Ashley
"Ehi, tranquilla." disse, il ragazzo che mi ero ritrovata improvvisamente di fronte.
Nonostante il sorriso rassicurante che mi rivolse, scansai le sue mani, quando queste provarono a posarsi sulle mie spalle.
Indietreggiai di un paio di passi e portai una mano sul cuore, con l'intenzione di evitare che mi uscisse dal petto.
Mi ero voltata e il suo corpo era ad un paio di centimetri dal mio. Ero morta di paura, perché non l'avevo sentito arrivare. Pensavo che i passi si fossero allontanati, dal momento che non li avevo più sentiti.
Per un attimo avevo avuto paura che mi avesse trovata, che fosse lui. Dean. Ma il ragazzo che mi guardava, ancora sorridente, non era lui. Grazie al cielo.
Mi era familiare. Indossava una felpa blu, della quale il cappuccio era sollevato così da lasciar visibile solamente qualche ciuffo castano.
Nonostante la poca luce, potevo scorgere i tatuaggi colorati che fuoriuscivano dal colletto della sua maglietta bianca.
E quelli, insieme al cerchietto di metallo che gli circondava il labbro inferiore, mi fecero pensare a Long Bech. Ma lui lo avevo conosciuto a Wolverhampton, adesso lo ricordavo.
"Cameron." dissi, ancora senza fiato per lo spavento. "Cam, per gli amici." schiuse le labbra in un sorriso affascinante.
La paura che avevo provato inizialmente, venne spazzata via al ricordo della sua gentilezza. Era stato carino con me quando ero stata da lui per fare il tatuaggio e ricordavo che lo avevo trovato fin da subito un ragazzo simpatico.
"Mi hai spaventata." risi in imbarazzo, arrossendo al ricordo dell'urlo che aveva lasciato le mie labbra non appena me lo ero trovato davanti.
"L'ho visto." mi derise. "Non pensavo di essere così spaventoso." si finse offeso.
"Non è colpa tua. È il buio.. il silenzio." dissi, gesticolando.
"Dove stavi andando, tutta sola?" chiese, mentre invece io mi chiedevo come facesse a non morire dal freddo, visto che indossava semplicemente una felpa.
"Ehm, io stavo andando.. conosci il Rammer Jammer?" chiesi. E lui annuì. "Be', lì." risposi, dondolandomi sui talloni.
Mi stava simpatico e tutto, ma la sua presenza non alleviava il freddo e volevo davvero entrare in quel bar.
"Ti accompagno." propose. "Così eviti di stordire qualcun altro con le tue urla." scherzò.
"Il buio fa meno paura se si attraversa in due." mi fece un occhiolino ed io non ebbi il coraggio di negargli un si.
Iniziò a camminare ed io lo affiancai.
"È guarito il tatuaggio?" chiese, voltandosi a guardarmi. "Si, è perfetto." risposi.
"Te lo farei vedere, ma muoio di freddo e non ho intenzione di sollevare la manica del cappotto." risi, contagiando anche lui.
"Non preoccuparti. Avremo altre occasioni." disse, rivolgendomi un secondo occhiolino.
Abbassai lo sguardo imbarazzata e lo rialzai solamente una volta arrivata all'ingresso del bar.
"Potremmo vederci qualche volta." disse titubante, mentre infilava le mani nelle tasche dei jeans.
Non riuscii a fermare la reazione automatica che quelle parole scatenarono in me. Schiusi le labbra e dilatai leggermente gli occhi per la sorpresa.
"Oh Dio, scusami. Dimenticavo che tu ed Harry.." iniziò, ma io lo interruppi. "Io ed Harry non stiamo insieme." ci tenni a precisare.
Ma dopo averlo fatto, mi sentii strana. Quasi in colpa. Ma dopo tutto era vero, no? Te baci non sono di certo una promessa di matrimonio.
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Just Forget The World | h.s.
Fiksi PenggemarLei, irrimediabilmente diffidente. Lui, irrimediabilmente convinto di poter farla tornare quella di una volta. Loro, irrimediabilmente legati l'uno all'altra. Alcune esperienze ti portano a chiuderti in te stessa. E innalzi muri insormontabili, obbl...
