Annoying

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La seconda pioggia della stagione cadeva incessante e premurosa verso il suolo.

Le finestre piene di goccie lucide che venivano investite da alcune di loro e si univano a formare delle lunghe striscie, simili a delle lacrime che scendono dritte su tutto il percorso della guancia. Dopo poco ritornavano ad essere di nuovo piccole goccie di acqua piovana.

Dear Michael,

solo tu sai quando io ami la pioggia, l'odore che lascia sul suolo bagnato, il rumore flebile che diventa più forte, delle prime pioggie della stagione, la tranquillità che riesce a trasmettermi.

Quando sei a casa e guardi fuori mentre piove è una sensazione davvero confortevole. La sensazione di essere al sicuro tra le proprie coperte.

Mi piace la pioggia, ma non starci sotto. Odio bagnarmi e sentire il vento freddo penetrare ogni passo che faccio, la pelle e poi le ossa.

Da quando non ci sei tu mi sembra di essere costantemente sotto la pioggia,al freddo e allo scoperto.

È così anche dentro di me, sento di non essere mai protetto o coperto abbastanza. Prima piove forte e poi smette per qualche ora. Poi ricomincia e non finisce più.

Non mi sento al sicuro se non ci sei.

Esco dalla classe e vedo Calum aspettarmi in macchina.

Perplesso, percorro il vialetto di casa correndo sotto la pioggia per poi entrare in macchina.

"So che odi stare sotto la pioggia quindi eccomi qui." dice lui sorridendomi strizzando un'occhio.

Ridacchio pensando a quanto Calum mi conosca bene.

"Come va?" mi rivolge la solita domanda e rispondo subito che sto bene, senza guardarlo negli occhi.

Non mi accorgo di inarcare le labbra in un sorriso.

"Sono felice." sorride guardando la strada.

"Anche io." rispondo cercando di non fingere troppo.

E forse era vero, forse ero felice.

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Da una prospettiva distante osservavo Ashton avvicinarsi sempre di più ad Hazel cercando di non essere notato.

La salutò e le disse qualcosa che non riuscivo a sentire, anche lei lo salutò, sorridendo a denti stretti. Sorrisi un po' anche io pensando a quando falso appariva quel modo di essere gentile.

Ashton era sempre più vicino a lei così chiusi l'armadietto provocando un forte rumore. Alcuni si girarono verso di me e seguirono tutto il mio tragitto verso Ashton ed Hazel che parlavano ancora.

Arrivai in fretta davanti Ashton che mi salutò con la mano con uno dei suoi soliti e patetici sorrisi sul volto.

"Ciao amico." disse poi Ashton credendo di potermi irritare più di come lo ero già.

"Non siamo amici." dico freddo cercando di non distogliere lo sguardo da lui.

"Rilassati." parla lui, sorridendomi.

"Vai via Ashton." dico sempre più vicino al suo viso con uno sguardo minaccioso.

"Non vado da nessuna parte, amico. Qui mi piace." comincia a ridacchiare lui con un tono bizzarro che mi perfora le orecchie e mi fa diventare solo più nervoso.

"Luke" mi distrae la voce di Hazel "Non stava facendo niente, stavamo parlando." Distolgo lo sguardo da Hazel tornando di nuovo su quello superficiale di Irwin.

"Vai via Ashton, non ti sembra di aver causato già abbastanza problemi?" parlo, arrivando al dunque e cercando di essere il più esplicito possibile per farlo spostare da qui.

"Io non ho fatto niente." sussurra lui stringendo i denti e spostando lo sguardo altrove, camminando lontano da noi.

La campanella suona e io decido di uscire, lasciando Hazel sola in corridoio, cercando di calmarmi.

Corro verso le panchine dietro la scuola e decido di sedermi e saltare alcune lezioni per cercare di alleviare il dolore.

Non piove più ma le panchine sono ancora bagnate quindi decido di asciugarla più che posso con dei fazzoletti che ho fortunatamente trovato nella mia borsa. Quando è abbastanza asciutta, mi siedo.

Sento dei passi raggiungermi e qualcuno sedersi vicino a me. So già di chi si tratta per cui non mi giro a controllare.

"Che problemi ha creato Ashton?" chiede Hazel insicura nel parlarmi.

Sento la sua curiosità bruciare ancora viva nell'aria.

"Luke." mi chiama lei sussurrando il mio nome e senza accorgemi mi giro a guardarla. Questione di un attimo, di uno sguardo e poso di nuovo la mia attenzione altrove e noto che sotto gli alberi è come se piovesse ancora. Le goccioline che si erano depositate sulle foglie scivolano e volano allo scoperto, schiantandosi al suolo.

"Che ha fatto Ashton?" chiede Hazel troppo curiosa di sapere.

Non ho intenzione di rispondere alla sua domanda.

"Non parlare con lui." affermo cercando di non dirle altro, continuando a guardare le goccioline.

"Perche non devo?" parla lei piano con un tono quasi dispiaciuto.

Guardo il mio orologio restando il più indifferente possibile provando ad evitare il contatto fisico, unico mio punto debole.

"È tardi Hazel, perderai la prima lezione."

"Non vado da nessuna parte." afferma lei posando lo zaino sulla panchina incrociando le gambe, cercando una posizione comoda.

"Hazel." mi giro a guardarla negli occhi, rossa per la rabbia.

"No." dice lei con le braccia incrociate sul petto con fare capriccioso.

"Ascoltami bene Hazel." mi giro a guardarla cercando di dimostrare più sincerità possibile.

Lei si gira e mi guarda con attenzione aspettando che le mie parole escano dalla mia bocca.

"Vai in classe e tieni in mente il mio consiglio. Parleremo un'altra volta."

Lei annuisce e prende il suo zaino, se ne va lasciandomi solo a pensare.

Rimango lì per molto tempo cercando di studiare tutto quello che i professori hanno spiegato dall'inizio della scuola, cose che io non ho nemmeno guardato prima di oggi.

Quando finisco tutto quello che c'è da fare, mi sento fiero di me stesso e sorrido distratto chiudendo ogni libro che mi ritrovo davanti.

Prendo il diario e decido di scrivere.

Dear Mikey,

ti ricordi quando la mamma mi rincorreva per casa perchè non volevo studiare? Ricordi le F che mi aiutavi a nascondere e le B- e le C+ che riuscivo a guadagnare con un po' di sforzo?

Mi mancano quei momenti, mi mancano queste piccole stupide cose perchè le abbiamo vissute insieme e non è bello ricordarle senza di te.

you complete mess | l.hDove le storie prendono vita. Scoprilo ora