Tornando a casa non facevo che pensare alla storia di Michael e Luke, non oso nemmeno immaginare cosa hanno passato in quegli anni che dovrebbero essere i più spensierati della nostra esistenza.
Appena apro il portone c'è stranamente silenzio, mio fratello sembra essere in camera sua mentre i miei in cucina, sembrano arrabbiati.
"Ti sembra orario? dove sei stata tutt'oggi?" mi chiede papà mentre sta leggendo il giornale seduto al tavolo.
"Avevo una gara oggi" rispondo sulla porta guardando le chiavi che ho in mano.
"Me l'ha detto tua madre, e vedo anche il borsone, ma poi? Sono le 10 di sera Victoria, e perché i tuoi capelli sono colorati?" In un secondo momento nota i capelli.
"Ero a casa di due amici che fanno parte della squadra per festeggiare la vittoria e ai capelli faccio quello che voglio, sono miei."
"Oggi gara e festeggiamenti, ieri una festa, il giorno prima esci... Vicky è sempre così, alla scuola non ci pensi? Quando studi? Poi passi più tempo fuori casa a divertirti, qui non ci sei mai" mi sbraita contro allora io non ce la faccio più.
"Beh sai non sono l'unica" lo sfido.
"Non permetterti di rispondermi così, io lavoro" papà alza la voce e mamma lo supplica di calmarsi.
"Ma fammela per favore, hai tanto il coraggio di criticarmi, se sei il primo che fa così, e se ti fa piacere a scuola provo a recuperare, ah e comunque la gara è andata bene, grazie per esservi interessati, ci hanno fatto tutti i complimenti!"
"Adesso smettila" papà neanche mi dà il tempo di rispondere che mi lascia uno schiaffo in pieno viso che fa male da morire.
Mia madre mi guarda con le mani davanti alla bocca, lui ha una faccia incazzata.
"Sono stanco del tuo comportamento e non venire a criticare me, ho sacrificato la mia vita per te quando tua madre è rimasta incinta." mi dice rabbioso.
"Si hai ragione, forse per voi sarebbe stato meglio se non fossi mai nata!"
Con gli occhi pieni di lacrime vado in camera mia e prendo le prime cose che mi capitano fra le mani e le cose di scuola per metterle in una sacca e poi esco di fretta dalla mia stanza, mio fratello mi guarda dall'altra parte del corridoio spaventato.
"Vicky..." sa che me ne sto andando e mi sta supplicando di non lasciarlo solo ma io non posso più rimanere in questa casa rotta.
"Tornerò" gli dico dandogli un bacio in fronte.
Quando scendo le scale e i miei mi vedono con la sacca e la giacca mi gridano dietro ma io non mi giro.
"Lasciala stare, non andrà lontano!" è l'ultima cosa che sento dire da mio padre a mia madre prima che mi chiuda la porta alle spalle con mamma in pieno pianto.
Basta.
Comincio a camminare perché oltretutto la macchina è di mia madre e solo ora penso che non ho la minima idea di dove andare, sono le dieci e mezza e io sono in pessime condizioni, non mi va di andare dai ragazzi perché, primo, non sanno della mia situazione familiare e staranno ancora festeggiando, Eleonora è da loro e anche lei credo sia rimasta ai primi e leggeri litigi con mio padre per scuola. In fin dei conti nessuno sa davvero tutto su di me se non per una persona che io ultimamente non riesco nemmeno a guardare in faccia.
Eppure eccomi, sono automaticamente arrivata davanti casa sua. Esito qualche secondo prima di schiacciare sul campanello Maslow.
"Vicky" esclama stupito James, ha gli occhiali che usa per studiare, la tuta che mette dentro casa e una maglietta della scuola.
"Ciao, ehm io.. scusa ma non sapevo proprio da chi andare" dico con ancora le lacrime agli occhi.
"Scherzi? Entra su"
James mi fa accomodare in camera sua, fortunatamente suo padre non ha fatto domande ma ormai mi conosce bene e conosce anche i miei e può immaginare. Mi siedo alla scrivania dove stava studiando e lascio la mia borsa a terra.
"Tieni" mi prende una coperta morbida che profuma come lui.
"Mi vuoi dire cos'è successo adesso?" mi sorride per rassicurarmi che sono al sicuro, mi sono sempre sentita al sicuro quando ero da lui. E' seduto davanti a me e mi strofina una mano sul jeans per confortarmi.
"Ho litigato con mio padre James, sta volta ci è andato pesante e mi ha anche dato uno schiaffo, era più incazzato del solito, secondo me aveva anche bevuto, puzzava di alcol, allora me ne sono andata"
"Cioè sei andata via di casa?" lui spalanca gli occhi dietro gli occhiali.
"Si, non ti sto chiedendo di farmi tua ospite fissa, è solo che non sapevo dove andare adesso..."
"Vicky non è per quello, sai che puoi stare da me quanto vuoi, non staremo più insieme ma ti aiuterò sempre"
Nel sentire quelle parole il buco che avevo nel petto diventa una voragine, non credevo che fosse davvero finita fra di noi ma a quanto pare per lui è così...
"No aspetta non intendevo dire quello scusa!" gesticola con le mani, dev'essersi accorto della mia reazione.
"Voglio dire, stiamo prendendo le distanze ultimamente ma sai che ci sono per te come sempre, come tu ci sei per me" mi sorride e io sorrido a mia volta sollevata.
"Grazie mille James" lo abbraccio e lui mi stringe, non è un piccolo e semplice abbraccio come gli altri, avevo bisogno di sentirlo vicino, Dio solo sa quanto mi sia mancato, respiro il suo profumo a fondo e scorro con le mani la sua spalla. Lui e Michael sono così diversi.
"E questi capelli?" mi chiede poi "ti prego dimmi che li hai fatti per la gara e che vanno via con uno shampoo" io rido.
"E' una lunga storia."
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You Need Love || Michael Clifford
FanfictionVicky aveva una vita perfetta anche se leggermente piatta, non le dispiaceva. Aveva le sue amiche, un ragazzo, era una popolare cheerleader e nessuno poteva minimamente disturbarla. Fino a quando Michael Clifford mise piede nella sua scuola con i s...
