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- Capitolo Cinquantatré -

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L'acqua era fredda

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L'acqua era fredda. I suoni lontani, ovattati. Bolle d'aria la sorpassavano, leggere, e raggiungevano la superficie.

Doveva seguirle. Doveva vivere.

Era viva?

Strinse nella mano destra il Ciondolo dell'Aquila, la sua garanzia di sopravvivenza, l'unico scudo dalla giusta punizione che si sarebbe meritata per i suoi peccati.

Ma non lo sentì.

Aera riemerse, guardandosi attorno, impanicata. Aveva perso il Ciondolo dell'Aquila. Era sul fondo del mare. Oppure lo aveva Reyns?

Lo cercò, tra le onde, temendo il peggio, solo per vederlo riemergere accanto a sé. La ragazza sospirò di sollievo, e prese a nuotare verso uno scoglio. Reyns lo raggiunse per primo, e le porse una mano, aiutandola a salire e sedersi accanto a lui sulla roccia.

Aera tremava, per il freddo e per la paura. L'acqua salata sgocciolava dall'orlo del suo vestito.

«Reyns... Il Ciondolo...» balbettò, interrotta dai colpi di tosse a causa dell'acqua salata che aveva bevuto.

«Va tutto bene» ripeteva il ragazzo, stringendola a sé. «Non ci serve.»

«Sì che ci serve, invece!» ribatté lei, distaccandosi dall'abbraccio e guardandolo negli occhi, incapace di credere a ciò che aveva appena udito uscire dalle labbra del ragazzo. «Sei stato punto appena sotto l'orecchio chissà quanto tempo fa! Non hai che ore da vivere! Se non recuperiamo il Ciondolo...»

«È una bugia» la interruppe lui, mettendole entrambe le mani sulle spalle.

Aera fece un passo indietro, scivolando via dalla sua presa, e arrivando al bordo dello scoglio, ancora una volta incapace di riconoscere il giovane che le rivolgeva lo sguardo, che sentiva di amare e che diceva di amarla.

«Non è il Ciondolo a garantirci il favore degli Dei» continuò Reyns. «Sono stati gli Dei a garantirci il Ciondolo fino ad ora.»

«Ma che stai dicendo?» domandò lei, rifiutandosi di capire.

Reyns cominciò a spiegare, mentre strizzava il drappo rosso dell'uniforme da guardia Imperiale che ancora indossava. I ciuffi di capelli della sua frangia erano appiccicati alla sua fronte, e una minuscola cascata d'acqua seguiva il contorno dei suoi zigomi, per poi sgocciolare dal mento.

«Ho continuato a pensarci, mentre ero rinchiuso in quella cella» disse lui. «Il Ciondolo dell'Aquila non è stato altro che un simbolo di libertà, vita e speranza, per noi.»

«Mi sembrano tutti ottimi motivi per abbandonarlo sul fondo del mare!» ribatté Aera, sarcastica.

«Non capisci?» riprese Reyns, aspro. «Se davvero essere in possesso della collana ci garantisse il completo favore degli Dei, Tizho non sarebbe mai stato in grado di toglierlo né a me, né a te, e non ti sarebbe scivolato di mano, ora.»

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