[Avventura/Romance] COMPLETA
Trilogia "Il Ciondolo dell'Aquila" - Libro 3
ATTENZIONE! Può contenere spoiler per chi non ha letto "Il Viaggio per la Libertà" e "Il Viaggio per la Salvezza".
Con l'economia di Lanth in ginocchio a causa della pressione...
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Aera aprì lentamente gli occhi, ancora stordita. Sentiva freddo, come se fosse sdraiata su una lastra di ghiaccio, dura e gelida, in un luogo buio e maleodorante.
Riuscì a tirarsi a sedere, con molta fatica. Si sentiva indolenzita, come quando durante il viaggio verso Lanth, senza il Ciondolo dell'Aquila a proteggerla, il suo fisico risentiva anche dei fastidi minori, e dell'affaticamento dei muscoli.
Un'ondata di panico la investì, e quando scoprì di non averlo al collo, la sommerse. Tastò tutt'intorno a sé, senza trovare nulla. Anche quando i suoi occhi si adattarono all'oscurità, non vide alcun segno della sua collana.
La sua angoscia andò a Reyns – se avesse perso il Ciondolo dell'Aquila o peggio si fosse ammalata, il ragazzo sarebbe stato ritenuto responsabile.
Si prese la testa tra le mani, riservando qualche preghiera agli Dei che ora non erano più tenuti ad aiutarla, ma in fretta tentò di riprendersi d'animo, e risolvere un altro dei suoi problemi, uno che ora era passato in secondo piano – capire dove si trovasse.
Era un luogo freddo e umido. Ad Aera bastò questo per capire di essere stata rinchiusa in una cella delle segrete Imperiali.
Tra le fughe delle mattonelle del pavimento e del muro cresceva del muschio. L'unica fonte di luce era una finestrella, alta, chiusa da inferriate impossibili da piegare o spezzare. Il muro adiacente era sporco, incrostato, e vi era una panca, sulla quale Aera si sarebbe dovuta costringere a dormire.
Gli altri due lati della cella erano chiusi da sbarre di ferro; le prime la mettevano in comunicazione con il corridoio, mentre le seconde erano in comune con quelle della cella adiacente, nella quale gli occhi di Aera distinguevano figure distese, sedute... Forse era la sua immaginazione?
«C'è nessuno?» provò a chiedere.
Fortunatamente, quel poco di voce che riuscì a buttar fuori venne udito da qualcuno.
«Non urlare!» sussurrò una voce dalla cella adiacente.
Aera si avvicinò, e distinse la figura di una ragazza: aveva occhi scuri, capelli scuri, la pelle scura, ed era vestita di nero. Un'ombra, in un luogo che le ispirava solo morte. Aera tremò, ma si concentrò sul bianco di quegli occhi neri e profondi.
«Che cosa mi è successo?» chiese, forse agli Dei, e non a quella ragazza. «Dove sono?»
«Siamo nei sotterranei del Palazzo Imperiale» rispose l'ombra.
«E che ci faccio qui?»
«Non lo sappiamo» fu la risposta. «Non lo sa nessuno.» Si unirono altre voci. «Nessuno.»
«No!» si oppose Aera, non riuscendo a trattenersi dall'alzare la voce. Non poteva crederlo. Doveva trattarsi di un incubo. Era un incubo. E sarebbe finito presto.
Si aggrappò alle sbarre della cella, e si mise alla ricerca di qualche difetto, qualche punto in cui il passo delle sbarre fosse abbastanza largo da permetterle di infilarsi nel mezzo e uscire.