Dopo cinque ore di sonno, la luce delle prime ore del giorno filtrava dalla finestra, decisa a svegliarmi senza pietà. Doveva essere mattina presto, forse le sei, forse le sette.
L'arciere non si era ancora svegliato, così mi preparai in fretta e uscii di casa.
Mi sentivo stranamente bene.
Una gioia sottile mi attraversava il petto.
Forse erano gli ormoni, il ciclo che stava per arrivare... o forse, solo forse, stavo cominciando ad accettare che in quella setta di pazzi, ci stavo bene.
La mensa era quasi deserta. Due o tre persone, silenziose come fantasmi.
Non tutti erano mattinieri. Nemmeno io, a dire la verità.
Ma avevo un piatto davanti a me e abbastanza cibo per cominciare la giornata.
—Buongiorno, Rose.—
Alzai lo sguardo.
—Buongiorno, Carol.—
—Allora? Prima notte nella nuova casa con Daryl?—
Feci spallucce.
—Mah, normale. Si fa gli affari suoi. Per me è perfetto.—
—Sai, dopo la morte di Beth è diventato ancora più solitario di prima. Magari prova a farlo ridere un po'.—
Farlo ridere? Io?
Non mi era bastata la commedia forzata che facevo con i miei genitori, prima che tutto questo iniziasse?
—Euh... va bene? Credo.—
Mi alzai.
—Vado a cercare Rick per capire un po' come funziona tutto. Ci si vede in giro.—
Cosa intendeva con "fallo ridere"?
Era già tanto che non ci prendessimo a calci. Adesso dovevo anche intrattenerlo?
Mi incamminai all'interno della prigione.
Grigia. Tutto era grigio. Le stanze sembravano tutte uguali. Chissà cosa ne avevano fatto, di questo posto.
—Eccoti, Rose. Ti stavo cercando.—
Lo sceriffo.
Rick.
—Ciao Rick. Senti, vorrei solo capire bene come funziona qua. Chi comanda, cosa devo fare, come ci si comporta... sai, quelle cose là.—
Mi fece un sorriso e mi fece entrare in una stanza.
Il suo "ufficio", suppongo.
Rimasi lì un'oretta, forse due.
Mi spiegò le regole, cosa aspettarmi, e come bonus mi raccontò anche un pezzo della sua storia.
Ma sul più bello della narrazione, un uomo entrò di corsa senza nemmeno bussare.
—Zona est. Qualche zombie è riuscito a entrare dal recinto.—
Ah, fantastico.
—Daryl è già sul posto, insieme a Michonne e Glenn.—
Mi alzai di scatto e corsi fuori senza dire una parola.
—Rose! Dove vai?!—
Di corsa, recuperai il mio arco fatto a mano e le frecce, posizionandomi su una delle torrette basse come una cecchina.
Uno. Due. Cinque. Nove.
Ne avevo stesi nove. Pulita, precisa.
Daryl si voltò verso di me, come per capire chi fosse quella pazza che stava tirando frecce dall'alto.
Ci incrociammo.
Li sorrisi.
Mi rispose con uno sguardo... che forse non era così ostile come credevo.
Scendendo, Michonne mi diede una pacca sulla spalla.
—Brava ragazza.—
Sorrisi.
Sì. Stavo davvero iniziando a far parte di qualcosa.
Finalmente.
—Ci avresti potuto ammazzare, stupida ragazzina.—
Il tono di Daryl mi congelò il sangue.
Lo guardai negli occhi, fiera.
—Smettila, sapevo benissimo cosa stavo facendo.—
Con rabbia, mi strappò l'arco dalle mani e lo spezzò in due.
Rimasi immobile. Scioccata.
Quel gesto mi fece tremare.
—È un'arma inutile questa. Come fosse di carta. Che credi sia un gioco, tutto questo?—
Carol, che stava assistendo alla scena, intervenne.
—Daryl, stai esagerando.—
Lo spintonai con forza.
Barcollò.
Poi, un pugno dritto in faccia.
—Vaffanculo.—
Mi girai per andarmene.
Ma lui mi afferrò il braccio e si piazzò davanti a me, abbassandosi fino a trovarsi a pochi centimetri dal mio volto.
Si leccò il sangue che gli colava dal labbro.
—Tu non sai con chi hai a che fare, Rose.—
I suoi occhi erano ghiaccio.
Un brivido mi attraversò la schiena.
Paura.
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RIGHT HERE IN MY ARMS
FanfictionErano passati troppi anni da tutta questa situazione, avevo paura e non vi mentirò che ho passato tutto questo tempo a pensare alla mia vita prima degli altri. Quando incontrai i suoi occhi azzurri, riuscì a percepire tutto il dolore che aveva avut...
