37 - Non si scappa dalla verità

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Dovrei evitare i Collins, visti i miei sospetti, ma non riesco a stare lontana da Corey. Lo raggiungo quando è di spalle. Picchietto un dito fra le sue scapole e si volta a guardarmi. Sussulta, sorpreso. «Evie» , mormora. «Come stai?» , gli chiedo.
Si guarda intorno, come se stesse cercando una via di fuga, e la cosa mi fa rimanere male. «Meglio, grazie per avermelo chiesto.»
Mi mostra il suo piatto vuoto. «Vado a prendere qualcosa da mangiare, ho fame.» Si allontana prima che possa dirgli altro e, delusa, mi limito ad osservarlo andare via.

Apro di scatto gli occhi e mi metto seduta sul materasso. Ho l'affanno e sono sudata.

«Corey» , mormoro.

Ho paura. Non voglio perderlo. Mi porto una mano sul petto e inizio a prendere dei respiri profondi.

«Evie, stai bene?»

Ruoto il capo e vedo che Thomas, sdraiato al mio fianco, sta schiudendo le palpebre. Ci metto un po' a realizzare che siamo a casa di sua sorella e a ricordare ciò che è accaduto qualche ora fa.

Becky accarezza la schiena del fratello. «Mamma credeva che non saresti tornato per il matrimonio, sarà felice di vederti domani mattina in chiesa.»
Thomas, confuso, aggrotta le sopracciglia. «Matrimonio?» , domanda, spaesato.
La sorella lo fulmina con lo sguardo. «Non sei tornato forse a Stafford per le nozze di nostra cugina?»
Lui, in difficoltà, si gratta la nuca e forza un sorriso. «Non esattamente» , risponde.
Becky si porta le mani sui fianchi. «In tal caso, esigo una spiegazione. Non puoi piombare qui, nel cuore della notte, senza una valida ragione.»
Thomas si volta a guardarmi. «Aspettami in camera, ti raggiungo subito. Becky, vieni con me in cucina e tu, Gavin, per favore, accompagna Evie nella stanza degli ospiti.» «Certo, fratellino, comportati pure come se questa fosse casa tua.»
Thomas, divertito, sorride alla sorella. «Sai che ti voglio bene» , le dice.

Mi porto una ciocca di capelli dietro l'orecchio.

«Sì, tranquillo, torna a dormire. Non voglio che tu vada stanco al matrimonio domani mattina.»

Si stropiccia gli occhi e si mette seduto sul letto. «Non ci andrò. Sono tornato qui a Stafford per accompagnarti da tuo padre e non te lo lascerò affrontare da sola per partecipare ad una stupida cerimonia.»

«Non è una stupida cerimonia» , affermo. «I matrimoni sono meravigliosi» , dico con sguardo sognante.

Con la coda dell'occhio, vedo Thomas sorridere. «Mi dispiace, non volevo urtare la tua sensibilità» , ammette, divertito. «Ma non mi farai comunque cambiare idea. Domani ti porterò a casa.»

Sospiro. «Non mi sento pronta ad affrontare mio padre» , confesso, triste.

Abbasso il capo e inizio a torturarmi le mani. Thomas copre le mie dita con le sue e sollevo il volto per guardarlo negli occhi. Mi sorride in modo incoraggiante e mi accarezza i capelli.

«Se non te la senti, aspetteremo.»

«Non posso concedermi del tempo. Gli agenti del quartier generale potrebbero raggiungerlo prima di me» , gli ricordo, agitata.

Mi porta le mani sulle guance e mi costringe a fissarlo. «Basta, Evie. Non sei stanca di tutti questi drammi? Ce la meritiamo una pausa. Che ne dici di accompagnarmi al matrimonio, visto che ti piacciono tanto? Dopo la cerimonia, magari, potremmo passare a casa tua. Se non ti va, però, prenditi lo stesso un po' di ore per te, ti prego. Non voglio che tutto questo dolore ti faccia impazzire.»

Abbasso per un attimo lo sguardo. Mi fa soffrire il pensiero che Thomas stia male per preoccuparsi per me e, forse, ha ragione lui, staccare un po' da tutto ciò che ci sta capitando non potrà che farci bene.

Gli erediLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora