52.L'estate che ho vissuto...l'inverno che vivo

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Prima di cominciare questo nuovo capitolo volevo augurarvi buona Pasqua, chiedervi come vi sembra questa storia e ringraziarvi per gli oltre 3500 follower❤
Un bacio😘
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Sono tre anni che vivo sola, sempre nel solito appartamento, ma questa volta ho il lavoro dei miei sogni e nessuna difficoltà economica.
Anzi, posso quasi definirmi ricca visto che occupo una delle posizioni più rilevanti nell'azienda in cui lavoro ed ho uno degli stipendi più alti.
E sono anche tre anni che ho la costante impressione di essere osservata da quei due occhi che per un po' avevano portato il caldo nel mio dicembre eterno. Ma ormai gli anni sono passati, Jade è cresciuta ed io immagino che un giorno lui sposerà la madre di sua figlia.
Ed io sto cercando di dimenticarlo, di non pensarlo ogni secondo della giornata, di non ricordarmi quanto fosse bello stringere quel demone tra le mie braccia, sentendomi collocata al posto giusto in questo mondo.
E a volte mi sento in colpa perché trascuro il mio primo amore e non lo penso quasi più, troppo fissata su un uomo che ora ha una donna al proprio fianco che si prende sicuramente cura di lui. Ma so che Robert non è offeso, anzi, penso che sia quasi contento perché grazie al mio desiderio di distogliere l'attenzione dal dolore, in soli tre anni, ho fatto una scalata che altri compiono in una vita.
Dovrei essere felice dei risultati raggiunti, ma non riesco a godermeli fino in fondo. Il perché? Non lo so.
E la sensazione di essere continuamente seguita, osservata, pedinata, mi fa sentire continuamente sotto pressione. Anche ora, mentre sono in balcone a godermi i primi raggi primaverili, mi sento sotto il mirino di un cecchino.
Forse è solo una mia paranoia, una "trasposizione", come l'ha definita William, del mio desiderio più nascosto di avere ancora gli occhi della persona amata addosso.
《Forse il manicomio non è poi un'idea così malvagia.》sorrido smettendo di appoggiarmi alla ringhiera del balcone e rientrando in casa.
L'appartamento è sempre lo stesso di tre anni fa, ma l'arredamento è completamente cambiato. Dovevo eliminare qualsiasi sentimento dai mobili, dalle pareti e dall'aria e non ho saputo fare altro che riarredare tutto in uno stile più moderno e focalizzato sulle tonalità di bianco, nero e grigio. Il problema è che tutto è stato pagato dal signor architetto Walker che, forse grazie al fratello o a Sabrina, ha scoperto il mio piano e ha pagato ogni mio acquisto, dal primo all'ultimo chiodo visto che mi sono rifiutata di usare la sua carta di credito.
Non l'ho ringraziato perché non potevo farlo. Non si è mai più mostrato ai miei occhi, non l'ho potuto neppure chiamare perché ha cambiato numero e a suo fratello non potevo chiedere perché so che non me lo avrebbe dato neppure se lo avessi minacciato con la perdita del suo apparato riproduttore.
E tutto mi riporta alla mente il mio demone, anche la semplice aria che respiro, ma so che la scelta fatta tre anni fa è stata la migliore. Quella bambina innocente cresce assieme ad entrambi i genitori e non dovrà mai scontrarsi con il problema di una eventuale "intrusa" che le "ruba" il papà, come invece è successo a me.
《Ma chi voglio prendere per il culo?》mormoro indossando le scarpe con il tacco ed uscendo di casa per andare al lavoro《Potrei anche vivere con la coscienza sporca ma con il mio cuore per intero. È peggio avere la coscienza a posto ed il cuore a metà.》commento non appena salgo in macchina, dopo essere scesa al pian terreno con l'ascensore ed essere andata nel parcheggio《O forse no?》sfioro con le dita il marchio della Audi in rilievo sul volante.

Sinceramente non mi interessa come li spenderai, voglio solo che ti portino almeno un po' di gioia.

Ecco cosa mi aveva scritto. E la gioia dove sta? Ho un'Audi Q7, una casa, vestiti firmati e la sua carta di credito che ho usato solo nel periodo in cui mi sono laureata.
Non ce l'ho la felicità e neppure il trenta con lode sul diploma non mi ha fatto fare i salti di gioia.
Ho sofferto e soffro, sono morta e sto continuando a morire. Notti intere a piangere rannicchiata tra le coperte con la sua maglietta addosso, delle occhiaie pazzesche sotto gli occhi, il cuore caldo fatto a pezzi e circondato da quell'eterno dicembre che pensavo mi avesse lasciata.
《Almeno spero che tu sia felice Walker.》accelero sulle strade di Boston, ripensando a come ho vissuto in questi ultimi anni.
Sempre con il pensiero rivolto a lui, il suo profumo impresso nei polmoni, la sua voce nelle orecchie, le sue labbra sulla mia bocca, i suoi occhi sempre su di me, le sue mani ovunque sul mio corpo e la sua presenza nei miei sogni, avvolto dalle fiamme dell'inferno, quel regno che era diventato casa per me.
E mi chiedo sempre se mi pensa, se si è mai ritrovato a piangere sotto la doccia ripensando a me, se guardandosi allo specchio ha mai visto me invece di se stesso, se mi ha mai sognata, se ha mai avuto l'impressione di sentirmi girare per casa, se chiudendo gli occhi ha potuto sentire il mio tocco sulla pelle ed il mio profumo nelle narici.
《Ciao Sab.》rispondo al telefono.
《Hey Anto!》la voce della mia migliore amica riempie la mia auto silenziosa《Che stai facendo?》
《Vado al lavoro.》mentre lo penso.
《Quando stacchi?》
《Non so, dipende per quanto tempo va avanti la riunione. Perché?》domando curiosa.
《Beh, tra poco è il tuo compleanno. Non organizziamo nulla?》
《Ventiquattro anni. Non ricordarmi che sto invecchiando.》
《No, assolutamente. Ti ricordo che non fai del sano esercizio fisico da secoli!》si prende beffa di me ed io non mi offendo perché in fondo ha ragione. Non vengo toccata da secoli.
《Hai ragione, devo fare un abbonamento in palestra.》alzo gli occhi al cielo divertita.
《Dico sul serio. Organizzi qualcosa?》
《Sì, ma solo se mi aiuti.》rallento, entrando nel parcheggio sotterraneo del grattacielo che ospita gli uffici.
《Quello era scontato. Allora ci vediamo da me quando stacchi?》
《Ok. A dopo Sabrina.》
《A dopo Antonia.》la chiamata si conclude, io prendo la mia borsa dal sedile del passeggero, tolgo le chiavi, scendo dalla macchina e la chiudo.
Salgo in ascensore e premo il pulsante del trentesimo piano, dove la sala riunioni mi aspetta. E ogni volta che guardo Boston dall'alto non posso che pensare a New York, alle sue luci, al ragazzo che mi ci ha portata, ai miei occhi pieni di gioia nel vedere una città stupenda dall'alto.
Ora, per quanto Boston sia bella, non riesco ad apprezzarla in pieno perché tutto mi riporta indietro. Ogni cosa, anche la più piccola, mi riporta indietro ricordandomi dell'estate che ho vissuto e dell'inverno che vivo.

Summer in DecemberLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora