36: le campane di Cambria

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Città di Cambria

Mancavano cinque minuti esatti al rintocco delle campane di Cambria. Faolan e Tecla si trovavano sulla cima della torre di Corallo, attendendo il momento adatto per calarsi all'interno del castello.

Faolan avvertiva l'agitazione in ogni fibra del corpo, tremante e instabile. Il respiro irregolare tradiva la sua preoccupazione, che quell'attesa non faceva altro che incrementare. Tuttavia, era ben sicuro delle proprie scelte. Voleva partecipare, voleva agire, e oltre alla paura, sentiva l'adrenalina scorrergli nelle vene.

Tecla era in piedi di fianco a lui, lo sguardo serio e la fronte aggrottata. Tecla avrebbe voluto impiegare gli ultimi minuti di calma per parlargli, per smorzare il panico, ma era difficile come non mai trovare argomenti di conversazione in quel momento, soprattutto considerato che non si conoscevano ancora molto.

Giusto per occupare il tempo, Faolan iniziò a guardarsi intorno: la città di Cambria, ai loro piedi, sembrava minuscola, vista da quell'altezza, giusto un insieme di chiazze colorate. Ad abbracciare il paesaggio urbano, alberi e vegetazione ovunque. Il paesaggio montano aveva sempre il potere di rilassarlo, con le sue asperità irregolari, le sfumature imprecise di verde: era così diverso dalla sua città natale che tanto temeva, dalla distesa piatta e scura che faceva da scenario a tutti i suoi incubi.

-A che pensi?- gli chiese Tecla, facendolo sobbalzare dalla sorpresa. Faolansi voltò verso di lui, e in un'alzata di spalle gli rispose cercando di non esitare troppo. In fondo, se c'era una cosa che stava cercando di imparare a fare, era provare a non chiudersi più in sé stesso mentre era in compagnia del gruppo.

-A quanto mi piace questo posto, nonostante tutto. E quanta paura ho, in fondo, di perderlo. Mi chiedevo se dopo questa battaglia potremmo andare tutti nel paesino quaggiù e fare cose semplici, come mangiare i frutti fosforescenti che crescono sugli alberi della contea, come ho fatto negli ultimi inverni. A volte ho dato certe cose per scontate..ma mi piaceva, la vita che facevo qui, a Cambria. Tengo a questo posto, e voglio proteggerlo-

A Faolan parve di scorgere un accenno di comprensione sul viso dell'altra, che si distese lentamente, quasi stesse tentando di abbandonare una grande tensione.

-Già, è vero. So di che frutti parli: una volta Lushen ne mangiati così tanti da fare indigestione, e poi si è lamentato per una settimana. E stavo pensando che vorrei solo che tutto tornasse così, spensierato e felice, insomma,  così..insomma, alle nostre vite di prima.-

-Sì, lo penso anch'io.- rispose Faolan, in un'alzata di spalle. –Sai, anche le cose più stupide, come girare per i boschi, e poi il giorno dopo prendere e area visitare un altro posto totalmente a caso, un po' perché combattevo e un po' per non stare fermo. Avevo iniziato a vivere senza che nessuno mi dicesse che cosa fare, e Darfel faceva lo stesso. E forse sto capendo soltanto adesso che nonostante Grevor, nonostante tutte le preoccupazioni, siamo stati davvero felici. Voglio che tutto torni così. E farò di tutto per farlo, e non soltanto per me, ma anche per le persone dentro.-

-Conosci qualcuno rinchiuso a palazzo, in particolare?- domandò Tecla, apprensiva. -So del fratello di Erik e della contessa, ma..-

-Non troppo, ma non voglio che qualcuno muoia di nuovo per la mia disattenzione.-, disse Faolan, prima di bloccarsi di colpo, sussultando.

Tecla, per un attimo non trovò né parole di conforto per replicargli. Si ritrovò solo a guardarlo, titubante, mentre il respiro sembrava volerlo abbandonare.

Cos'aveva detto? Aveva perso delle persone?

Il dolore di Faolan, che aveva nascosto per chissà quanto tempo, la scosse all'improvviso, portandola a dire una serie di frasi sconnesse tra di loro.

