Capitolo 35

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*Ludovica*
Sono in discoteca, la musica è alta, e per colpa della grande folla si riesce a mala pena a respirare. Mi gira la testa, devo aver bevuto troppo anche questa volta. I piedi mi fanno male a causa dei tacchi e non riesco a reggermi completamente. Non so dove andare, sono sola. Vedo molti ragazzi che mi guardano, e inizio a sentirmi in imbarazzo in questo vestito che mi arriva poco sotto al sedere. Sapevo che non avrei dovuto indossarlo.
Un ragazzo alto mi viene incontro. È abbastanza robusto, ha i capelli rasati ai lati e lunghi sopra. Ha un piercing al sopracciglio destro e nonostante il buio riesco a vedere i suoi occhi giaccio e le sue lentiggini.
No, non può essere... non può essere lui. Appena capisco che si tratta del mio ex Andrea mi giro e faccio per andarmene, ma lui mi prende i polsi.
«Cucciola, te ne vai già?» mi dice. Io provo ad urlare per chiedere aiuto, ma dalla mia bocca non esce niente. Non ci riesco. Dimenarmi è inutile, mi tiene troppo stretta. Vorrei scappare via, ma non ci riesco.
La gente continua a guardarci. Ma perché nessuno viene ad aiutarmi?
«Forza rilassati» continua a dirmi il verme. Mi preme contro il muro e mi costringe a stare ferma. Mi mette le mani sul sedere e usa le sue braccia per tenere ferme le mie. Non sapendo cos'altro fare, inizio a piangere. Ancora una volta ha vinto lui, non ne uscirò mai da questo circolo vizioso.
Il verme mi fa avvicinare e inizia a darmi baci sul collo, io intanto continuo a piangere. La sua bocca dal collo inizia a salire sempre di più, fino a raggiungere le mie labbra. Inizia a baciarmi, ma io non ricambio. Sto ferma immobile e spero che quel momento finisca il prima possibile. Lui prova a far entrare la sua lingua nella mia bocca, ma io non glie lo permetto. Lui continua a insistere, ma per una volta vinco io. Quindi si allontana da me, mi guarda, e improvvisamente mi tira uno schiaffo. Sento tutta la guancia andare a fuoco. Ogni singolo punto dove è arrivata la sua mano mi brucia, mi brucia da matti. Inizio a piangere più forte, ma ancora una volta nessuno viene ad aiutarmi. Sono tutti messi attorno a noi, che ci guardano, che ridono. «Fai come ti dico io, e tutto andrà bene» mi dice. Come ho fatto a stare con una persona del gente? Mi fa davvero schifo! La guancia mi fa ancora male... e sono sicura che non resisterei ad un altro colpo de genere. Mi fa avvicinare di nuovo a se e mi ribacia. Stavolta però non faccio resistenza, e faccio entrare la sua lingua. Sono sicura, sto per vomitare.
Poco dopo però succede qualcosa, qualcosa che mi ha salvata da quella terribile situazione. Qualcuno prende Andrea dal collo della maglietta e lo tira in dietro. È un ragazzo ma non riesco a vedere bene la sua faccia perché si sta muovendo troppo. Fa girare Andrea e gli tira un pugno dritto in faccia. Il verme inizia a sanguinare, sicuramente il ragazzo gli avrà rotto il naso. Gli sta bene. Io però non riesco a smettere di piangere. Andrea è sdraiato per terra e il mio "eroe" gli salta addosso e continua a tirargli dei pugni in faccia. Di sto passo lo ucciderà. Poi riconosco due orecchini brillare nel buio appesi alle orecchie del ragazzo. È lui. È venuto a salvarmi.
La folla poi va verso Fabio e lo fa allontanare da Andrea. Ah ok, quando lui ha bisogno di una mano sono tutti pronti ad aiutarlo, quando invece la vittima ero io se ne stavano lì a godersi lo spettacolo. Jefeo si libera dalle prese del resto dei ragazzi e corre da me.
«Piccola va tutto bene, ok? Ora ci sono io» dice stringendomi più forte che può. Io nascondo la mia faccia nel suo petto continuando a piangere.
«Andiamo via» riesco a dire singhiozzando.
Così usciamo velocemente dal locale e ci mettiamo fuori, dietro l'angolo. In tutto il breve tragitto Jefeo non ha tolto le sue forti braccia da me, come per proteggermi. Appena fermati, lo riabbraccio e mi sorreggo con le sue spalle. Lui inizia ad accarezzarmi la guancia per farmi tranquillizzare, per poi darmi dei baci sulla testa. Io mi asciugo le lacrime dalla faccia e alzo lo sguardo per guardarlo negli occhi. Solo lì mi accorgo che ha il labbro spaccato, deve aver preso dei colpi anche lui... per me.
«Oddio Fabio mi dispiace tantissimo» riinizio a pingnucolare.
«Ma va, non è niente. Solo un graffietto, non ti preoccupare piccola» mi dice sorridendo. Non è affatto solo un graffietto, lo vedo benissimo. Mi affretto a tirare fuori un fazzoletto dalla borsa e glie lo passo il più delicatamente possibile sul labbro. Lo sento soffrire in silenzio, deve fargli davvero male.
«È solo colpa mia... faccio solo casini». Non riesco a tranquillizzarmi, non ci riesco. Nella mia vita finisco solo per combinare guai. E appena una cosa inizia ad andarmi minimamente bene, poi succede qualcos'altro che rovina tutto. Non ce la faccio più.
«Bimba io sto bene. L'importante è che tu stia bene. Non ti preoccupare, quello stronzo non si vorrà mai più avvicinare a te, e anche se fosse non lo riconosceremmo nemmeno per come l'ho conciato» mi dice. Non riesco nemmeno a sorridere per la sua battuta.
«Lo sai che io non avrei mai voluto baciarlo, vero?» gli chiedo guardandolo negli occhi.
«Bimba lo so, lo so. Tu non hai fatto niente. Va tutto bene. Fidati». Dopo questa sua affermazione mi sento un po' meglio.
Non mi stacco da lui, e lui fa lo stesso. Mi faccio avvolgere completamente dalle sue braccia. Appoggio la testa sul suo petto, e tengo le braccia avvolte dietro la sua schiena. Solo adesso, finalmente, sto bene. Con lui mi sento al sicuro. Con lui mi sento bene.

