Calum aspettava con pazienza davanti la porta di casa, si alzò quando finalmente mi vide arrivare dalla mia lunga passeggiata.
Mi avvicinai sempre di più a lui cercando di mantenere il mio viso neutrale ed indifferente a quello che era appena successo.
Hazel mi aveva lasciato da solo e senza parole un'altra volta; ero rimasto seduto su un marciapiede a riflettere sulle sue parole ed i suoi veritieri pensieri.
Ho sempre sbagliato con lei, le ho fatto notare anche quella parte di me che non volevo conoscesse, le avevo raccontato le vicende della mia vita che nessun'altro all'infuori di Calum ed i miei genitori, sapevano.
Ed avevo errato ad agire con lei allo stesso modo con cui trattavo tutte le altre persone che cercavano di concepirmi e consolarmi, perchè lei non era come loro.
E lo notavo dal modo in cui i suoi occhi brillavano colmi di lacrime quelle volte in cui i miei pensieri si impadronivano delle mie labbra e cominciavano a riferire la mia storia pensando che in quel modo l'avrebbero tenuta al sicuro, e protetta da ogni pregiudizio e dal falso rammarico.
I suoi occhi non mentivano, il modo in cui il suo cuore batteva irregolare quando le mie lacrime scivolavano sul mio viso per la prima volta dopo svariato tempo, il rumore del suo dolce respiro infranto dal pianto.
Sbagliavo, ogni giorno in un modo diverso con lei. Avrei dovuto contenere i miei sbalzi d'umore ed imparare a controllare le mie emozioni per il suo bene.
Quando arrivai di fronte al viso sorridente di Calum, rimasi lineare e spento. Mi venne difficile anche soltanto imitare un leggero sorriso. Le mie labbra serrate e i miei occhi puntati sui suoi, in attesa di conoscere le sue intenzioni.
"Sii pronto fra trenta minuti, ti aspetto qui." Parlò la sua voce ferma e risoluta.
"Per andare dove?" Dissi in tono di protesta, incurvando le sopracciglia.
"Vestiti, ti aspetto fuori, non voglio un no come risposta." Si spostò per lasciarmi passare ma non mi mossi dalla mia posizione, continuando a guardarlo negli occhi, contrariato.
"Io non esco, Calum, vai da solo o trovati qualcun'altro." Camminai verso l'entrata sicuro delle mie sentenze e prima che sorpassassi lo zerbino per dissolvermi immediatamente dentro casa, la sua voce rimbombò di nuovo nell'aria pungente invernale.
"Non se ne parla, ti voglio qui tra trenta minuti." Annunciò finalmente il moro seduto sui gradini dell'ingresso.
Sbattei la porta cercando di provocare un rumore piuttosto forte per fare notare a Calum la mia indisposizione.
Non avevo nessuna voglia di uscire per andare chissà dove, avrei preferito rimanere in casa e ascoltare buona musica fino a che il sonno non avesse pervaso ogni mia cellula e i miei occhi si fossero chiusi stanchi.
Fui pronto in quaranta minuti un po' di tempo in più dell'orario che Calum aveva dichiarato qualche tempo prima. Aprii la porta riluttante e a denti stretti sorpassai il moro e cominciai a camminare.
I nostri piedi ci portarono tra la nona e la decima strada, abbastanza vicini da casa, in un vecchio locale pieno di bottiglie di liquori di diverse dimensioni e forme.
Mi pietrificai quando i miei occhi si posarono sulla figura snella e slanciata di Ashton e il viso sorridente e divertito di Hazel.
Calum notò la loro presenza e si voltò a guardarmi con uno sguardo titubante e impaurito. Squadrò il mio volto con cura e sussurrò di andare via ma per sua sorpresa decisi di rimanere ed osservare con i miei occhi la situazione.
Strinsi la mascella quando il riccio posò il suo palmo sulla schiena di Hazel, ignaro della mia presenza, la accerezzò gentilmente con un sorriso sul volto. Accostai le mie spalle al bancone ed osservai la ragazza mentre tentava di giocare a biliardo, con un perpetuo sorriso sul viso.
Decisi di distogliere lo sguardo ed ordinare qualcosa per distrarmi da quella patetica scena.
"Rum." Affermai quando un ragazzo muscoloso posò il suo sguardo cupo su di me.
Afferrai il bicchiere e tornai a guardare i tavoli da biliardo colmi di ragazzi ed uomini intenti a giocare e a vincere.
Sorseggiai il mio drink lentamente e sentii la mia gola bruciare nel momento in cui il liquido limpido trapassò l'esofago, riscaldandomi.
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you complete mess | l.h
FanfikceAvevo dimenticato di stare male ed era possibile solo grazie al suo sorriso e alle sue braccia agganciate sicure attorno al mio gracile corpo. "Se stessi per cadere avrei qualcuno che sarebbe pronto a prendermi" pensai. E se fossi già s...
