Capitolo VI - Parte 1

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CAPITOLO VI

La sede del Loto sembrava un luogo religioso, per accedervi bisognava inerpicarsi per delle scale maestose di marmo bianco che alla flebile illuminazione del tardo pomeriggio rilucevano di una strana aura perlacea. Salii in cima alle scale e mi ritrovai di fronte ad un muro decorato da elaborati bassorilievi. Raccontavano una storia che era accessibile a tutti in quanto narrata in una sequenza di immagini disposte consecutivamente.

La protagonista dei bassorilievi era una donna dai capelli raccolti ordinatamente in un'acconciatura che guidava un manipolo di seguaci all'avventura, rimasi per un po' a ciondolare di fronte all'entrata, incantata dalla bellezza di quelle immagini.

Quando il mio stomaco protestò nuovamente, ricordandomi che l'arte avrebbe potuto attendere, mi decisi ad entrare.

Bussai, nessuno rispose. Abbassai la maniglia della porta che con qualche scricchiolio si aprì. Scivolai all'interno del duomo: era un luogo silenzioso, ingombro d'arredamento ma ordinato. Basandomi su come si presentava dall'esterno mi sarei aspettata di trovarlo arredato in modo più elegante e particolare, ma a dirla tutta, l'interno aveva l'aria di un enorme magazzino. L'unica particolarità affascinante di quel luogo era il soffitto, che era riccamente decorato. Sembrava di trovarsi in un sito storico che doveva essere stato importante in passato, ma che col passare degli anni era stato impoverito di tutti i suoi arredi e la cui rimanente bellezza non veniva valorizzata dai suoi occupanti.

«C'è nessuno?» domandai, il mio quesito rimbombò nell'atrio senza ricevere risposta.

«Dovrei parlare con qualcuno, per favore.»

Che fossero tornati tutti a casa? 'sì, come no, lasciando tutto aperto?' pensai, rimproverandomi per la mia stupidità. 'Se chi lavora qui è così imbranato come posso sperare che i guardiani dell'Ordine siano capaci di aiutarmi?'.

Sentii rimbombare una voce che ripeteva «Sto arrivando, sto arrivando»

Mi voltai alla ricerca del mio interlocutore, si stava avicinando una ragazza della mia stessa altezza con le braccia cariche di libri.

«Elong al vostro servizio, in cosa posso aiutarvi?»

Tutti i pensieri che avevo avuto negli ultimi giorni come avrei raccontato all'Ordine la mia situazione si affrettarono a presentarsi uno dopo l'altro. Si affollarono in modo confuso nella mia mente e mi impedirono di spiccicare parola.

«Che ti è successo?» domandò, poggiando la pila di volumi che trasportava su di un mobile.

«Non so esattamente da dove cominciare» dissi alla fine.

«Bene, inizia col dirmi il tuo nome, allora»

«Brielle»

«Brielle, da dove vieni?»

«Questa è una domanda difficile...» iniziai a raccontare, e mentre parlavo si aggiunsero altri ascoltatori. Così narrai ogni cosa partendo dal principio, omettendo dal mio racconto tutti i dettagli superflui di cui non volevo renderli partecipi. Descrissi il percorso fatto dal nostro gruppetto nella foresta Despima, avevo conquistato il mio pubblico, e nel momento in cui rivelai il vile tradimento dei gemelli tre di loro iniziarono a bombardarmi di domande quasi simultaneamente.

«Dobbiamo avvertire chi di dovere» disse uno di loro rivolgendosi ai suoi colleghi «non ho mai sentito nominare Theolisi, probabilmente è localizzato in uno di quei territori isolati che si estende al di fuori della nostra giurisdizione, ma sottoponendo il caso alle organizzazioni internazionali possiamo in ogni caso trovare il modo di farli perseguire.»

«Saresti capace di fornirci un identikit dettagliato ragazzina?»

«Ma esattamente, tu come sei fuggita?»

«Sto per arrivarci, abbiate pazienza» dissi «ho avuto la gran fortuna di venire ripescata da un brav'uomo dopo essermi ritrovata tutta sola tra i flutti, è stato lui a mandarmi qui.»

