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- Capitolo Dodici -

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La zona del porto era estremamente affollata, e ciò che più era sorprendente era che una buona metà dei presenti fosse costituito da guardie Imperiali

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La zona del porto era estremamente affollata, e ciò che più era sorprendente era che una buona metà dei presenti fosse costituito da guardie Imperiali. I mantelli rossi dei soldati svolazzavano come infinite bandiere infuocate, e davano l'impressione di soffocare le figure nei paraggi.

Erano come rapaci che volassero in cerchio, in alto nel cielo, nei dintorni della preda designata. Lyrja sentì di essere quella preda.

Indietreggiò, puntando a un molo, ma due soldati si incamminarono in quella stessa direzione, così cambiò strada. Andò verso un banco dove le sembrava si vendesse del pesce – forse l'avrebbe aiutata a mischiarsi tra la folla, fingere di condurre una vita sull'isola. Ma ormai era stata puntata.

Lyrja si ritrovò con due sole opzioni – l'acqua, a destra, o il muro di una casa, a sinistra. Si avvicinò a quest'ultima – vedeva anche altri giovani all'incirca della sua età nei paraggi.

Con il senno di poi, avrebbe scelto l'acqua.

Ora che vedeva le cose da un altro punto di vista, era tutto più chiaro – le guardie stavano di fronte a lei e agli altri ragazzi, che avevano fatto mettere in riga.

Un volto conosciuto spiccò tra la folla. Venne notato dalle guardie, e anche da Lyrja, che riconobbe la giovane figura, avendola vista in compagnia di Kael, l'Ideev che tanto aveva temuto, soltanto qualche giorno prima. Era una coincidenza che in seguito a quei diamanti avuti in dono anche la coppia di innamorati fosse giunta sulle Isole?

Questo fu ciò a cui Lyrja pensò, vedendo la ragazza, ma la guardia che stava di fronte a lei ebbe un altro approccio.

«Tu!» gracchiò il soldato, prendendo per la camicia il giovane che stava al suo fianco – Kael. I due Valliani furono costretti a mettersi in riga insieme a tutti gli altri.

Ora non erano poi così distanti. E se lui e Ceala si trovavano sull'isola da più tempo di lei, forse avrebbero potuto spiegarle cosa stava succedendo.

«Kael...» Lyrja provò a rivolgersi a lui, ma ciò che ottenne fu una sfuriata da un altro dei soldati, che la spaventò e la costrinse a rimettersi in riga.

Fece attenzione a respirare il più silenziosamente possibile, come se solo il fiatare fosse punibile con l'arresto.

Ma mentre tutti sembravano tremare in silenzio attendendo qualcosa, Lyrja non aveva ancora capito il perché avessero costretto ragazzi e ragazze poco più che quindicenni a radunarsi nei pressi del porto di Evol.

Dopo che i componenti di quella lugubre adunata arrivarono all'incirca a una ventina, una delle guardie, un uomo dalla pelle scura, prese a camminare avanti e indietro. Esaminava i giovani uno per uno, come un corvo che dovesse scegliere su quale carogna banchettare.

Si avvicinò a due ragazze, una vestita di bianco, l'altra di nero, l'una pallida e l'altra scura di pelle, l'una che abbracciava l'altra come un bambino si stringe al fratello maggiore quando ha paura del buio.

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