Ciottolo dopo ciottolo mi avvicinavo sempre di più al posto in cui avrei dovuto parlare con Ashton.
Immaginai il suo volto spento senza nessun sorriso ad incoronare la sua carnagione rosea.
Mi sembrò di non riconoscere quel viso cupo e scavato che ritrovai davanti ai miei occhi quando ritornai a guardare la strada.
Ed era proprio come me l'ero immaginato, affranto ed abbattutto e non fui capace di trovare un motivo valido all'espressione che il suo viso aveva assunto.
"Hazel." Disse in un sussurro quasi imbarazzato quando lo guardai negli occhi e provai a sorridergli.
Fissai il suo volto e mi sembrò per un attimo di notare le sue labbra inarcate in un sorriso impercettibile. Scossi la testa e ritornai sulla terra in cui il ragazzo che avevo sempre visto come un raggio di sole si era spento con l'arrivo della sera e la fine di un tramonto.
"Ashton" lo osservai ancora un po' perplessa con un'espressione accigliata e continuai "di cosa volevi parlare?" Annunciai cercando di nascondere la mia riluttanza e curiosità verso quel volto fosco e grigio privato di tutti i suoi candidi colori.
"Sediamoci." Mi disse il ragazzo dai capelli scomposti contornati distrattamente da una bandana nera.
Quando ci sedemmo il silenzio ci invase e i miei occhi rimasero puntati su di lui che non mi sembrava più la stessa persona che avevo conosciuto qualche settimana fa.
Lo vidi boccheggiare per un attimo in cerca delle parole giuste da dire, esitò qualche momento per poi girarsi a guardarmi con gli occhi sciupati e limpidi. Un velo di tristezza ricopriva la figura demotivata di Ashton.
"Mi dispiace" disse il riccio. Spostò le sue mani sul volto che lo ricoprivano completamente per poi lasciarle scivolare sulla sua testa "ho sbagliato, volevo soltanto un amico e sono riuscito ad ucciderlo."
Impallidì alle sue parole tanto da sentirmi svenire, palesempente debole, afferrai il manico della panchina e socchiusi gli occhi, lasciai scivolare dentro di me quelle sentite scuse che probabilmente non era riuscito a pronunciare di fronte a colui che aveva vissuto il dolore di perdere il fratello che ignaramente il ragazzo aveva portato alla morte.
"Non riesco a smettere Hazel, ne sono dipendente." Annunciò muovendo nervosamente la sua gamba. Il suo viso sembrò cambiare; dal grigio passò ad un bianco pallido che mi spaventò.
"Sono stato un ingrato, sono stato un vigliacco, non mi sono nemmeno scusato con la sua famiglia per la merda che ho provocato." Continuò a incolparsi e a screditarsi senza sosta e non potevo dargli torto.
Aveva sbagliato e ne aveva, in parte, pagato le conseguenze.
"Michael era il mio unico vero amico e l'ho rovinato." Sentii la sua voce rompersi e il suo corpo alzarsi di scatto dalla sua posizione. Cominciò a camminare e lo vidi allontanarsi senza muovere un dito per fermarlo o per confortarlo.
E forse era proprio quello che voleva: qualcuno con cui parlare.
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Nel pomeriggio avevo mandato qualche messaggio di seguito a mia madre annunciandole che non sarei tornata per cena senza spiegarle dove sarei stata.
Mio padre mi aveva mandato un messaggio con l'indirizzo del suo nuovo appartamento, mi avrebbe portato da quel posto al ristorante in cui eravamo soliti andare.
Presi un taxi e arrivai nel luogo che mio padre mi aveva indicato. Un isolato scuro e pieno di alberi, sterrato e senza troppe strade.
Un seguito di campagne e piccole case ad un solo piano, un luogo tranquillo e silenzioso.
Appena scesi dal taxi un sorriso esplose nel suo volto che riuscì a contagiare il mio. Corsi verso di lui che mi aspettava precisamente davanti la sua macchina. Lo abbracciai più forte che potei e mi sentii mancare il fiato quando mi sussurro un ti voglio bene tesoro.
Avevo dimenticato come fosse sentire la sua voce da così vicino e senza che essa assuma quello strano rumore meccanico che il cellulare trasmetteva.
"Lo hai detto alla mamma?" Mi chiese appena entrati in macchina, evitando il mio sguardo.
"Le ho detto che uscivo." Dissi sinceramente a mio padre che mise in moto la macchina.
"Dille che sei stata con me quando ti riporterò a casa." Disse quando eravamo già per strada e ci lasciavano alle spalle quelle minuscole case di campagna.
"Come stai?" Mi chiese sorridendo nella mia direzione.
"Sto bene papà, tu come stai?" Pronunciai rendendomi conto della stupida domandanda che avevo fatto.
"Non va bene tesoro, mi mancate." Disse lui cercando di non piangere, sembrava che il suo viso l'avesse fatto per l'intera settimana.
Guardai la strada e chiusi gli occhi cercando di dimenticare quella situazione poco consona.
"E a scuola come va?" Cambiò argomento notando la tristezza sgorgare sul mio volto.
"Ho preso una A in biologia tre giorni fa." Ammisi cercando di sorridere e di farlo sembrare realmente compiaciuto.
"Sono davvero fiero di te, Hazy." Mi confessò stringendo le mani sul volante.
A in biologia, A in inglese, A in letteratura. Non mi era mai importato di quelle lettere, non avevano lo stesso valore che un sorriso soddisfatto dei miei genitori, possedeva.
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you complete mess | l.h
FanfictionAvevo dimenticato di stare male ed era possibile solo grazie al suo sorriso e alle sue braccia agganciate sicure attorno al mio gracile corpo. "Se stessi per cadere avrei qualcuno che sarebbe pronto a prendermi" pensai. E se fossi già s...