-Faolan, ma...cosa?! Io..non lo sapevo. Mi dispiace, tu..io, cioè, mi dispiace moltissimo che tu abbia perso qualcuno, ma chi era? Come mai è morto? Non sapevo che tu avessi..-

-Non lo sa praticamente nessuno. In realtà non volevo dirtelo, mi sono distratto. Credo di averl parlato per la troppa tensione, ecco. O forse perché non ci conosciamo bene, e che quindi so che non avrai intuizioni pericolose.- si affrettò a dire Faolan, ma Tecla sembrava talmente perplessa da non sapere come ribattere.

-In che senso intuizioni pericolose?-

-Puoi non chiedermi più niente riguardo?- Faolan la guardò con serietà, parlando lentamente. -Fin quando non potrò parlarne io, fai finta di niente.-

-Posso solo chiederti..chi erano? Persone che conoscevi?- domandò Tecla, non riuscendo a trattenersi.

- Erano due miei amici- le disse Faolan, stringendo le labbra in una piega nervosa, agitata. -Non posso dirti più di così, questo è già..troppo. Ne riparlerò a tutti quando potrò.-

Pensò a quanto avrebbe voluto dirlo a Darfel, fargli capire perché lo avesse compreso così bene tutte le volte che aveva sofferto per la perdita della sorella. 

Avrebbe voluto fargli sapere quanto lo ammirava per il modo in cui era riuscito a  gestire il suo dolore, un dolore che anche lui aveva provato. Faolan sapeva bene quanto male potesse fare perdere qualcuno, e proprio per quel motivo era sempre rimasto incredulo nel notare quanto entusiasmo Darfel mettesse nel fare le cose, anche quando era a pezzi. 

Ma purtroppo, non era mai riuscito a parlare dei suoi lutti a Darfel. Sapeva che avrebbe iniziato a fargli domande, a preoccuparsi, a capire ciò che non poteva sapere, e allora non sarebbe stato più al sicuro.

Si augurò soltanto di riuscire a raccontargli delle persone che aveva perso il prima possibile, una volta uscito da quella battaglia. Se c'era una cosa di cui era certo, era  che Darfel meritava di sapere la verità più di chiunque altro, dopo averlo supportato fin dall'inizio.


Faolan era così preso da quei pensieri che quasi non sentì il rintocco delle campane di Cambria che risuonò per tutta la valle, un  suono profondo e ridondante che si diffuse per tutta la valle e lo fece sussultare.

-Beh, direi che è ora di andare.- commentò Faolan, portandosi per un istante le mani alle orecchie, sperando di attutire, almeno in parte, il frastuono dei colpi intorno a loro.

-Va bene.- concordò Tecla, accennando un sorriso di comprensione. -Senti, non dirò niente agli altri dei tuoi amici. Cerchiamo di risolvere tutto e poi ci penserai, d'accordo?- disse la ragazza, prima di sistemarsi l'arco dietro alla schiena. 

Faolan le diede un cenno di ringraziamento col capo e incominciò a scendere dalla merlatura della torre, cercando una finestra. Le lanciò un ultimo sguardo, prima di entrare, e Tecla lo seguì in fretta. 

Faolan si intrufolò agilmente all'interno del castello, fermandosi sul bordo della finestra e legandosi una corda in vita, prima di calarsi in basso. Erano immersi in un buio vischioso e le irregolarità dei mattoni, che li avrebbero aiutati a scendere più facilmente, dando appiglio ai loro piedi, erano radi. Ma per fortuna, erano entrambi allenati a pericoli del genere.

Tese le orecchie, fino ad avvertire il ronzio basso dei mostri, un suono cupo e ancora distante, che avrebbero dovuto raggiungere nel minor tempo possibile.

Faolan voltò appena il capo verso il suo, cercando il suo sguardo. La sua espressione, che poco prima era stata malinconica, ora erano decisa e dura: non si sarebbe certo risparmiato, nei confronti di Grevor.

-Andiamo.- disse Faolan, spiccando un balzo per raggiungere il terreno, gettandosi nell'oscurità e cancellando ogni esitazione.

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