[Avventura/Romance] COMPLETA
Trilogia "Il Ciondolo dell'Aquila" - Libro 3
ATTENZIONE! Può contenere spoiler per chi non ha letto "Il Viaggio per la Libertà" e "Il Viaggio per la Salvezza".
Con l'economia di Lanth in ginocchio a causa della pressione...
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La notte durante il viaggio in nave, Aera si trovò bloccata in un incubo angoscioso, come non ne aveva da tempo: era riuscita ad arrivare, insieme a Zalcen e Aniène, agli strapiombi che precedevano le Montagne, oltre le quali sarebbero stati al sicuro, ma Zalcen era inciampato, e ora stava per cadere, mentre si aggrappava a un qualche spuntone di roccia e teneva la mano di Aera.
La ragazza tentava di aiutarlo e non farlo scivolare, e anche Aniène voleva darle una mano, ma era come se, invece di tirare, la bambina stesse spingendo Aera, mettendola ancora più in difficoltà.
La ragazza si voltava e la pregava di lasciar stare, di smetterla, di andare a nascondersi, ma la piccola, ostinata, ribatteva che voleva aiutare Zalcen, che gliel'aveva promesso. Aera non aveva la forza di dire alla piccola che ciò che stava facendo era tutt'altro che aiutarlo, forse perché non si mettesse a piangere, o forse per paura che per ripicca la bambina l'avrebbe spinta ancora più forte.
Ma Aniène era così una brava bambina... Non l'avrebbe mai fatto!
Alla fine, la forza di Aera non era abbastanza, e Zalcen cadeva nel vuoto, mentre Aniène scoppiava a piangere e correva via, insultandola.
Ciò che più rimase impresso nella mente di Aera fu la sensazione della mano di Zalcen che stringeva la sua, come fosse la sua ultima speranza. Anche nella realtà Aera aveva provato la medesima sensazione, tempo prima, ed era stata l'ultima occasione in cui aveva stretto la mano di Zalcen. L'ultima occasione in cui gli era stata vicina.
Tuttavia, Aera non era stata in grado di voltarsi e guardarlo in volto un'ultima volta, mentre nel sogno vedeva la figura di Zalcen allontanarsi e rimpicciolirsi. Precipitava, senza emettere un suono, né un urlo né un tonfo, e senza mai toccare il fondo. Continuava a guardarla, gli occhi di quel grigio argenteo spalancati. Non la stavano accusando – era Aera ad accusarsi da sola.
Si colpevolizzava di non avere avuto abbastanza forza, fosse per guardarlo negli occhi nella realtà, o per salvarlo dalla caduta in quel sogno.
Aera si tirò a sedere, strofinandosi gli occhi nel tentativo di far scomparire quell'incubo. Pensò che forse ne sarebbe stata in grado, se fosse uscita a prendere una boccata d'aria fresca.
Si alzò dal letto, il movimento accompagnato dal dolce ondeggiare della nave.
Tentò di darsi un'idea di che ore fossero, guardando fuori dalla finestrella. Scostata la tenda, non si ritrovò davanti la massa nera illuminata dalla luna e bucherellata dalle bianche stelle e le creste delle onde, ma un cielo violaceo, prossimo all'alba, un mare di un blu profondo, e gli astri che parevano spegnersi uno a uno. Significava che mancava poco anche all'arrivo al porto di Evol.
Le orecchie di Aera captarono un suono, un fruscio – Reyns, ancora beatamente addormentato, si era mosso tra le coperte.
La ragazza si avvicinò di nuovo al letto, e venne rapita dall'espressione serena sul suo volto. Raramente l'aveva visto sorridere, e il fatto che respirasse così, con calma imperturbabile durante il sonno, significava che gli incubi che continuava a ribadire, almeno per una notte, lo avevano lasciato.