t h i r t y - n i n e

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Vorrei tanto poter dire che Harry quella notte venne nel mio alloggio.
Che lo ritrovai in piedi dietro la porta.
E che io lo lasciai entrare, passando con lui il resto della notte dopo aver parlato di quello che era successo fra di noi, alla villa.

Vorrei poter dire che quella mattina mi ero risvegliata fra le sue braccia, stretta al suo petto e avvolta nel suo profumo.

Vorrei davvero poter affermare che tra noi era ancora tutto un "se", un "ma", un "vediamo come va" e che quella maledetta frase che gli avevo detto, in realtà l'avevo solo pensata.

Ma quella notte lui non venne e nemmeno quelle successive.

Mi addormentai sola e mi risvegliai la mattina dopo con un senso opprimente nel petto e quella frase che continuava a perseguitarmi, facendomi letteralmente impazzire.

Durante i giorni seguenti cercai disperatamente di distrarmi.
Chiamai spesso mia madre e per qualche strana ragione sentire la sua voce mi fece sentire meglio. Lavorai al ranch e mi intrattenni più spesso a chiacchierare con Jonathan ed Anthony, anche durante il pomeriggio.

Non volevo rimanere sola.
Non potevo rischiare che la mia mente mi riportasse indietro a quella notte, su quel letto, fra le braccia di Harry.

Diana e Josie cercavano di non parlarne e lo apprezzai molto.
Quando il giorno dopo avevo raccontato loro quel che era successo fra le mura di quella stanza, non riuscii a trattenere le lacrime.
Ma non piansi più come con Anthony.

Diana mi aveva abbracciato e subito dopo aveva cercato di rincuorarmi, dicendo che a conti fatti, potevo non aver perso la verginità.

Anche se fisicamente potevo ancora considerarmi integra sotto quel punto di vista, ormai non mi importava più.

Lo avevo sentito dentro di me.

Per qualche istante, io ed Harry eravamo stati una cosa sola e quel pensiero bastava a soppiantare totalmente qualsiasi altra congettura.

Non mi importava più etichettarmi come vergine o meno.
Nella mia mente, dopo quella notte, non lo ero più.
Quando mi guardavo allo specchio, nei miei occhi rivedevo ogni istante.
Ogni sua carezza. Ogni suo bacio.
Tutto era rimasto nitido.

Sentivo ancora il suo calore addosso e la sua voce mentre mi diceva di non smettere di guardarlo.

E poi quella frase.
Il suo volto, distorto fra le mie lacrime, mi sembrò così arrabbiato che se anche avessi potuto pensare di rimangiarmi quelle parole, temevo non sarebbe servito a nulla.

Si era rotto tutto.

Sfiorai con le dita le due foto che Diana aveva scelto come regalo per il compleanno di Zack.

Presi quella che avevano fatto all'esterno, sulla scalinata della villa.
Quando eravamo appena arrivati.

Trattenni il respiro quando ricordai che ne aveva scattata una anche a me e ad Harry.
Probabilmente aveva deciso di non svilupparla, perché gettando un'occhiata rapida alle altre foto scartate dalla sua scelta, non riuscii a scovare la nostra.

Sorrisi lieve. Diana aveva scattato quella fotografia nel momento esatto in cui stava ridendo per la smorfia di Zack.

«Eccomi, scusa...» Sentii la sua voce alle mie spalle e subito mi voltai, portandomi una ciocca di capelli dietro l'orecchio.

Vidi i suoi occhi correre sulle due foto, abbandonate sulla scrivania.

«È... davvero un bel pensiero, Diana.» Commentai, sorridendole.

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