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- Capitolo Ventidue -

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Lyrja venne nuovamente costretta a percorrere i sotterranei del Palazzo Imperiale, guidata da un rozzo e puzzolente soldato

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Lyrja venne nuovamente costretta a percorrere i sotterranei del Palazzo Imperiale, guidata da un rozzo e puzzolente soldato. Sbucò non fuori dalle mura – non ci avrebbe mai nemmeno sperato – ma dietro una colonna tortile, in quelli che sembravano gli interni del Palazzo stesso.

L'uomo, che sembrava voler stritolare il suo polso, la strattonò verso destra, lungo la fine di un corridoio che forse avrebbe potuto portarla alla libertà.

«Cambio della guardia» annunciò il soldato, spingendo Lyrja tra le braccia del primo dei quattro uomini armati che avevano di fronte.

La ragazza fece del suo meglio per non gridare e non scoppiare in lacrime – era stata avvertita che, se avesse emesso un solo suono, le avrebbero tagliato la gola. Ma ciò che quei quattro uomini avrebbero potuto farle la spaventava ancora di più.

«Che significa?» domandò la guardia che ora stringeva Lyrja.

Ma c'era qualcosa di familiare nella sua voce, e nella sua stretta. Quelle braccia volevano proteggerla, e lei lo sapeva.

La giovane alzò lo sguardo, e vide di nuovo quei capelli biondi, quegli occhi di un azzurro grigio e stanco, come un cielo nuvoloso. Era l'uomo che l'aveva aiutata, la guardia gentile che aveva cercato di farla fuggire.

Clood. Era quello il suo nome.

«Ordini del Comandante» rispose l'altro soldato, alzando le spalle. «Tienila nascosta fino a che non torna l'ambasciatore da Lanth.»

Clood annuì, e fece un passo indietro, verso una porta in particolare. Allungò una mano verso la maniglia, ma poi la guardia che l'aveva sostituito parlò di nuovo.

«Clood,» disse, a voce bassa, in modo che solo lui potesse sentire, «non fare idiozie» lo ammonì, posando una mano sulla sua spalla. «Quando hai fatto sparire quel ragazzino sono stato zitto, ma questa volta non posso coprirti.»

Il giovane uomo annuì di nuovo. L'altro soldato si congedò, dandogli un'ultima occhiata, e poi prendendo il suo posto insieme agli altri tre Amter.

Clood aprì la porta, e spinse Lyrja oltre la soglia.

La ragazza fece un singolo passo all'interno. Era una semplice camera, con un letto, una finestra, e un piccolo comodino. La luce che entrava era poca, ma nei raggi di sole si vedevano danzare nuvole di polvere.

Clood richiuse la porta, e si voltò a guardare Lyrja. Sembrava che stesse tremando.

«Non credevo che ti avrei vista di nuovo» disse, sorridendole. La ragazza si voltò verso di lui, di scatto.

Clood fece un paio di passi verso il letto. «Il Comandante aveva detto che, appena l'ambasciatore avesse lasciato il Palazzo, avrebbe ordinato di consegnarti ad uno dei soldati, ma sinceramente non mi aspettavo che avrebbe scelto proprio me...» abbassò lo sguardo, e il tono di voce, e confessò: «Ero preoccupato per te.»

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