raccolta di immagina e one shot sui personaggi della marvel.
- smut and soft.
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🔴 - Spiderman
richiesta:
ll peso del vento sul ponte di Williamsburg mi irrompeva prepotentemente contro la faccia, le ultime gocce di pioggia sui capelli quasi asciutti, ma poco me ne importava. Rimasi stesa sul bordo del tetto di quel vecchio edificio industriale, con le gambe a ciondoloni nel vuoto, a guardare le luci sfuocate di New York. Volevo solo sentire qualcosa. Qualsiasi cosa. Odiavo quando quel suo lato prendeva il sopravvento, lo odiavo con tutta me stessa. Passarono 4 ore, lunghe, straziante, ma necessarie. Poi, il rumore leggero di un impatto alle mie spalle.
«Sai, la vista è migliore da lassù, ma si rischia di prendere un mal di gola» la sua voce, calda, ma sempre velata da quel suo tipico sarcasmo.
Mi girai piano e Peter — o meglio, Spiderman o meglio ancora il mio ragazzo — era lì. Sfilandosi la maschera dal viso, mostrato capelli arruffati e gli occhi scuri, intensi, capaci di scavarti dentro. Non gli risposi con la battuta che molto probabilmente aspettava, non ora, portavi ancora una leggera delusione.
Un ferita sullo zigomo, ahimè, catturò totalmente la mia attenzione. Lo fissai davvero, scorgendo dietro l'eroe il ragazzo spezzato, possessivo e affamato d'aria quanto me.
«Vieni con me» sussurrò rilassando le spalle.
Prima che potessi assimilare le sue parole, le sue mani mi afferrarono per la vita. La presa attraverso i guanti della tuta era salda, potente, con una forza trattenuta che mi tolse il fiato. In un secondo il vuoto sparì, ritrovandoci all'interno del suo piccolo laboratorio improvvisato.
Chiuse la porta con un colpo secco, spingendomi immediatamente contro la parete di mattoni a vista. La sua bocca cercò la mia in un bacio disperato, affamato, che sapeva di pioggia e bisogno assoluto. Sentì le sue mani ruvide e segnate dai combattimenti salire sotto la mia maglia, strappando quasi il tessuto. Il calore della sua pelle pure fuoco ardente.
«Cazzo, sei bellissima...» sussurro basso contro il mio collo, lasciando una scia di morsi e baci umidi, strappandomi un gemito acuto.
«Non è così che funziona Parker, lo sai...» invece lo sapeva eccome, da ormai 5 anni.
«Ne sei sicura? E come dovrebbe funzionare, così?» con un movimento fluido e incredibilmente rapido mi sollevò da terra.
Allacciai le gambe intorno alla sua vita mentre lui cercava frettolosamente e goffamente, oserei dire, si sfilava la parte superiore della tuta, mostrandomi il torace scolpito e con le ultime ferite di lotta. Ma se una parte di una approva goffa e dolce, l'altra parte usciva quando nessuno lo notava al di sotto della maschera. Mi adagiò su un tavolo da lavoro, spazzando via attrezzi e cavi con un solo braccio, senza mai staccare il suo sguardo dal mio.
Iniziò a spogliarmi lentamente, assaporando ogni centimetro del mio corpo. Quando le sue dita accarezzarono la pelle già sensibile del mio corpo, scese con estrema lentezza il mio punto più intimo, già bagnato per lui. Mi accarezzò con una precisione quasi crudele, usando i suoi riflessi ipersviluppati per leggere ogni mio minimo brivido e portarmi subito al limite.
Quando inserì due dita, dovetti promettere a me stessa di non dargliela vinta, non subito almeno, cercai di respirare e non dare troppo peso al piacere estremo che mi stava provocando. Continuò, alternando movimenti lenti ma frenetici.
«Lo vedo che vuoi di più» no.
«Voglio sentirti gridare il mio nome. Non quello dell'eroe. Solo il mio» mi mormorò all'orecchio prima di mordermi il lobo.
Uscì da me spogliandosi definitivamente e posizionandosi tra le mie gambe. Quando entrò dentro di me, lentamente, con una decisione inesorabile, affondai le unghie nelle sue spalle larghe. La sensazione di pienezza era totale. Peter bloccò i miei polsi sopra la testa con una sola mano, tenendomi ferma mentre iniziava a muoversi con spinte profonda e implacabile. Il suono dei nostri corpi rimbombava nella stanza. Ognuno dei suoi affondi era preciso, studiato per farmi impazzire. Sentì la forza pura del suo corpo premere contro il mio.
«Guardami» mi ha ordinato con voce affannata, abbassandosi per baciarmi ferocemente mentre aumentava il ritmo.
Le sue spinte divennero selvagge. Il suo senso di ragno percepiva ogni mia contrazione; cambiò angolo, colpendo esattamente il punto esatto che mi fece perdere la testa.
«Sì... vieni per me» ansimò, dominando completamente il mio corpo.
Esplosi in un orgasmo violento, urlando il suo nome nel buio. Sentire i miei muscoli stringersi attorno a lui lo fecero crollare: con un ultimo affondo profondo e un verso soffocato contro la mia gola, si lasciò andare completamente dentro di me, tremando per l'estasi. Rimanemmo incastrati così per minuti, con i petti che si alzavano all'unisono. Peter sciolse la presa sui miei polsi e mi avvolse in un abbraccio stretto, nascondendo il viso nel mio collo mentre il suo cuore pulsava ancora forte contro il mio.
«Spero di essermi fatto perdonare, almeno un po'» la sua voce uscì quasi impercettibile, come se avesse ancora paura di ricevere la conferma.
«Non credo di essere ancora soddisfatta...» le mie labbra si incurvarono. Vendetta.
Fu lì che Peter alzò finalmente il viso, guardandomi negli occhi, dove intravidi una scintilla di eccitazione riaccendersi.