Capitolo sessant'uno

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La morte.
Un concetto così... spaventoso.
Tutti ne hanno paura, e chi dice il contrario è solo un bugiardo.
Non è spaventoso solo il fatto stesso di morire. È l'ignoto, a fare paura davvero.
Il fatto di... scomparire.
Non solo dal mondo in sé, ma dalle vite di tutti quelli che ti stanno accanto.
Che non possono fare altro che piangere sul tuo corpo, ricordando i momenti in cui eri in vita.

Ma... Sirius non era semplicemente morto.
Non aveva semplicemente cessato di respirare. Il suo cuore, non si era semplicemente fermato.
Era letteralmente scomparso  dietro quel velo. Il suo corpo si era.. quasi neutralizzato, attraversando l'arcata.
Di lui non ne era rimasto niente.
Se non il peso della sua assenza nei petti di chi lo aveva amato.

Grace per prima, che era rimasta inerme davanti a quell'arcata ormai vuota.
Immobile, come se non credesse ai suoi stessi occhi.
Suo padre era morto.
Poi...era semplicemente crollata.
L' urlo che usci dalle sue labbra fu tale da farla accasciare a terra.
Fred fu subito da lei, afferrandola per la vita, mentre anche i suoi occhi si riempivano di lacrime.

Non conoscevo bene Sirius, nonostante fosse mio zio. Non ci avevano mai ufficialmente presentati...ma quel vuoto lo sentivo pure io.
Il vuoto di non aver avuto l'opportunità di conoscere quel padre fantastico di cui Grace mi parlava in continuazione. Di conoscerlo davvero.

Dall'altra parte della stanza, Remus Lupin reggeva Harry, che aveva gettato fuori un urlo pari a quello di Grace.
Ma in lui..c'era qualcosa di diverso. Rabbia. Rabbia che sovrastava il dolore. Di quelle totalmente accecanti, che non fanno vedere nulla. Se non il dolore. Un dolore che ti logora, ti consuma. Un dolore, che ti lascia due vie d'uscita: piangerti adosso, o agire.

Ed Harry? Lui scelse di agire.

Bellatrix Lestrange guardò la scena con disprezzo, allontanandosi lentamente verso la porta dietro di lei.

Harry si liberò dalla presa di Remus, spingendolo all'indietro.
E corse verso quella maledetta porta.

Io rimasi immobile, per un attimo.
Mi guardai intorno:
Grace era accasciata a terra, distrutta, continuando a ripetere che fosse colpa sua. Che poteva evitarlo.
Piangeva a dirotto, con Fred al suo fianco, cercando inutilmente di farla alzare. George era accanto a lui, provando a fare la medesima cosa.
Non ci sarebbe riuscita nemmeno volendo.
Il cuore mi si strinse, mentre una sorta di rabbia mi montava dentro.

Quando Harry corse via, sentì Grace chiamarmi con la voce al quanto debole.
Non aspettai un secondo di più: mi abbassai alla sua altezza, prendendole il viso tra le mani.

<< Andiamo da lui. È quello che mi rimane della mia famiglia. Non... non posso permettermelo.>>

La sua voce era debole, tremava.
Mi guardava con quegli occhi stracolmi di lacrime.
E li mi fu chiaro che non potevo stare a guardare.

George puntò il suo sguardo su di me — non gli andava bene, ovviamente.
Spostai i miei occhi azzurri nei suoi. Non lo dava a vedere, ma riuscivo a leggere quella soglia di sofferenza dietro quello sguardo.

<< Ci penso io, Grace. Hai gia visto abbastanza. Lo so che la tua indole da Grifondoro ti dice di combattere ancora.
Ma lascia che sia io a farlo, per una volta>>

I suoi grandi occhi verdi mi guardarono, pieni di lacrime.

<< Promettimi solo che tornerete sani e salvi.>>

Annuì, decisa: << Promesso.>>

Mi alzai, e George si alzò con me, raggiungendomi con due falcate.

<< Sei forse impazzita?! Vuoi farti uccidere, per caso? Per quanto ne sappiamo potrebbe apparire Tu-Sai-Chi in persona li dentro!>>

<< George! Non starò qui con le mani in mano! Se succede qualcosa ad Harry, succede qualcosa anche a me. L'hai sentita, la profezia. Se resto qui, non potrò evitarlo>>

𝐑𝖾𝗐𝗋𝗂𝗍𝖾 𝐓𝗁𝖾 𝐒𝗍𝖺𝗋𝗌 || 𝐆𝖾𝗈𝗋𝗀𝖾 𝐖𝖾𝖺𝗌𝗅𝖾𝗒Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora