richiesta: eleholland
🟢 - Tom Holland ×
Guardai la mia figura riflessa nello specchio, non ero cambiata molto, ma il lieve gonfiore della pancia era un minimo evidente da sotto il maglione che avevo rubato a Tom.
Mi diedi un'ultima occhiata prima di indossare il cappotto e la sciarpa, mettendo dentro la borsa la macchina fotografica.
"Tom, sei pronto?"
urlai dal piano superiore per farmi sentire dal mio ragazzo.
"Quasi, non.. non riesco a mettere questa!"
lo vidi sbucare dal bagno con la tuta da Spider-Man, intento ad indossare anche la maschera.
Roteai gli occhi e scesi le scale raggiungendolo.
Afferrai la maschera per metà sulla sua testa.
"Mi spieghi perché devi metterla da casa?"
chiesi agitando la maschera.
"Mi rendeva figo!"
disse alzando le spalle.
"Ti rende solo idiota. Ora muoviti, all'ospedale ci aspettano!"
lo spinsi verso il salotto, dove indossò anche lui il cappotto e le scarpe.
Eravamo atterrati in Italia, mia città natale, da ormai qualche settimana.
Quando andammo a pranzare dai miei genitori, mia madre mi informò che vicino casa nostra c'era un piccolo ospedale dove tanti piccoli bambini, orfani o con problemi, alloggiavano li dentro.
Non ci pensai due volte, così chiesi a Tom di andare a visitare quei bambini in veste di Spider-Man, ovviamente dopo esserci accordati con il personale e il direttore.
"Allora ripetimi dove si trova"
chiese prima di allacciare la cintura.
"Vai dritto fino alla prima traversa, poi gira a sinistra, prendi la rotonda, svolta di nuova a sinistra, dovremmo trovarci di fronte ad un palazzo giallo ecco, gira verso destra e siamo arrivati!"
sorrisi alla fine della frase, riprendendo fianto.
Girò la testa verso di me guardandomi sconcertato, alzai le spalle.
"Guarda che è facile."
"Certo.."
⠀
[...]
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"Grazie mille per essere venuti qui, vi siamo davvero grati. I nostri bambini sono spesso tristi. Come ti ho detto, cara, la maggior parte di loro è stata abbandonata o portata qua perché nata con delle complicanze."
Il direttore della struttura era un uomo sulla cinquantina, alto e di gran cuore.
"Siamo noi che la ringraziamo per averci dato l'opportunità di poter passare del tempo con loro, per me è un vero onore."
Tom prese parola.
Il direttore ci fece cenno di seguirlo.
Presi la mano di Tom e la strinsi tra la mia, era emozionionato ed agitato allo stesso tempo.
Osservai le pareti, decorate con le manine e i disegni di quei bambini.
Arrivammo di fronte ad una grande porta, dove si poteva udire il vociare dei bambini che giocavamo.
"Bene siamo arrivati, abbiamo detto ai bambini che se oggi avrebbero mangiato tutto, ci sarebbe stata un ricompensa."
Tom rise.
Tolse il cappotto e le scarpe, nel mentre io estrassi sia la maschera che la macchina fotografica. Gli porsi la maschera che prese subito, infilandosela.
"Sono credibile vero?"
chiese agitato.
"Mi chiedo come tu riesca a recitare parti davvero difficili, e poi davanti a dei bambini ti va in pappa il cervello."
gli alzai di poco la maschera, lasciandogli un bacio sulle labbra.
Sospirò, schioccandosi le dita delle mani e successivamente il collo.
Delle infermiere aprirono la porta e subito un boato ricoprì l'intera stanza, Tom corse subito verso di loro, non prima di aver fatto un salto in aria e atterrando con la classica posa del suo personaggio. Mi affrettai a raggiungere la porta con sorriso sulle labbra, vedere tutti quei bambini che abbracciavano il mio ragazzo mi fece emozionare. Presi la macchina fotografica e scattai qualche foto mentre i Tom faceva mettere in cerchio i bambini, ne scattai anche alcune ai collaboratori intenti a gonfiare dei palloncini.
Ad un certo punto una bambina mi raggiunse, tirandomi dalla mano, così mi inginocchiai.
"Vieni a sederti anche tu con noi?"
come potevo dire di no a quella piccola creatura.
La seguì e mi sedetti vicino Tom, il quale togliendosi la maschera mi sorrise dolcemente.
"Spider-Man, chi è lei?"
chiese curioso un altro bambino.
"Sapete che il vostro supereroe ha una ragazza?"
tanti piccoli sussurri uscirono dalle loro labbra.
Alcuni si guardavano increduli e altri, specialmente le femminucce, si coprivano la bocca con le manine mentre ridevano.
"Ecco, lei è la mia Mj.
Mi sta affianco quando sono triste, mi aiuta quando non riesco a fare qualche.
Mi aspetta quando sono via per colpa delle missioni e soprattutto non mi ha mai lasciato da solo. È il mio punto di forza."
strinsi di più la sua mano cercando di non piangere di fronte a tutti quei bambini.
Mi sorrise e portò la mia mano sulla sua bocca lasciandoci un tenero bacio.
Tutti i bambini iniziano a saltare battendo le manine, stessa cosa fecero quelli del personale, al quale sorrisi caldamente.
"Beh piccoli supereroi, adesso dobbiamo andare, si è fatto tardi."
si alzò porgendomi una mano.
"Perché non ci portate a casa con voi?"
chiese uno di loro.
A quella domanda mi pianse il cuore.
Sapevo quanto questi piccoli potevano sentirsi soli e quanto avevano bisogno di una figura paterna e materna al loro fianco.
Mi girai verso Tom, il quale aveva cambiato totalmente espressione, più cupa e dispiaciuta.
"Torneremo, ve lo prometto."
disse serio.
"Adesso venite ad abbracciarci, su!"
aggiunge sorridendo.
⠀
[...]
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Per tutto il tragitto non proferí parola, dopo aver salutato i bambini sul suo volto era tornata quell'espressione triste e dispiaciuta.
"Tom?"
lo richiamai mentre mi avvicinavo verso la sua parte del letto, dove stava seduto.
"Mh?"
"Sei assente, cosa succede?"
chiesi preoccupata.
Sospirò, poggiò le mani sulle ginocchia e si alzò, andando verso la finestra.
Il clima autunnale iniziava a farsi sentire, così come le prime piogge.
Mi avvicinai e lo abbracciai da dietro, per poi mettermi davanti a lui.
Gli accarezzai il viso, sorrise debolmente.
"Non volevo lasciarli, volevo stare li e vederli felici."
ammise.
"Capisco come ti senti, ma abbiamo promessi che saremmo andati spesso a trovarli."
"Si.."
mi voltò le spalle, facendo per tornare al letto.
Ci pensai qualche secondo, forse era il momento di dirglielo.
"Tom..?"
lo richiamai, quasi in un sussurro.
"Cosa piccola"
chiese girandosi di poco.
Giocai per qualche secondo con l'orlo della mia maglia, diventata decisamente più interessanti del nostro discorso.
Vedendomi in quel modo tornò verso di me.
"Piccola che succede?"
mi accarezzò il braccio.
Presi un'enorme respiro e lo guardai negli occhi, prima di pronunciare quella frase.
"Sono incinta."
dissi lentamente.
Sgranò immediatamente gli occhi, sbattendoli più volte. Portò entrambe le mani dietro la testa e si incamminò nella direzione opposta alla mia.
Temetti il peggio, forse non lo voleva?
Cosa avrei fatto ora?
Senza rendermene conto i miei occhi si innondarono di lacrime, portai una mano sulla bocca cercando di coprire i singhiozzi.
"Diventerò padre.."
lo sentí sussurrare.
Poco dopo indietreggiò fino a tornare ad assente di nuovo faccia faccia con me.
Vidi le sue iridi arrossate e istintivamente mi fionda fra le sue braccia che mi strinsero, lasciandomi cullare dal battito accelerato del suo cuore.
"Diventeremo genitori, io e te.
Insieme."
lo sussurrò al mio orecchio, come se fosse un segreto solo nostro.
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sono in lacrime questo capitolo è uno dei più dolci che abbia mai scritto.
sarebbe bello rivedere Tom mentre va a visitare i piccoli pazienti degli ospedali.
spero che questo capitolo sia di tuo e di vostro gradimento.
love uuu💖💖💖
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Marvel - immagina & oneshot
Fanfictionraccolta di immagina e one shot sui personaggi della marvel. - smut and soft. ⚠️ - tutto quello che leggerete qui è frutto della mia immaginazione, vietato copiare.
