10.Foglietto di carta

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Per il resto della serata mi sento sempre gli occhi di Ethan addosso e quando esco dal Blanco per avviarmi verso casa, il ragazzo mi ferma.
《Antonia, vieni. Ti accompagno.》
《Ethan...forse è meglio di no.》evito quei due occhi marroni.
《Perché?》domanda cercando il mio sguardo《Ok, come vuoi.》si arrende al mio silenzio《Vengo a prenderti domani mattina?》nego con la testa《Perché sei così fredda con me? Perché stai cercando di intensificare la bufera di neve che hai dentro quando potremmo benissimo calmarla? 》
《Perché il plurale?》i miei occhi finiscono involontariamente nei suoi.
《Perché, come ben mi hai spiegato, il calore si trasmette da un corpo all'altro, da un'anima all'altra. La neve è acqua che con il caldo si scioglie, una bufera si calma con il calore.》si avvicina pericolosamente a me.
《E da dove arriva questo calore?》faccio un passo indietro《Non dicevi di essere talmente freddo da non poter essere riscaldato da nessuno? Siamo freddi entrambi, non potrebbe funzionare uno scambio di calore.》
《Non vedo l'ora di dimostrarti il contrario, piccola.》un leggero sorriso si dipinge sulle sue labbra mentre si infila il casco《Ci si sente Antonia!》monta in sella e parte a tutta velocità.
《Sei proprio stupida.》Sabrina sbuffa alle mie spalle《Se ti attira, perché lo stai cacciando via?》
《Perché tutto è un'illusione.》l'auto di William si ferma a pochi metri da noi.
《Fatti accompagnare a casa.》Sab mi prende la mano e mi trascina con sé《Portiamo prima questo genio del male a casa, amore mio.》Sabrina lascia un dolce bacio sulle labbra del suo ragazzo mentre io mi allaccio la cintura di sicurezza nel sedile posteriore.
《Certo. Ma quel ragazzo in moto?》riparte ed io lo fulmino con gli occhi.
《Lo ha cacciato.》Sabrina sbuffa ed io alzo gli occhi al cielo.
《Ti ho già spiegato perché l'ho fatto. Discorso chiuso.》incrocio le braccia sotto il seno.
《È una scusa pessima! Dio, non capisco proprio come tu possa dire certe cose e poi farne altre!》alza la voce.
《Perché non voglio buttare il passato in un cesso e tirare lo sciacquone!》la alzo anch'io.
《Non devi mica buttare via il passato! Devi aprire una strada al futuro!》
《Ragazze, calmatevi.》la voce pacata di William si intromette tra noi《Anto, se quel ragazzo ha risvegliato qualcosa in te...lascia che continui.》
《Per morire un'altra volta?》i miei occhi diventano lucidi《Portami...non portarmi a casa.》mi si forma un nodo alla gola.
《Ok, ho capito.》William sospira. La sua laurea in psicologia è davvero meritata《Vuoi che ti aspettiamo?》domanda quando la macchina si ferma.
《No, andate a casa.》
《Non ci perso neanche!》Sabrina mi blocca《Andiamo insieme.》
《Ho bisogno di stare sola nel mio dicembre.》apro la portiera《Grazie Will. Ti devo un favore.》sorrido leggermente.
《Nessun favore Antonia.》
《Notte Sab. Non ti preoccupare.》scendo da quella macchina che riparte subito dopo, lasciandomi sola con me stessa ed il mio eterno freddo nel silenzio di Boston.
Piango trattenendo i singhiozzi domandando, di tanto in tanto ad alta voce, perché. Perché qualsiasi cosa.
Perché ho avuto l'infanzia che ho avuto? Perché quelli che credevo veri amici mi hanno tradita? Perché l'unica persona che era riuscita a rendermi felice mi ha lasciata? Perché il mio cuore, lentamente, si è raffreddato diventando di ghiaccio? Perché vedo quell'ombra negli occhi di Ethan? Perché quando mi parla, mi sorride, mi tocca, mi bacia, io mi risveglio dal dicembre che mi ha catturata da più di un anno?
《Perché?》mi asciugo le lacrime《Dovrei lasciarmi andare?》guardo il cielo che è pieno di stelle《Sei tra quelle stelle?》sorrido al cielo《Hai messo, dopo quasi un anno e mezzo, un pezzo di te in qualcun altro?》riprendo a camminare《Peccato che non potrai mai rispondermi.》sussurro chiudendo per un secondo gli occhi. Una leggera folata d'aria tiepida mi colpisce, facendo muovere di poco i miei capelli e accarezzandomi il viso come un dolce bacio dato di mattina appena svegli《Tutto è numero e Logos. La superstizione è per gli ignoranti.》cammino più veloce verso la fermata del bus, sperando di riuscire a beccare l'ultimo. Quando salgo sul trasporto pubblico mi lascio andare su uno dei sedili, ringraziando il cielo della fortuna che ho avuto. Se non fosse passato ora avrei dovuto farmi metà città a piedi o chiamare un taxi.

《Sei davvero impossibile!》sbuffo infastidita dal suo comportamento.
《Ma sei ancora qui.》mormora al mio orecchio.
《E voglio restarci, maledizione!》mi ritrovo a sorridere sinceramente.
《E se mai vorrai andartene io non te lo permetterò.》mi abbraccia sorridendo tra i miei capelli.

Infilo la chiave di casa nella serratura e giro due volte, aprendo la porta ed entrando nell'appartamento.
Ripenso alle sere passata, al cielo delle sere passate. Il cielo tempestato di stelle, sempre, magari anche poche però sempre presenti. Le notti di Boston si sono illuminate dopo intere sere in cui di stelle non ce n'era neppure l'ombra.
E tra quelle stelle c'è la mia costante, quelle stelle dimostrano che è con me e forse è più vicino di quanto immagino.
《Forse dovrei darglielo il numero.》avvolgo il mio corpo umido dalla doccia in un asciugamano.
Il giorno dopo vado all'università in bus, con gli auricolari nelle orecchie e le voci dei cantanti che mi fanno compagnia, cercando di non pensare ad Ethan che ha occupato i miei pensieri per tutta la notte.
《Ciao Antonia!》Trevor mi sorride radioso ed io rispondo con un cenno della mano e togliendomi un auricolare《Finalmente sono riuscito a riparare l'auto.》mi mostra le chiavi di una Jeep.
《Buono.》mormoro《Tuo fratello?》chiedo abbassando lo sguardo a terra.
《È andato in cantiere per consegnare il progetto del suo ultimo palazzo.》spiega《E comunque ti saluta.》mormora.
《Mandargli un saluto da parte mia.》sorrido debolmente《Io vado. Ci si vede in giro.》sveltisco il passo, andando verso la lezione di robotica.
Dopo due ore la lezione termina, facendo sospirare tutti i centotrenta alunni del corso, me compresa.
Altre lezioni, teste chine sui quaderni, una voce che di tanto in tanto interrompe quella del professore, sbadigli lunghi e pesanti che contagiano un po tutti, il suono della pioggia che batte contro i vetri e di sussurri che imprecano perché non hanno un ombrello in borsa. Ed è così che la giornata di università passa, lenta e un po monotona, con il suono della pioggia a cullarci.
《Antonia, ti accompagno?》si offre gentilmente Trevor.
《La accompagno io fratellino.》la voce di Ethan fa girare di scatto il ragazzo che ho davanti《E non accetto un no da parte tua, Antonia.》si avvicina a me. È vestito in maniera molto elegante: pantaloni di stoffa grigi, giacca dello stesso colore da cui si intravede la camicia bianca ed un paio di scarpe in pelle nera.
《Ed invece puoi.》replica il fratello.
《Grazie ad entrambi ma se creo tutte queste discussioni inutili posso prendere l'autobus.》mi incammino lentamente verso l'uscita, ovviamente, senza ombrello.
《Non fare la bambina.》Ethan circonda il mio polso, bloccandomi prima che io possa espormi alla pioggia.
《Solo perché non ho l'ombrello.》mormoro e lui sorride leggermente.
《Va bene anche così.》apre il proprio ombrello, circonda le mie spalle con un braccio, mi attira al suo petto e ci protegge entrambi dalle intemperie. Il mio cuore accelera di battito, il calore del ragazzo riscalda non solo il mio corpo ma anche la mia anima e le sue braccia che mi stringono mi danno uno strano ma piacevole senso di protezione.
《È tua?》indico la Mustang nera che abbiamo davanti.
《Sì, è mia. Ho due macchine ed una moto che sono come dei figli per me.》spiega facendomi salire. Dopo essere andato al volante ed aver allacciato la cintura di sicurezza, fa girare la chiave ed i cavalli dell'auto si risvegliano《Com'è andata oggi?》i suoi occhi marroni sono fissi sulla strada bagnata.
《Normale. Sei ore di lezione accompagnate dal suono della pioggia che si infrange sui vetri.》e con te per la testa《La tua giornata invece?》apro lo zaino, prendo un piccolo taccuino ed una penna nera e comincio a scrivere.
《Ho portato uno dei due progetti in cantiere e ho parlato con i costruttori sotto questa pioggia, riparato da un tendone.》accelera mentre io strappo il foglietto《Tutta roba noiosa insomma.》piego il pezzo di carta e lo metto sul mio sedile.
《Ami quello che fai?》lo guardo: una mano sul volante, l'altra libera per il cambio, gli occhi vigili, le labbra leggermente socchiuse ed il solito ciuffo ribelle che cade disordinatamente sulla fronte.
《È una delle poche cose che amo della mia vita.》confessa《Anche se non va a genio, io amo ciò che faccio.》
《Che vuoi dire con "non va a genio"?》
《Niente Antonia, niente.》fa un rapido gesto con la mano mentre ferma l'auto davanti all'entrata del mio palazzo.
《Grazie del passaggio.》mi sporgo verso di lui e lascio un bacio sulla guancia piacevolmente ispida per la leggera barba.
《Prego piccola.》le sue labbra si appoggiano alla mia guancia mentre la pioggia continua a battere sul metallo dell'auto. Scendo dall'auto, entro nel palazzo, chiamo l'ascensore e, quando le porte si aprono permettendomi di entrare, schiaccio il pulsante del settimo piano.
《Chissà se avrò fatto bene.》mormoro chiudendomi la porta di casa alle spalle.

Summer in DecemberLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora