Epilogo

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EPILOGO

Ogni sera, dopo cena, io, Angus, Georige, Maunior e Cherize ci radunavamo nella stiva. Avevamo fondato un'organizzazione segreta.

Angus era il presidente di diritto per elezione, Georige era la vicepresidente, io ero il segretario e Maurnior si occupava degli approvvigionamenti.

Discutevamo su come vivevamo la situazione, perché eravamo i cinque ragazzi della nave, troppo giovani per fare qualcosa di utile per l'Ordine, ma troppo noti perché ci fosse concesso di condurre una vita normale.

Angus era sfuggito dal controllo della rete nemobai, invece Senera, la madre delle sorelle, dopo la morte del marito aveva deciso di impiegarsi attivamente per l'Ordine e le figlie avevano dovuto seguirla. Maurnior, come mi aveva raccontato, era nel mirino di un nemobai piuttosto importante e io ero ricercata da Aenios in persona.

Tra noi, Georige era la persona che soffriva di più per la situazione, era stata costretta a lasciare la scuola e gli amici e forse per questa ragione aveva insistito perché noi ragazzi formassimo 'il club dei ragazzi dell'Azzurra.'

Maurnior lavorava nelle cucine e Angus, che sapeva fare il marinaio, si rendeva utile. Quindi durante il giorno io e le sorelle studiavamo insieme, mentre la sera, tutti e cinque ci ritrovavamo nella stiva per rilassarci dopo una lunga giornata. Maurnior portava sempre qualcosa dalle cucine e un giorno, sgranocchiando una crostata alla crema di limone decidemmo tutti insieme che quella sera avrei riprovato a oltreviaggiare.

«Secondo me è una perdita di tempo» disse Georige «se non ci riesce da sola, la nostra presenza non farà altro che metterle ansia.»

«Non credo» ribattè Angus «l'ultima volta che l'ha fatto non era da sola.»

«Sì, ma quante volte ci è riuscita?»

«Chi lo sa, ha perso la memoria.»

«Ma non ricordi proprio niente?» mi domandò Maurnior.

«Ho degli improvvisi flash di memoria» dissi «se così si possono chiamare. A volte ricordo immagini o voci, ma non hanno un senso.»

«Se quello che hai letto è vero, devi sapere bene dove andare» disse Cherize «altrimenti non funziona.»

«Sì, ricordo bene il posto dove sono stata l'ultima volta. Era una foresta, un enorme foresta.»

«Forse è un luogo fin troppo generico per tornarci» disse Georige «intendo che ti servirebbe pensare a un luogo più caratteristico.»

Chiusi gli occhi e richiamai alla mente ciò che ricordavo, mi apparve un'immagine molto dettagliata, era come avere un quadro davanti agli occhi.

«È una foresta» dissi «con alberi molto alti.»

«Per te tutto è alto» commentò Maurnior.

«Zitto!» lo silenziò Cherize «si deve concentrare!»

«Vedo le stelle nel cielo» dissi «ma non sono le nostre stelle, forse potrebbe funzionare se mi concentrassi sul cielo stellato?»

«Potrebbe» disse Georige «cos'altro vedi?»

«L'erba e cespugli di fiori.»

«Che fiori?» domandò Georige.

«Voglio raccontarvi qualcosa di particolare. L'ultima volta che sono stata laggiù si è fatto notte. Era tutto buio e un po' avevo paura, poi, improvvisamente, alcuni fiori dei cespugli che mi circondavano si sono illuminati come stelle» narrai ai miei amici, rievocando quel momento magico che avevo vissuto tra le luci misteriose di quei fiori nella notte.

NishyanDove le storie prendono vita. Scoprilo ora