Tides will bring me back to you

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"That little kiss you stole,
It held my heart and soul,
And like a deer in the headlights I meet my fate,
Don't try to fight the storm,
You'll tumble overboard,
Tides will bring me back to you."

Le parole di Deathbeds dei Bring Me the Horizon si susseguivano nella mia testa con una melodia lenta e tranquilla.
Sentii questa canzone per la prima volta cantata da Michael che riusciva a trasformarla in una ballata moderata con una sfumatura di rock dovuta al suo tono di voce.
Scrollai la testa al pensiero di Michael e del modo in cui mi mancava la sua voce.

Rallentai quando notai un ragazzo dai capelli ricci stretti confusamente in una bandana e una ragazza dal viso piccolo e roseo seduti su una panchina. Il ragazzo parlava e la ragazza ascoltava interessata dalle sentenze del riccio. Mi resi conto di osservare due figure che conoscevo molto bene. Ashton ed Hazel immersi in un dialogo che sembrava interessare solamente il ragazzo che esponeva le sue parole scrutando la punta delle sue scarpe nere.
Tolsi le cuffie curioso di sapere cosa i due conoscenti potessero discutere ma la distanza non mi lasciava distinguere con chiarezza le sue parole.
"Mi dispiace."
Mi concentrai sul labbiale di Ashton e non riuscii dedurre che questi due unici termini.
Avvampai dalla rabbia e camminai velocemente cercando di non essere notato, lontano dal luogo che da sempre era stato cagione di tranquillità e pace interiore, ambiente perfetto per rischiarirsi le idee e posto di serenità e quiete.
Rimisi le cuffie nelle mie orecchie e continuai a smorzare i miei pensieri ripetendo nervosamente le parole delle canzoni che risuonavano nelle mie orecchie.
Quando finalmente mi allontanai dal parco, senza riconoscerne la ragione, mi ritrovai davanti il cimitero in cui mio fratello era sepolto. Un brivido freddo trapasso la mia schiena e il mio collo e impulsivamente strinsi le mie braccia attorno al mio corpo.
Ricordai di qualche anno fa quando Michael mi raccontò, nella notte di Halloween, che quando percepivo un brivido freddo era causato da uno spirito che ti stava sfiorando o che ti stava vicino. Fui terrorizzato per il resto del mese e per qualche strano motivo adesso non avevo paura di quella stupida credenza ma mi sentii incosciamente protetto.
Sorrisi quando sentii un altro brivido scuotermi e pensai a Michael.
Percorsi piano la strada che portava alla lapide di mio fratello. Ad ogni passo mi sembrava di avvicinarmi sempre di più a quel giorno e al dolore interiore che sopportai nelle viscere della mia anima fino ad oggi, tormento che porterò dentro di me fino alla morte.

Quando arrivai finalmente alla sua tomba mi accorsi di non aver comprato nessun fiore da posare nel vaso di fianco ma non mi preoccupai più di tanto perchè il recipiente era pieno di ortensie violacee.
Mi appoggiai di fianco alla cementificazione in cui era inciso il mio stesso cognome. Accarezzai stupidamente la lapide ad occhi chiusi immaginando il suo volto e le sue braccia che improvvisamente mi cingevano le spalle.
Aprii gli occhi e afferrai lo zaino che avevo poggiato per terra, acchiappai il mio diario e una penna e posizionai comodamente per terra trovando una posizione agevole.

Dear Michael,
sono scappato dalle conseguenze e ho aggirato l'ostacolo trovando riparo e rifugio di fianco a questa lapide che porta il tuo nome inciso.
Accecato dalla rabbia ho distrattamente avvicinato il mio cuore al tuo per cercare una via di fuga dal dolore che la vista di Ashton continua a provocarmi.
Sentii il cuore battere più forte quando la sua indegna bocca pronunciò quelle parole prive di significato scandite con cura per riuscire ad ingannare chiunque che fossero leali ed oneste.
I "mi dispiasce", i "scusa" che dopo un anno dalla tua morte questo vile ragazzo è riuscito a pronunciare senza rendersi conto del suo imperdinabile sbaglio, risultano inutili e muti movimenti di labbra. Le stessa bocca che giorno dopo giorno sorrise, ignara del dolore che un fratello provò nel perdere l'altra metà di se'.
Come ci è riuscito? A dimenticare tutto, a mettere da parte il bene che ingiustamente gli hai donato? A cancellare dalla mente le risate e gli abbracci che hai sprecato con lui?
Come si può dimenticare di aver rovinato la vita di una famiglia, di aver ingrigito delle esistenze con la costanza e l'insistenza di te stesso che sei schiavo di una sostanza?
Ignaro delle conseguenze di questa perseveranza.

Mi hanno spiegato che non devo essere troppo crudele con lui, che non è solo colpa sua ed è anche tua.
Hai scelto di seguire i suoi ragionamenti, di ascoltare le sue frottole e assumere quello che ti ha ucciso per un anno intero.
Hai deciso di vivere i tuoi sbagli e lasciarti trascinare in una profonda buca di terra da cui non potrai più uscire.
Hai lasciato che la tua mente si persuadesse delle parole che Ashton aveva usato per convincerti a "divertiti".
La redenzione non lo aiuterà a farsi perdonare e ritrovare la pace. Ho deciso di non donargli alcuna remissione, di continuare ad ignorare la sua stridula voce.

Quando scrutai i loro corpi vicini parlare il mio sguardo si soffermò su Hazel dal viso spento e triste, coinvolta nel discorso che Ashton stava affrontando da solo. Come se avesse qualcosa da spiegarle, come se fosse lei la prima persona con cui dovrebbe parlarne. Allo scuro di ogni particolare di questa storia, stava in silenzio e ascoltava non so quali argomenti.
Come se fosse lei quel qualcuno che potrebbe aiutarlo ad annegare i sensi di colpa che nuotano nella sua mente spenta e corrotta.

E decisi di scappare lasciando Hazel nelle sue mani, dimenticando la promessa che mi ero prefissato: proteggerla da lui, evitare che potesse contagiare la sua debole mente con le sue idee di svago.

Senza persarci più di qualche attimo chiusi il diario in fretta e lo posai di nuovo nel mio zaino. Cominciai a correre verso il parco in cui avevo lasciato Hazel parlare dell'ignoto con Ashton.

Proteggerla era quello che dovevo fare.

you complete mess | l.hDove le storie prendono vita. Scoprilo ora