Zayn
due giorni prima
Ero sulla porta, stavo per uscire da casa sua. Stavo per andarmene con un peso più leggero di quando ero entrato.
La signorina Martin era diventata una figura importante nella mia vita. Era assurdo pensare che solo pochi mesi prima la consideravo solamente una professoressa ficcanaso e fastidiosa.
Adesso era molto di più. Era la miglior amica della madre di Ashley ed era una donna disponibile ed altruista.
Si era presa cura di lei quando aveva scoperto la verità sui suoi genitori e adesso aiutava me con l'affidamento di mia sorella.
Le cose erano peggiorate. Safaa si era resa conto che qualcosa non andava. Aveva iniziato a fare domande su nostro padre.
Si chiedeva perché fosse così assente. Perché la sera rientrasse tardi. Perché lo sentisse gridare sempre.
Non ero ancora riuscito a convincere Doniya a denunciarlo, ma sentivo di esserci vicino. O almeno lo speravo.
Judy mi abbracciò. "Stai tranquillo Zayn, risolveremo tutto." disse. Ricambiai l'abbraccio, ricordando a malapena l'ultima volta che ne avevo ricevuto uno.
Da quando mia madre era morta, nessuno si era più preso cura di me in quel modo. A parte Ashley ovviamente. Ma lei non era lì.
Quando arrivai a casa mia, l'abitazione era immersa nel silenzio, segno che non era ancora rientrato.
Safaa era ancora a scuola per fortuna, così avrei avuto il tempo di sistemare il casino che lui aveva lasciato.
Iniziai a raccogliere i vestiti sparsi per il salotto e dopo averli gettati nel cesto della biancheria sporca, mi diressi in cucina.
Sospirai e presi la granata, ripulii il pavimento dai vetri rotti del bicchiere e dal liquido che esso aveva contenuto prima di infrangersi a terra.
Raccolsi le due bottiglie completamente vuote e tolsi dal tavolo la cenere del sigaro. Dopo aver gettato l'immondizia, salii al piano di sopra ed aprii la porta della mia stanza.
Non di quella in cui dormivo, ma di quella in cui potevo essere me stesso e poter esprimermi in completa solitudine.
Avevo finito di dipingere il soffitto. Era stata un'idea di Ashley quella di raffigurare un cielo stellato.
Mi mancava. E chiudermi in quella stanza voleva dire sentirla più vicina. Ma la maggior parte della volte non bastava.
La volevo al mio fianco. Mi mancava da star male. Mi mancavano i suoi abbracci, le sue risate. Mi mancava fare la lotta con lei, mi mancava farle il solletico fino a farla restare senza fiato.
Mi mancava la sua apprensione nei miei confronti e mi mancavano le sue minacce, le sue ramanzine.
Mi mancava litigare con lei, scambiarci uno sguardo e scoppiare a ridere, perché più di due minuti era impossibile tenerle il muso.
Mi mancava lei, perché era la mia metà, mi completava, mi compensava. Era la mia forza, il mio equilibrio. E senza di lei a sostenerlo, il mio mondo cadeva a pezzi.
Però quella sera, il mio mondo cadde a pezzi a causa sua.
Mi sdraiai sul pavimento, gli occhi puntati sul quel cielo stellato che io stesso avevo dipinto. Pensando a lei. Pensando alla ragazza che, da quando era partita, era diventata un'altra persona.
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Just Forget The World | h.s.
FanfictionLei, irrimediabilmente diffidente. Lui, irrimediabilmente convinto di poter farla tornare quella di una volta. Loro, irrimediabilmente legati l'uno all'altra. Alcune esperienze ti portano a chiuderti in te stessa. E innalzi muri insormontabili, obbl...
