia di mia madre, in segno di saluto e amicizia.

«Ai tempi lavorava per l'ex proprietario della villa sul lago.»

Mi irrigidii sulla sedia e lo squadrai allarmata, sbarrando gli occhi di fronte a quella risposta.
Perché me lo aspettavo? Dentro di me c'era sempre una strana tensione, nell'aprire quell'argomento, perché sentivo che più avessi scavato a fondo, più le risposte avrebbero sollevato altre domande.
E non avevo avuto affatto torto.

«Che c'è? Che ho detto?»

Deglutii, sentendo le labbra tremolare, improvvisamente secche e asciutte. Chinai i miei occhi sbarrati sulle mani grinzose di Jonathan e annaspai, incapace di sbloccare il respiro, che mi si era incastrato in gola.

«La villa... apparteneva ai Key-Chester.» Sussurrai, sentendo lo stomaco contorcersi.
Non volevo più coinvolgere Harry.
Ora che finalmente sembrava potesse iniziare qualcosa di vero, di concreto, non potevo rischiare di rovinare tutto per queste coincidenze del destino.
Ma sembrava fosse impossibile evitare di collegare il mio passato al suo.

«Ai Key-Ches-» Sussurrò, incupendosi. «Un momento, quei Key-Chester? La famiglia di Harry?»

Annuii, mordendomi convulsamente le labbra.
Se non avessi avuto quella foto della villa, a testimonianza delle mie origini, insieme ai documenti di adozione, avrei pensato che forse i miei genitori avevano solo conosciuto questo presunto giardiniere dei Key-Chester in paese, magari durante il loro breve soggiorno ad Howling's Lake.

Ma come spiegare quella foto? Perché i miei avevano la foto di quella dannata villa?

Serrai gli occhi, riabbassando il bicchiere e scossi il capo. «I-io... ho... bisogno di andare a sdraiarmi un po'.»

Jonathan mi guardò e dal suo viso scorsi tutta la sua più sincera preoccupazione.
«Vedrai che si tratta di una coincidenza.» Disse ed io annuii, per forza, perché le alternative erano decisamente troppo pesanti anche solo da prenderle in considerazione.

Perché due cose erano certe: i miei genitori erano morti ad Howling's Lake, mia madre dopo mio padre e dopo avermi messo al mondo.
Nel settembre del 1997.

Quando Harry aveva pressapoco... tre anni.

Mi appesi letteralmente alla maniglia della porta dell'alloggio, sentendo un verso lamentoso scoppiarmi in petto.

Tre anni. Sbarrai gli occhi, sentendo la voce di Harry risuonarmi nelle orecchie.

Mio padre è morto quando avevo tre anni...
Quando arrivava questo periodo, sul finire dell'estate, cadeva puntualmente in depressione.

Howling's LakeLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora