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- Capitolo Ventinove -

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«Morta? Che cosa significa?»

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«Morta? Che cosa significa?»

La domanda di Reyns riecheggiò nello studio dell'Imperatore, senza che vi fosse risposta.

Il ragazzo, seppur stentasse a credere che fosse possibile, era in preda al panico, e cercava, fallendo, di trovare una spiegazione a ciò che l'Imperatore gli aveva appena comunicato.

«È stata trovata morta nel suo letto, questa mattina» parlò Owan, con voce grave. «Tutti noi siamo addolorati per la sua dipartita, ma così è. La causa del decesso è senza dubbio la Lefsan, quindi non si tratta di nulla che qualcuno di noi avrebbe potuto impedire. Se non per te stesso, almeno per me, non fartene una colpa, Reyns.»

«Ma non è possibile! Ci deve essere un errore! Non può essere morta!» si rifiutò di credere ancora.

«Comprendiamo e condividiamo il tuo dolore, Reyns, ma non vi è nulla che possa essere fatto. Mi recherò personalmente a Lanth per comunicare la notizia ai sovrani, in modo che questo grave compito non spetti a te» si offrì Owan.

«No, Voi non capite. Non è fisicamente possibile che Aera sia morta» si impuntò Reyns, scuotendo la testa.

«E perché non potrebbe?» domandò il dottor Tizho, che fingeva totale estraneità alla vicenda. «Che cosa avrebbe mai potuto impedire la morte di Aera?»

La morte di Aera. Quelle parole, forse la più grande paura di Reyns, vennero scagliate nel silenzio come frecce che colpirono il giovane, minacciando di fargli versare una lacrima.

E non si era nemmeno riferito a lei tramite il suo titolo. Come se lei gli avesse dato il permesso di abbandonare le formalità.

«Voi lo sapete benissimo, dottore» rispose, senza nemmeno degnarlo di uno sguardo.

L'Imperatore guardò il ragazzo, senza capire, andando alla ricerca di spiegazioni. «Come puoi essere così sicuro di ciò che il dottor Tizho sa e non sa?» domandò, togliendo le parole di bocca al medico.

«Nel suo studio si trova un libro, dal titolo Ilgo'es Kaeclenc'es Kelvidi. Inutile fornirvi una traduzione, suppongo.»

Owan annuì, e Reyns continuò. «Ora, mi sembra ovvio che chiunque abbia anche solo aperto quel libro, senza nemmeno arrivare alla decima pagina, e conosca la lingua Antica, come il dottor Tizho, sia al corrente del mistero che aleggia sul Ciondolo dell'Aquila. Non credo che a una mente acuta come quella del Vostro medico sia sfuggito il fatto che si tratti di un ciondolo magico, che protegge il portatore dal dolore e soprattutto dalla Morte.»

Soltanto pronunciando queste ultime parole il suo sguardo si posò su Tizho.

Reyns non era affatto preoccupato, ma scettico, a questo punto. Doveva trattarsi di una messinscena, anche se ignorava la ragione per cui fosse stata architettata.

«Mi rifiuto di credere che si stia parlando della principessa Aera» terminò.

«Ma è stata trovata nelle sue stanze, nel suo letto» intervenne Tizho. «Questa mattina, Iansa, la servitrice inviata da Re Divro, ha bussato alla sua porta, non avendola vista al tavolo della colazione. Non udendo risposta dalla principessa, è entrata, ha tentato di svegliarla, e poi è corsa subito a chiamarmi. Tuttavia, ormai era troppo tardi. Deve essere morta questa notte, e in preda a chissà quali sofferenze...»

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