The wrong goodbye.

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Ashley

Lo guardai per quelli che sembrarono minuti infiniti. Poi presi coraggio, ed iniziai a leggere.

Una morsa mi attanagliò lo stomaco quando lessi i miei dati anagrafici. Di seguito, quelli dei miei genitori e infine, la firma di una donna.

Rebecca Jones, di nuovo.

Cercai di non andare nel panico. Doveva esserci qualcosa di sbagliato.

Ripresi in mano quello che sembrava essere il mio certificato di nascita, e il nome della madre corrispondeva al nome della donna che aveva firmato quel certificato di adozione.

Adozione.

Più pensavo a quella parola, più il mio cervello andava in tilt.

Mi alzai e senza pensare a niente, uscii dalla stanza e mi diressi al piano di sotto.

Non potevo trarre conclusioni affrettate ed entrare nel panico più totale senza prima esserne certa.

Potevo sentire i miei genitori parlare in cucina, stavano ridendo spensierati. Erano rari questi momenti, ma mi sentii obbligata ad interromperli.

Aprii la porta e appena entrambi si voltarono verso di me, cambiarono drasticamente espressione.

Non perché avessero notato i documenti fra le mie mani, ma potevo solo immaginare il mio volto. Probabilmente era il ritratto del terrore in quel momento.

Nonostante fossi una ragazza piuttosto intelligente, capace di capire le cose. Decisi che l'opzione in cui ero stata adottata, non era neanche da prendere in considerazione.

Doveva esserci una spiegazione per quei fogli, frutto sicuramente di un errore.

"Piccola, che succede?" chiese mia madre preoccupata, chiudendo l'acqua del lavandino, restando a mezz'aria con un piatto in mano.

Mio padre, invece, era a sedere attorno al tavolo. Così mi avvicinai ad esso e posai i documenti sul ripiano in legno.

"Cosa significano?" chiesi, accorgendomi subito dopo che la mia voce era uscita spezzata.

Mio padre restò immobile. Mia madre allungò il collo per vedere cosa avessi poggiato sul tavolo.

Sembrò riconoscere quelle scartoffie. Ecco perché lasciò andare il piatto, il quale si frantumò a terra in mille pezzi.

In quel momento, il piatto rappresentò esattamente il mio stato d'animo. Cadde a terra esattamente come il mondo mi cadde addosso.

Si portò una mano sulle labbra, mentre gli occhi gli si inumidivano.

Io la guardai come se fosse appena diventata una sconosciuta. Perchè adesso lo sapevo, ero stata adottata, non era mia madre.

Lui abbassò lo sguardo.

Nessuno provò a negare, nessuno mi diede una speranza a cui attaccarmi. Rimasero in silenzio, parlando solamente con gli occhi. Occhi celesti, non marroni come i miei.

Ed io che mi ero sempre chiesta com'era possibile che fossi così fisicamente diversa e loro, che mi avevano sempre detto che somigliavo al nonno di mio padre.

Stronzate.

"Ci dispiace." piagnucolò lei.

Una lacrima rigò il mio viso, niente a confronto di quello che mi stava succedendo dentro.

"Di cosa?" chiesi, quasi in un sussurro.

"Di non avermelo detto o che io lo abbia scoperto?" continuai.

Just Forget The World | h.s.La tua prossima ossessione. Scoprilo ora