It's my fault.

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Ashley

Lo sapevo. Sapevo che stavo sbagliando tutto. Che ero un casino, che stavo rovinando la vita di quelle persone.

Ero arrivata all'improvviso come un uragano silenzioso che spazza via tutto e lascia solo cuori infranti. 

Come quello di Liam.

Io fingevo di non sapere, ma sapevo. Che ci credeva veramente che un giorno saremmo potuti diventare una vera famiglia. E incassava i colpi senza fiatare perché ci sperava, che fosse solo la tempesta prima della quiete.

Ma quando mi guardava aveva lo sguardo di chi in cuor suo, sapeva che non sarebbe mai successo. Ma ci credeva, con tutto se stesso.

E il cuore infranto di Christopher, l'uomo che vedevo due volte al giorno e che si ritrovava in corridoio a raccontare alle pareti che non sapeva come comportarsi con me, forse sperando che aprissi la porta e gli dessi una risposta.

Come quella sera, quando per un motivo a me sconosciuto, decisi di unirmi a loro per la cena. Forse per amor proprio, non avevo intenzione di farmi soccorrere da Louis la mattina dopo.

Scesi le scale silenziosamente, percorsi il corridoio titubante e quando mi trovai dietro lo stipite della porta, le loro parole mi fecero fermare.

"Quella ragazza non ha bisogno di comprensione, ma di disciplina." Era Lauren a parlare. E chi altri poteva essere? Era una donna tutta di un pezzo, rigida come pochi.

"Non sai neanche se è tua figlia. Mi chiedo perché non hai voluto fare il test." continuò.

"È mia figlia Lauren, ha i miei occhi.. il mio viso." le rispose Christopher, quasi in un sussurro. Lei sospirò.

Io su questo non avevo dubbi. Me ne ero accorta subito, quando alzando lo sguardo, in aeroporto, avevo visto due tizi che si guardavano intorno disorientati. Lo sapevo che erano loro.

"Non può continuare a vivere in questa casa come un fantasma. La vediamo uscire dalla sua stanza solo per andare a scuola. Non si unisce a noi neanche per i pasti." disse lei.

"Lo so, hai ragione. Io.. troverò una soluzione. Posso provare a chiamare la sua famiglia adottiva, forse sanno come comportarsi.." disse Christopher.

A quelle parole una morsa mi strinse lo stomaco. Ci eravamo lasciati con un addio bestemmiato, nel peggiore dei modi. Con un voi non siete i miei genitori e un esci da questa casa.

Mi chiesi se gli avrei mai rivisti, se gli avrei mai perdonati.

"Potremmo mandarla da uno psicologo." propose Lauren e io corrugai la fronte inorridita.

"Non credo che aiuterebbe." disse Christopher, per fortuna.

"Allora cosa proponi? Guarda che lei non ha bisogno di tempo. Di tempo per abituarsi ne ha avuto." disse Lauren.

E mi ritrovai ad essere d'accordo con lei. Se solo avessi voluto, mi sarei ambientata velocemente. Ma era questo il punto, io non volevo.

Mi passò la fame e decisi di ritornare in camera. Tanto lo sapevo che era una pessima idea.

Non appena mi voltai, mi scontrai con qualcuno e quando alzai lo sguardo, riconobbi Liam. Mi guardò a labbra strette, indeciso sul da farsi. Dopo poco finse una tosse per schiarirsi la gola.

"Ceni con noi?" chiese, con un filo di voce.

Lo guardai e schiusi le labbra per dar voce alla mia risposta negativa. Ma poi le parole mi morirono in gola e non so perchè, ma annuii.

-

"Allora Ashley, ti trovi bene nella nuova scuola?" chiese Lauren, interrompendo il silenzio imbarazzante che si era venuto a creare.

Just Forget The World | h.s.La tua prossima ossessione. Scoprilo ora