s e v e n t e e n

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Dovevo dirgli la verità. Se avessi avuto anche solo una remota possibilità di instaurare un rapporto più intimo con lui, dovevo prima dirgli che non c'era alcun ragazzo nella mia vita.

Decisi perciò che non appena mi si fosse presentata l'occasione, glielo avrei detto.
Gli avrei spiegato la verità, cioè che mi ero difesa dalle allusioni del suo amico, inventandomi un fidanzato, di modo che la smettesse di pensare che fossi in qualche modo interessata a lui.

«Che sguardo imbronciato!» Sentii la voce di Jonathan e mi riscossi. Stava ridendo, mentre affondava i denti nella sua brioche. «Passi troppo tempo con Harry.» Commentò, continuando a ridacchiare.

Anche io sorrisi a quella frase e scossi il capo.
In realtà, il problema era esattamente l'opposto, ma non dissi nulla e finii la mia colazione, cercando di mostrarmi meno pensierosa.

Harry arrivò mentre stavamo finendo di sellare gli ultimi cavalli e ci diede una mano a portare il fieno nelle varie stalle.
Non lo avevo mai visto lavorare, quelle rare volte in cui era venuto al ranch a trovare Queenie e dovetti ammettere che era anche lui un osso duro, esattamente come Jonathan, quando si trattava di lavoro.

Ad un certo punto si pulì le mani sui pantaloni e lo vidi passarsi una manica sull'occhio.
Piegò quindi il capo in avanti e imprecò fra i denti.

«Tutto bene?» Gli domandai, vedendolo in difficoltà.
Lui annuì, ma vedendo che non riusciva ad aprire l'occhio, mi avvicinai per aiutarlo.
Mi era già successo che della polvere del fieno mi fosse entrata nell'occhio e sapevo bene quanto bruciasse.

«Devi sciacquarlo. Avrai un po' di polvere dentro.»

«Sto bene.» Disse lui, cercando di riaprire la palpebra. Subito la richiuse e fece per portarsi le dita all'occhio.

«Fermo.» Lo bloccai, afferrandogli la mano. «Così non farai che peggiorare la situazione.»

Finalmente mi seguì alla canna dell'acqua, dietro la scuderia e io attivai il getto girando una manopola infissa al muro esterno.
Harry si sciacquò le dita e infine se le passò sotto l'occhio.

«Meglio?» Domandai, avvicinandomi. «Fa vedere.»

Aveva l'occhio terribilmente arrossato, ma ora quanto meno lo teneva aperto.

«Sono gli aghi del fieno.» Commentò, tenendo la canna per sciacquarsi ancora la mano e passarsela poi sull'occhio.

«Certo.» Risi io, prendendolo in giro, ma subito mi pentii di averlo fatto, perché un getto di acqua fredda gelata mi bagnò all'altezza del fianco.
Sbarrai gli occhi e feci per andare a strappargli la canna dalla mano, ma lui alzò le sopracciglia e indietreggiò, puntandomela contro.
Avanzai ancora e lui mi bagnò di nuovo, inzuppandomi la maglia.

Lo guardai con gli occhi sgranati per l'incredulità e lui mi guardò di nuovo, cercando di trattenere una risata fra le labbra serrate.

«Okay, ora però mettila giù.» Fremetti, stringendomi nelle spalle per via del freddo.

Lui scosse il capo e trascinò il lungo tubo dietro alla scuderia, lasciandolo poi a terra. Si diresse quindi verso la manopola per chiudere il getto e io ne approfittai per vendicarmi. Corsi ad afferrare la canna e lo colsi alle spalle, infilandogli il tubo nella maglietta.

Lo vidi gettare indietro la testa, mentre la schiena e i pantaloni si inzuppavano d'acqua.
Quando riuscì a levarsi il tubo dal colletto, il getto d'acqua gli bagnò lievemente i capelli e io scoppiai a ridere, piegandomi sulle ginocchia.

Harry mi raggiunse in pochi passi e sorridendo divertito mi afferrò da un fianco.

«No, ti prego!» Feci in tempo a esclamare, prima che il getto d'acqua mi colpisse in pieno viso, lasciandomi coi capelli fradici.

Howling's LakeDove le storie prendono vita. Scoprilo ora