Raccontai tutto quello che era successo sulla nave, non celando l'enorme disprezzo che provavo per gli uomini che mi avevano rapito. Qualsiasi dettaglio avrebbe potuto aiutare i miei sfortunati compagni di viaggio ad essere salvati.

«So che siamo passati per le coste di Maku, quindi immagino che fossero diretti a Sud.»

«Considerato il tipo di commercio che fanno potevano essere solo diretti verso luoghi dove lo schiavismo esiste ancora. Nell'estremo Nord, nell'anello esterno degli arcipelaghi o verso il profondo Sud. Nel Continente del Nord ci sono poche città indipendenti che tollerano la tratta di esseri umani, ma è il Sud il vero problema. Alcuni regimi totalitari permettono cose molto immorali.

Se li portano in certi stati piuttosto che in altri le possibilità che riusciremo a ritrovare i tuoi amici sono molto scarse, ma non è improbabile che saremo capaci di rintracciarli» disse, cercando di essere realista ma rassicurante allo stesso tempo.

Cercarono tutti di tranquillizzarmi. «Non preoccuparti» mi ripetevano. Uno di loro mi prese da parte.

«Mi par di capire che non hai un posto dove andare, tesoro.»

«Già» il suo atteggiamento confidenziale mi irritò, non lo conoscevo e volevo che mantenesse le distanze visto che si rivolgeva a me in modo troppo informale, probabilmente perché ero molto più giovane di lui.

«Potete consigliarmi un posto dove stare?» domandai.

«Verrai affidata a un'associazione che accoglie ragazzi senza famiglia, però restando sotto la nostra tutela. Preferiremmo che tu rimanga sotto la nostra supervisione perché ci sono stati dei problemi con minori affidati a queste strutture ultimamente. Quello che intendo dire è che ci farebbe piacere vederti ogni tanto qui alla sede dell'Ordine.

Ma adesso occupiamoci di altro, come prima cosa cercheremo di scoprire chi sei avvalendoci di un servizio di identificazione di persone scomparse. Invieremo il tuo ritratto un po' ovunque, con un po' di fortuna potremo trovare la tua famiglia» disse sorridendo.

«Che problemi avete avuto con l'associazione che si occupa di minori?» domandai.

«Non posso parlarne, attualmente c'è un processo in corso. Cinque ragazzi sono scomparsi, fuggiti, dicono. E sono successe cose strane. Pensiamo che sia meglio tenere gli occhi aperti, per il momento preferiamo essere noi i responsabili legali dei minori che gli consegniamo. Ti affideremo all'istituto per ragazzi abbandonati 'Ippogrifo', si trova qui vicino. Ci occuperemo di pagare la retta e potrai passare le giornate nella nostra struttura, se preferirai. Ritengo che durante il giorno tu possa andare in giro da sola per il quartiere ci sono tanti luoghi carini che potresti visitare, dopotutto sei grandicella, ma a patto che farai attenzione.»

«Grazie» dissi.

«Non ringraziarmi, siamo qui per questo, è un nostro dovere. Seguimi, ti accompagno nella sala dei ritratti» lo seguii per un lungo corridoio.

«Probabilmente ci vorrà un po' di tempo, ma penso che qualcosa potrebbe venire fuori.»

«Va bene» dissi, poi mi ricordai che Darmian mi aveva consigliato di fare una determinata cosa semmai ci fossimo persi di vista.

«Mi scusi, come si fa a far recapitare una lettera a una persona dell'Ordine di cui non conosco l'indirizzo?»

Lui mi guardò confuso. «Se hai il suo nome ed è nel registro pubblico, certamente.»

«Bene!» dissi «perché devo spedire una busta a Senera Daphia!»

Raggiungemmo la stanza, lì mi fece accomodare su una sedia e sistemò un congegno a poca distanza da me, proprio di fronte.

«Pensa un po', questo oggetto è capace di ritrarre una persona senza mano e matita, se ne parlassi con alcune persone non ti crederebbero. È una recente invenzione di Marsius Alomaro di Gayre e ci sono solamente 50 esemplari di questo gioiellino nell'intero mondo.»

«Fissa il mio indice» ordinò. Obbedii, dopo un po' venni investita da un fascio di luce che per un attimo mi annebbiò la vista.

«Perfetto. Se vuoi ti accompagno subito all'istituto» disse.


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