Fobos - Parte senza titolo 138

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Fobos figlio di Ares e di Afrodite.

Quindi una divinità inferiore rispetto alle altre, intendo Eros e Thanatos. Eros è figlio di Nyx o di Afrodite. Dipende.

Afrodite e Nyx hanno semioticamente la medesima nascita e sono PARALLELE. Quindi alle obiezioni della sintassi non rispondo e snobbo altamente il parere. Fregandome bellamente del parere a canoni estetici, giacche non riconoscono le semenze dello Spirito, e confondono le Tenebre con le Ombre.

E di chiunque non abbia Inizi Spirituali, non riconoscendo, non sanno e non sapendo son vani.

Il tema e i toni diventano serrati perché l'argomento è serrato e non lascia a rivali. Eros, Fobos e Thanatos son fratelli.

Li differisce solo la modalità natale: l'uno ha l'uovo, l'altro la partogenesi e l'altro l'accoppiamento.

E da queste differenze si indaga il sentire e ne deriva la sentenza.

Ma attenzione lo stesso Eros è generato dall'accoppiamento di Ares, in seguito, come Fobos... quindi il cerchio si chiude cosi come la madre cosi anche il figlio e ad ogni livello egli stesso si genera in modo diverso. Cosi come et simila a Thanatos in un regno superiore cosi come et simila a fobos in un regno inferiore.

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Sprovveduti e caparbi, non intravedono nella scienza di Amore la rinascità di Psyche, dal sonno e dal torpore della mente, affaciatasi per Amore alla Conoscenza della Bellezza di Kore, senza Paura e ora senza la Morte, ma Sposa gia di Amore.

Cosi che dalla natura mortale si affacci la paura, la morte ne divide i regni e l'amore lega all'eterno. Nella notte che affacciandosi alla Luce diviene Bellezza come un dono d'amore l'uovo genera il segreto dell' eterno immortale.

«All'inizio c'erano solo Chaos, Notte (Nyx), Oscurità (Erebus) e Abisso (Tartarus). La Terra, l'Aria e il Cielo non avevano esistenza. In primo luogo la Notte oscura posò un uovo senza germe nel seno delle profondità infinite delle Tenebre, e da questo, dopo la rivoluzione dei lunghi secoli, scaturì il grazioso Amore (Eros) con le sue scintillanti ali dorate, rapide come i turbini della tempesta. Si accoppiò nel profondo Abisso con il caos oscuro, alato come lui, e così nacque la nostra razza, che fu la prima a vedere la luce.»

(Aristofane, Gli uccelli vv 690–699[14])

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