Ludovica si alza di colpo dal letto. È tutta sudata e ha il fiatone.
Era solo un sogno Ludo, solo un sogno.
Prova a rilassarsi ma non ci riesce completamente. Prende dei respiri profondi e piano piano il suo battito torna ad essere quello normale. Vede che le sue amiche dormono ancora e tira fuori il telefono. Sono le 06:04, manca ancora un'ora prima che anche loro si sveglino. È inutile provare a dormire adesso, so già che non ci riuscirei.
Si alza dal letto, e più silenziosamente possibile tira fuori dei leggings e una felpa dall'armadio. Poi prende calzini, reggiseno e mutande e va in bagno. Si fa una doccia calda e prova a non pensare più a niente. Una volta vestita esce dal bagno, senza asciugarsi i capelli per paura di svegliare le amiche.
Prende il pacchetto di sigarette, l'accendino, il telefono e delle chiavi ed esce dalla stanza.
Va dritta all'ascensore e sale all'ultimo piano, dove sa che può stare in pace.
Tira fuori la prima sigaretta e la accende. Piano piano il cielo inizia a farsi più chiaro, e Ludo tira fuori il telefono per fare una foto.

@ludowiththek ha appena pubblicato una storia.

Poi si siede per terra, con la sigaretta ancora in mano

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Poi si siede per terra, con la sigaretta ancora in mano. Senza saperne veramente il motivo, inizia a piangere. Ne ha bisogno, per sfogarsi, e per provare a dimenticare tutto quello che ha passato con una persona che tanto l'ha fatta soffrire, non solo in sogno.

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